Caltanissetta, il traffico di droga gestito dalla criminalità nigeriana. Sette indagati si rivolgono al Riesame

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Udienza stamane davanti al tribunale del Riesame per sette dei dieci destinatari della misura cautelare della custodia in carcere nell’ambito dell’operazione delle squadre mobili di Caltanissetta e Catania nei confronti del sodalizio nigeriano dei Maphite, famiglia Lighthouse of Sicily, dedito al traffico di stupefacenti e altri reati. Ad alcuni degli indagati viene contestata l’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti mentre ad altri è contestato il reato di spaccio in concorso per alcuni episodi di trasporto e cessione di droga, in particolare eroina, cocaina e marijuana. Le ordinanze di custodia in carcere vennero emesse dal Gip del tribunale di Caltanissetta, David Salvucci, il 24 luglio scorso nell’ambito di una più ampia e articolata operazione a livello nazionale contro l’associazione cultista nigeriana dei Maphite nata in ambito universitario in madrepatria e divenuta secondo gli investigatori una sorta di mafia con regole, gerarchie e vincoli caratteristici dell’associazione di stampo mafioso. Ma gli indagati che si sono rivolti oggi al tribunale, come detto, non rispondono di accuse di mafia.

Davanti al collegio del tribunale del riesame si sono discusse le posizioni di INEGBENEKHIAN Omon Victor detto Moses (Associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio) MURANA Insua detto Masuel (associazione e spaccio), la 25enne EDITH Eorhbor detta Bella (spaccio), OMONDIAGBE Odion detto Okoro (associazione e spaccio), MONDAY Cristian (associazione e spaccio), la 30enne SYLVESTER Hope (spaccio), UVWO Joseph detto Terry o Warry (associazione e spaccio).

I difensori degli indagati, gli avvocati Monia Giambarresi, Giuseppe Orlando, Salvatore Virciglio, Vanessa Di Gloria e Michele Russotto, hanno chiesto al collegio di rivedere l’applicazione delle misure cautelari. Per quelli accusati di associazione è stato chiesto di valutare l’insufficienza probatoria ai fini della configurazione del reato associativo e se effettivamente sussistono i gravi indizi di colpevolezza per determinare la custodia in carcere. Più in generale tutti i difensori degli indagati hanno chiesto di riesaminare le esigenze cautelari che in prima battuta sono state riconosciute dal Gip sia per il rischio di fuga che di reiterazione del reato e inquinamento probatorio.

Il collegio presieduto dal giudice Andrea Salvatore Catalano e composto dai giudici Salvina Finazzo e Manuela Carrabotta deciderà nelle prossime ore.

Foto archivio tratta dal video della Polizia di Stato dopo gli arresti 

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