Caltanissetta, dipendente licenziata dal Comune ottiene il reintegro dal giudice: Il licenziamento era illegittimo

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E’ stata reintegrata in servizio con pagamento degli stipendi arretrati. Così il giudice del Lavoro ha accolto il ricorso di una dipendente amministrativa del Comune di Caltanissetta che lo scorso mese di marzo era stata licenziata senza preavviso dall’Ente. Il Comune è adesso chiamato a pagare gli stipendi e i contributi maturati dal giorno del licenziamento avvenuto tre mesi fa. E’ quanto ha stabilito il giudice del Lavoro Ivana Francesca Mancuso con un’ordinanza emanata lo scorso 1 luglio in accoglimento al ricorso per motivi d’urgenza che la donna aveva presentato tramite il suo legale Giuseppe Colombo.

La dipendente comunale era stata condannata con sentenza passata in giudicato nell’ambito del procedimento sui cosiddetti “furbetti” del cartellino, scaturito da indagini partite tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013 e che coinvolse diversi impiegati e funzionari di alcuni uffici comunali, soprattutto della polizia municipale e dell’ufficio tecnico (31 condanne e 9 assoluzioni in appello, ndr.). Ma in questo caso la contestazione non riguardava assenze in ufficio della dipendente comunale bensì l’aver timbrato il cartellino di un’altra impiegata. Al processo la donna spiegò di aver coperto i ritardi a lavoro di una collega gravemente malata che nel frattempo è deceduta. Indipendentemente dalle finalità che la mossero, l’addebito le è valso comunque la condanna in sede penale. Ciò che invece è stato annullato dal giudice in questa fase cautelare è il licenziamento operato dal Comune. Dopo la notifica della sentenza passata in giudicato la commissione comunale preposta ha riaperto il procedimento disciplinare sospeso nel 2014 in attesa del giudizio, optando per il licenziamento in tronco. Il giudice ha dichiarato illegittimo il provvedimento poiché la norma in vigore all’epoca dei fatti (Il testo unico sul pubblico impiego, poi novellato) prevedeva il licenziamento per i casi di assenza o falsa timbratura per occultare un’assenza del dipendente ma non quella di aver agevolato un collega.

Significa che le modifiche al Testo Unico che solo successivamente ai fatti contestati hanno introdotto questa seconda fattispecie, non possono essere applicate retroattivamente: al caso in discussione bisogna applicare le leggi vigenti all’epoca. Peraltro per questa condotta (aver aiutato la collega con la falsa attestazione) il contratto collettivo prevede solo una sospensione dal servizio da 11 giorni a sei mesi. “Il CCNL per i fatti contestati prevede dunque una sanzione conservativa e non già espulsiva, sicché il licenziamento irrogato dal Comune è senz’altro illegittimo”, scrive il giudice nell’ordinanza. Ritenendo evidente la sussistenza di entrambi i requisiti per accogliere il ricorso urgente ovvero il fumus boni iuris (la possibilità che il provvedimento sia illegittimo) e il periculum in mora (un ritardo nel reintegro avrebbe compromesso la possibilità di sostentamento della dipendente comunale e della sua famiglia), il giudice ha stabilito il reintegro e il pagamento di stipendi e contributi arretrati oltreché delle spese legali a carico del Comune di Caltanissetta.

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