Caltanissetta, consegnata la relazione sulla due diligence all’Ato CL1. “Un’approfondita attività giuridico-legale a tutela dei cittadini”

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E’ stata consegnata nei giorni scorsi al sindaco la due diligence sull’Ato ambiente CL1 in liquidazione redatta dal Prof. Avv. Alberto Stagno D’Alcontres, ordinario di diritto commerciale all’Università degli studi di Palermo.

La relazione ha raggruppato i quesiti posti dall’amministrazione comunale nissena in tre problematiche di fondo. La prima è se i Comuni dell’ambito territoriale ottimale possano essere chiamati in via diretta a rispondere delle obbligazioni contratte dalla società d’ambito. La seconda è se i Comuni d’ambito debbano rispondere della mancata riscossione della Tarsu/TIA da parte dell’Ato; infine la terza questione è se la deliberazione del Consiglio comunale n.34 del dicembre 2014, relativa all’accesso al fondo regionale di rotazione, possa costituire idoneo titolo per impegnare il Comune di Caltanissetta. Su questo punto la relazione ha chiarito che la delibera n.34 non costituisce riconoscimento di debito da parte del Comune nei confronti dell’Ato. Riconoscere un debito presunto al di fuori di quanto previsto dall’articolo 194 del Testo unico degli enti locali rappresenterebbe un atto contro la legge. La delibera 34/2014 – viene illustrato – è un atto programmatico di spesa che non si è realizzato e non costituisce tecnicamente atto di ricognizione del debito. Venuto meno il presupposto stesso dell’impegno di spesa (ossia l’ammissione al fondo di rotazione), la deliberazione ha perso qualsivoglia effetto giuridico.

La relazione analizza in prima istanza le disposizioni dello Statuto dell’Ato ambiente CL1 da cui si evince che i costi diretti, ovvero direttamente riconducibili ai servizi prestati in favore di un determinato Comune, possono essere attribuiti ai singoli Comuni d’ambito in sede di redazione del bilancio d’esercizio, ovvero il consuntivo annuale dell’Ato CL1. Mentre i costi generali della struttura sono ripartiti tra i Comuni in base al numero di abitanti. Questo meccanismo di ripartizione dei costi determina l’assoluta centralità della funzione del bilancio dell’Ato in assenza del quale non è possibile procedere all’attribuzione dei costi effettivamente sostenuti, in quanto non è possibile imputare a ciascun Comune il costo del servizio da questi effettivamente goduto.

Per quanto riguarda la Tarsu/TIA, l’Ato CL1 non può ribaltare automaticamente le somme non riscosse in capo ai Comuni. Nessuna disposizione statutaria prevede l’obbligo per i Comuni d’intervenire finanziariamente a copertura dei mancati incassi della TARSU (o della TIA).

Sotto il profilo normativo l’intervento sussidiario dei Comuni è stato abrogato nel 2013. Il quadro legislativo vigente (art. 45, L.R. 11/2010) consente alla Regione di erogare un fondo di rotazione ai Comuni (e non più agli Ato) per anticipare la differenza tra i pagamenti effettivamente sostenuti ed i costi della gestione del servizio rifiuti così come risultano dai bilanci consuntivi.

Nel consegue che non è possibile ribaltare direttamente l’ammontare della TARSU (o TIA) non riscossa in capo ai Comuni, in quanto ciò che deve essere corrisposto dall’ente locale è il costo del servizio e non l’ammontare della Tarsu.

Poiché i bilanci d’esercizio di ATO-CL1 non sono stati approvati, è evidente che non può procedersi ad alcuna imputazione dei costi effettivi. Tale incertezza è imputabile all’organo liquidatorio che non ha proceduto, per come era suo dovere, alla predisposizione dei relativi progetti di bilancio.

All’esito della relazione sulla due diligence, la Giunta comunale ha dato incarico al Prof. D’Alcontres, unitamente ad un esperto contabile, di avviare un’istruttoria per l’accertamento del danno e l’azione di responsabilità ed ha fatto richiesta al Consiglio comunale di celebrare una seduta monotematica. L’amministrazione ha avviato questa approfondita attività giuridico legale per tutelare la città dal tentativo di scaricare sulle spalle dei cittadini situazioni del passato tutt’altro che definite.

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