Caltanissetta, 42enne va in arresto cardiaco: riportato in vita dopo 30 minuti

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«Al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Elia un uomo è stato salvato dopo trenta minuti di arresto cardiocircolatorio». Ha dell’incredibile il racconto degli operatori sanitari del nosocomio nisseno, con medici e infermieri protagonisti di un salvataggio ormai quasi impossibile, considerando che in questi casi dopo dieci minuti le lesioni sono irreversibili. Poco tempo prima un uomo di 42 anni si era presentato nel reparto di emergenza per un dolore, non troppo forte, nella zona della scapola e del braccio sinistro. Al quarantaduenne, che ha raccontato di aver avuto lo stesso problema due anni prima, quando gli era stato somministrato dell’antidolorifico e un gastroprotettore, era stato assegnato il codice verde. Una volta dentro il medico di turno, Salvatore Nocilla, ha fatto eseguire due elettrocardiogrammi e i consueti esami degli enzimi cardiaci che avrebbero dato esito totalmente negativo. Nessuno dunque avrebbe mai potuto immaginare cosa sarebbe successo da lì a breve. Nel frattempo in sala è entrata la moglie dell’uomo. Una volta dentro i due hanno cominciato a parlare serenamente fino a quando il 42enne è andato improvvisamente in arresto cardiaco. Subito le grida della donna che, presa dal panico, è stata fatta uscire fuori. Nel frattempo è stato trasferito in Cardiologia dove era presente la dottoressa Fiorella Privitera (nella foto con gli infermieri della equipe di Cardiologia) che ha coordinato ed eseguito insieme ai colleghi, e incitando più volte tutti a continuare, tutte le manovre per tentare di riportare il giovane in vita. “Dopo la prima fase in pronto soccorso – ha raccontato la dottoressa Privitera – abbiamo proseguito insieme all’equipe infermieristica le manovre rianimatorie e solo dopo 38 minuti abbiamo ottenuto il ripristino del ritmo spontaneo. A questo punto abbiamo fatto intubare il paziente, fatto diagnosi di infarto, per poi avviarlo in emodinamica. Casi simili capitano ma si tratta sicuramente di una rarità considerata la lunga permanenza in arresto cardiaco che non ha comportato danni al paziente. Questo lo dobbiamo alla corretta esecuzione delle manovre rianimatorie. Sentire quel cuore tornare a battere regolarmente e quel corpo tornare a riscaldarsi è stata un’emozione indescrivibile e rimarrà una delle emozioni più belle della mia vita”. Nel frattempo è intervenuto il Rianimatore Michele Minissale che ha provveduto all’intubazione del paziente al fine di garantire una buona ossigenazione cereberale. Nel corso del trasferimento in Emodinamica è sopraggiunto un secondo rianimatore, la dottoressa Rita D’Ippolito, per continuare con le procedure di rianimazione e consentire così l’esecuzione della procedura. Qui, infatti, è stato eseguito, un intervento di angioplastica da parte della dottoressa Manuela Creaco. “Nessuno ormai ci credeva più – ha commentato il medico Sebastiano Nocilla – ma ci siamo detti dobbiamo salvarlo. Vederlo ritornare in vita è stato qualcosa di incredibile. Una gioia immensa”. Finita la procedura il 42enne è stato ricoverato per 24 ore in sala operatoria assistito dai Rianimatori Antonio Lombardo e Roberto Serretta. “Il paziente – spiega la dottoressa Rita D’Ippolito – avrebbe potuto riportare seri danni cerebrali da ipossia ma grazie al lavoro di gruppo dei colleghi intervenuti è stata scongiurata qualsiasi conseguenza permanente”.

 

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