Bosco "svenduto", "il contratto è nullo" per Caleca. Legambiente denuncia operazioni a Mazzarino

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“Per noi quel contratto è nullo”. Lo ha detto l’assessore all’Agricoltura Nino Caleca nel corso della conferenza stampa di questa mattina a Palermo, spiegando cosa sta facendo l’assessorato Agricoltura e foreste in relazione al contratto tra la società che opera a Dittaino nell’impianto di bio masse e la stessa Regione, dipartimento agenzia foreste, con cui diecimila ettari di alberi nel cuore della Sicilia, tra Caltanissetta ed Enna, sono stati “venduti” alla Biomasse Spa.

Contrada Gibliscemi - Mazzarino
Contrada Gibliscemi – Mazzarino

Il riferimento di Caleca è ai due contratti stipulati tra la Regione e la società a partire dal 2001. Due accordi finiti sul tavolo dell’Avvocatura dello Stato che ha rilevato “gravi criticità”. “Siamo dinanzi alla violazione delle norme sulla concorrenza e sull’evidenza pubblica – ha continuato Caleca – in conflitto anche con le leggi europee, nazionali e regionali. Quel contratto è quindi radicalmente nullo”.
L’assessore ha inoltre annunciato la momentanea sospensione della consegna degli oltre 5 lotti oggetto dell’accordo. “Il contratto del 2001 prevedeva solo l’utilizzazione boschiva, l’esbosco e il trasporto degli alberi di eucalipto – ha spiegato Caleca – ma non che questi alimentassero una centrale a biomasse, cosa che invece fa il contratto del 2007. Rispetto al primo contratto del 2001, quindi, quello del 2007, invece di far scattare una semplice proroga da 3 a 9 anni come prevedeva una legge apposita del 2003, è un atto aggiuntivo vero e proprio perché viene modificato l’oggetto del contratto in merito alle quantità, al prezzo e alle penalità in caso di ritardo: dai 516 euro per giorno di ritardo del primo contratto si passa ai 16 del secondo. Praticamente sarebbe stato necessario un secondo bando di gara”.
Eppure sulla complessa vicenda del contratto la Regione era già stata messa in guardia nel 2012. In un documento di 18 pagine, un dirigente agli affari legali del Dipartimento Azienda foreste demaniali, aveva sottolineato le enormi “criticità presenti nel contratto tra l’assessorato e i privati” suggerendone la revoca della concessione. Qualcuno però decise di ignorare quel fascicolo e, dopo qualche tempo, il dirigente che mise in guardia la Regione fu rimosso dal suo incarico.
A rispolverare quel parere, l’ispezione messa in atto dal neo assessore Nino Caleca, determinato a revocare la concessione della Biomassa Spa. Sulla situazione societaria dell’azienda Caleca ha anche richiesto la documentazione antimafia.
Come riporta Repubblica, <<il socio unico della Biomassa spa si chiama Pietro Mauriello. E il suo nome non è nuovo alla procura di Palermo. L’imprenditore, che non risulterà iscritto nel registro degli indagati, compare più volte nelle carte delle intercettazioni dell'”Operazione Eolo” che nel 2009 porterà all’arresto di otto persone tra politici e imprenditori accusati di aver stretto accordi con Cosa nostra per la realizzazione di alcuni impianti eolici. Mauriello al tempo era un impiegato della Fri-el Green Power Spa. La stessa società che qualche mese fa ha acquisito il controllo totale della nuova centrale a biomasse inaugurata lo scorso dicembre a Dittaino, in provincia di Enna (costata 100 milioni di euro), alimentata dalla legna prelevata dai boschi dell’entroterra>>.
Per quanto riguarda la legislazione antimafia –  ha sottolineato Caleca – sia nel primo sia nel secondo contratto si è andati avanti con l’autocertificazione. Qualche mese fa abbiamo chiesto alla prefettura di Enna un certificato antimafia ma siamo ancora in attesa”.
Ma intanto, mentre si discute di Gabara, Mustigarufi e altre colline boschive, Legambiente fa il bis e presenta un altro esposto alla Procura di Gela e all’autorità anti corruzione per l’avvio di analoghe operazioni di taglio da parte di Bio Masse a Mazzarino.
Continuano gli abbattimenti delle fustaie demaniali per biomasse ora anche a Mazzarino”, scrive Legambiente nell’esposto, esprimendo “piena condivisione e sostegno all’azione dell’Assessore regionale all’agricoltura Nino Caleca
per l’annullamento del contratto e la revoca della concessione”.
Mentre i riflettori sono tutti puntati sui tagli dei boschi demaniali di Gabbara a San Cataldo e nonostante le iniziative intraprese per fare piena luce sulla vicenda dell’affidamento alla Biomasse-Sper e della centrale a biomasse della Valle del Dittaino, Legambiente denuncia che analoghi ed assurdi estesi tagli hanno interessato e stanno interessando i boschi regionali di contrada Gibliscemi e Rigiulfo a Mazzarino  in provincia di Caltanissetta”.

Si tratta sempre degli interventi della società Biomasse – denuncia Angelo Dimarca Responsabile Regionale del Dipartimento Conservazione Natura di Legambiente Sicilia – Anche in questo caso si tratta di  tagli a raso di fustaie in assenza di  piani di assestamento del bosco o di piani di gestione forestale sostenibili, obbligatori per legge. Peraltro i suoli arenari di  quel comprensorio sono ancora più vulnerabili ed esposti all’erosione superficiale. Si tratta anche di aree limitrofe alla Zona di Protezione Speciale della Piana di Gela e senza che sia stata fatta la Valutazione di Incidenza. Per questo abbiamo presentato un analogo esposto alla Procura della Repubblica di Gela, competente per territorio”.

Legambiente manifesta piena condivisione e sostegno nei confronti dell’Assessore regionale all’agricoltura Nino Caleca, le cui recenti chiare dichiarazioni sulla nullità dei contratti e sulla revoca degli affidamenti dei tagli confermano la gravità della situazione.

Per Legambiente  sono state  violate anche   le norme sulla trasparenza di cui al decreto legislativo 33 del 2013 in quanto sui siti web del Corpo Forestale regionale e del Dipartimento regionale sviluppo rurale (ex Azienda foreste demaniali) non si rinvengono né i provvedimenti di autorizzazione al taglio né quelli di concessione.

Contrada Gibliscemi - Mazzarino

Per questo Legambiente ha presentato un esposto anche all’Autorità Nazionale Anticorruzione.

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