Borsellino quater, negato confronto tra magistrati che indagarono. L’avvocato Giamporcaro rimette mandato

1123

L’avvocato Vania Giamporcaro, legale di Vincenzo Scarantino, imputato per calunnia nel quarto processo per la strage di via D’Amelio, ha rinunciato al mandato difensivo. Una decisione che la penalista nissena ha preso dopo che la Corte d’Assise ha rigettato tutte le richieste di disporre il confronto tra i magistrati che si occuparono delle prime indagini sull’attentato costato la vita a Paolo Borsellino e a cinque agenti della scorta, e che miravano a fare luce sulla gestione dello stesso Scarantino come collaboratore di giustizia. “Sono mezzi di prova assolutamente necessari per la difesa del mio assistito – ha detto l’avvocato Giamporcaro rivolgendosi alla Corte – e alla luce di questa decisione non posso che prenderne atto e rassegnare la mia rinuncia al mandato”. La Corte ha sospeso l’udienza in attesa che venga rintracciato un difensore d’ufficio per Scarantino, tramite il call center dell’Ordine forense nisseno.

Anche gli avvocati di parte civile avevano chiesto il confronto.

Ribadita dai legali di parte civile la necessità di procedere ad alcuni confronti, come quello tra i magistrati Ilda Boccassini, Carmelo Petralia e Anna Palma. Lo ha fatto, nell’udienza del quarto processo per la strage di via D’Amelio, l’avvocato Giuseppe Scozzola, che assiste Gaetano Scotto, uno dei soggetti condannati ingiustamente all’ergastolo per l’attentato costato la vita a Paolo Borsellino e a cinque agenti di scorta e oggi in attesa della revisione del processo. Il penalista ha reiterato ai giudici della Corte d’Assise Nissena le richieste di confronto per “fare luce sulla gestione dei falsi pentiti Vincenzo Scarantino, Francesco Andriotta e Calogero Pulci”, imputati per calunnia nel “Borsellino quater”, mentre Salvo Madonia e Vittorio Tutino rispondono di strage. “Ci sono aspetti – ha detto l’avvocato Scozzola – che non possono essere trascurati. Se un pugliese trapiantato al nord come Francesco Andriotta inizia a fare dichiarazioni su personaggi del calibro di Totò Riina è un conto, ma se parla di personaggi come Murana o come Natale Gambino, i cui nomi non sono mai comparsi sui giornali e non che non erano mai stati indicati come soggetti vicini alla mafia, allora dobbiamo farci delle domande. Gli accertamenti che vi chiediamo – ha osservato il legale – non sono dovuti solo ai soggetti calunniati, ma soprattutto a quelle persone uccise il 19 luglio in via D’Amelio, a quei corpi straziati e ai loro familiari”.

(ANSA)

Commenta su Facebook