Bolletta "pazza": tocca al gestore, e non all'utente, dimostrare che il contatore funziona

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Se l’utente contesta la bolletta, perché riportante consumi sproporzionati o comunque non corrispondenti all’effettivo utilizzo del servizio pubblico, spetta al gestore e non all’utente l’onere di dimostrare il corretto funzionamento del contatore.
A chiarirlo è stato il Tribunale Caltanissetta in una sentenza dello scorso 14 gennaio. Nel caso di specie, era stata contestata una fattura per l’erogazione dell’acqua, eccessiva – secondo il consumatore – rispetto all’uso che era stato fatto del servizio, probabilmente per via di un malfunzionamento del contatore.
Il giudice, che ha accolto il ricorso del cittadino, ha anche chiarito un importantissimo principio in tema di servizi pubblici: nelle controversie in materia di contratti di somministrazione, ai fini del riparto dell’onere della prova trova applicazione il principio della “vicinanza della prova”. Il che significa, in termini pratici, che, difronte alle contestazioni del consumatore, è il fornitore che deve dimostrare la regolarità del funzionamento dei rilevatori di consumo; se tale prova viene data, allora spetterà all’utente provare di avere adottato ogni possibile cautela o di avere diligentemente vigilato affinché intrusioni di terzi non potessero alterare il normale funzionamento del contatore. Il che corrisponde, peraltro, a quanto in passato espresso dalla stessa Cassazione.
Così, sarà il gestore a dover chiedere la nomina di un consulente tecnico per verificare, innanzitutto, che non vi siano anomalie nella rilevazione dei consumi effettuata dal contatore installato nell’abitazione dell’utente. Ricordiamo, a tal fine, che il limite di tolleranza delle anomalie del contatore, ammesso dalla legge, è di massimo il 2%.
In questo modo, oltre ad ottenere dal tribunale la riduzione dell’importo dovuto per ogni mensilità, l’utente può anche richiedere l’ordine al gestore del servizio di ripristinare il funzionamento dell’utenza.

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