Blocchi stradali a Gela, i sindacati: “Non ci muoviamo”. Passano dieci mezzi ogni 15-20 minuti

Il prefetto di Caltanissetta Maria Teresa Cucinotta ha convocato questo pomeriggio le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil e una delegazione dei lavoratori del petrolchimico di Gela, che da stamani bloccano le vie di accesso alla città in difesa dei posti di lavoro e contro la chiusura della raffineria Eni.

Il rappresentante del governo ha chiesto  la rimozione dei blocchi e il ripristino della normale circolazione viaria e dai sindacati è arrivato un netto rifiuto: “Non ci muoviano in mancanza di una convocazione del governo Renzi e dell’Eni e di un serio impegno ad accelerare l’apertura dei cantieri per la bonifica delle aree inquinate dall’industria petrolifera e per la riconversione degli impianti verso la produzione di bio-carburanti”.

Poi è arrivata la convocazione di un vertice tra i sindacati, Cgil, Cisl e Uil, e una delegazione del governo regionale guidata dal presidente, Rosario Crocetta insieme con i rappresentanti del territorio gelese, dopodomani giovedì 21 alle 16 per dicutere della riconversione della raffineria Eni di Gela, dopo le proteste di oggi che hanno bloccato alcune strade.

L’appuntamento nella sede della presidenza della Regione, a Palermo, è arrivato a conclusione del confronto svoltosi nel primo pomeriggio a Gela tra il prefetto e i segretari di Cgil, Cisl e Uil, Ignazio Giudice, Emanuele Gallo e Maurizio Castania. I blocchi proseguono, ma i manifestanti consentono il passaggio scaglionato di auto e mezzi pesanti, provocando forti rallentamenti con il transito di una decina di mezzi, in entrambi i sensi di marcia, ogni 15-20 minuti.

In attesa che il progetto della green raffineria arrivi a compimento, dovrebbero essere trovati gli strumenti per la proroga degli ammortizzatori sociali, ormai scaduti. Ma fonti vicine alla direzionale della raffineria precisano che l’azienda conferma i suoi impegni (investimenti per 2,2 miliardi di euro) e ribadisce di avere rispettato finora il calendario degli interventi avviando già numerosi cantieri.

L’accordo di programma, è la tesi dell’azienda, non dipende dall’Eni ma dalle istituzioni.

IMG_1306[1]Intanto, come riferisce l’agenzia Ansa, sulla Statale Gela-Catania e su quella per Licata i gruppi di lavoratori che le presidiano, malgrado il freddo polare, diventano sempre più numerosi: la battaglia si allarga ad altre categorie: contadini, commercianti, studenti. Molte le donne (lavoratrici e mamme) presenti ai blocchi.

 

Consistente la presenza di poliziotti, carabinieri e vigili urbani per garantire l’ordine pubblico, anche se non si registrano incidenti né atti di intolleranza. Solidale con i manifestanti anche il sindaco di Gela Domenico Messinese (M5S): “Siamo al loro fianco – spiega – in una battaglia che riconosca il ruolo economico di un territorio che non può essere considerato come un limone da buttare via dopo essere stato spremuto”.

Solidarietà anche dal deputato gelese del PD, Giuseppe Arancio che dice: “La protesta è condivisibile”.l'onorevole Giuseppe Arancio (1)

“Non possiamo assistere inermi  ad una nuova Termini Imerese. La reazione dei lavoratori che protestano contro il mancato avvio del progetto di riconversione della raffineria di Gela, ferma oramai da oltre un anno è assolutamente condivisibile”, dice il parlamentare regionale PD, Giuseppe Arancio esprimendo la propria solidarietà agli operai dell’indotto di Gela che questa mattina, hanno bloccato in maniera pacifica le strade di accesso alla città.

“I ritardi dell’Eni rispetto alla prevista svolta verso la chimica verde – sottolinea Arancio – rischiano di avere conseguenze gravissime sul piano tutela dei posti di lavoro. La mancata attuazione degli accordi già sottoscritti che prevedevano sugli impianti Eni siciliani una riconversione produttiva ed il salvataggio dei posti di lavoro  rischia di compromettere  programmi strategici per l’economia del territorio per questo sono solidale con le maestranze che oggi hanno protestato pacificamente. E’ necessario  – conclude il parlamentare PD –  che il Governo intervenga affinché i ritardi non diventino per Gela l’ennesimo smacco le cui gravissime conseguenze ricadrebbero sui lavoratori e le loro famiglie”.

Domani la città intanto sciopera.

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