Banche furbe e imprenditori vittime dei ritardi nei pagamenti. Il Tribunale accoglie opposizione contro decreto ingiuntivo

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Il foglio della sentenzaE’ stata depositata la sentenza del giudice monocratico del tribunale di Caltanissetta che il 12 maggio scorso ha accolto l’opposizione di un imprenditore del settore tipografico, Michele Amorelli, nei confronti di un istituto di credito che aveva fatto emettere dal Tribunale un decreto ingiuntivo di oltre 230 mila euro. L’imprenditore aveva opposto, con il suo avvocato, Mario Lupica, la validità delle pretese della Banca, fondate su un contratto di servizio di categoria Business, che faceva riferimento ad un conto aperto con un altro contratto, presso lo stesso istituto di credito. La Banca aveva emesso delle anticipazioni su fatture da incassare da parte dell’azienda, chiedendo poi di rientrare con un “saldaconto” sottoscritto da un funzionario dell’istituto, ai fini dell’emissione di un Decreto Ingiuntivo. E’ insufficiente, per il giudice, ai fini della prova del credito, “la produzione di una proposta di adesione alle condizioni contrattuali predisposta dalla Banca su modelli precompilati sottoscritta dal solo cliente”. Inoltre le clausole prestampate potrebbero contenere un eccesso di diritto in una contratto peraltro non controfirmato da chi ne ha titolarità, ad esempio il direttore di Banca.   L’istituto di credito è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.

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