Banca nega a imprenditore i 25 mila euro previsti dal decreto Cura Italia. Avvocato la porta dal Giudice che ordina di erogarli

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Prima pronuncia del tribunale di Caltanissetta in merito alla richiesta di finanziamento e di credito ai sensi del decreto “Cura Italia” che prevede la possibilità di accedere a finanziamenti fino a 25 mila euro garantiti al cento percento dallo Stato. Un contributo previsto dalla legge per agevolare le ditte in difficoltà economica post pandemia previsto dalla norma che un istituto di credito del Capoluogo aveva rigettato e che adesso il giudice ha ordinato di concedere. A raccontare la storia è l’avvocato Giuseppe Giunta di Caltanissetta.

“Nel mese di giugno – spiega l’avvocato del Foro nisseno – ho consigliato ad un mio cliente, titolare di una piccola impresa che si era rivolto al mio studio in seguito al diniego della propria banca di concedergli il fido, di adire il Tribunale richiedendo un provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. che potesse vedere la banca costretta ad erogare quanto per legge spettante al cliente. Mi sono determinato in tal senso perchè non c’era nessun motivo ostativo o valido che potesse vietare l’adozione del finanziamento in quanto la ditta intratteneva usuali rapporti bancari caratterizzati da assoluta trasparenza e puntualità già prima della pandemia, non versava in condizioni di dissesto anteriormente alla stessa, nè aveva finanziamenti in default a febbraio 2020, nè presentava esposizioni classificate come “sofferenze” ai sensi della disciplina bancaria”.

Non è raro infatti sentire segnalazioni su banche che non concedono la linea di credito prevista dal Governo per far fronte all’emergenza ed alle difficoltà economiche in cui le imprese versano accampando scuse e pretesti a volte inconsistenti.

L’avvocato Giunta non si è dato certo per vinto tenuto conto che “la disposizione normativa – spiega – prevede che alle banche è vietato qualsiasi esame sulla concessione o valutazione o meno del credito in quanto è la legge espressamente a prevederlo. La garanzia dello Stato è del 100% per i finanziamenti fino a 25.000 euro, e comunque entro il 25% dei ricavi, destinati non solo alle imprese fino a 499 dipendenti, ma anche alle ditte individuali”.

Per questa categoria di prestiti non c’è valutazione del merito di credito, è sufficiente un’autocertificazione sui ricavi. “Solo che le banche non hanno perduto il vizietto di valutare la richiesta alla stregua di un fido vero e proprio da erogare in autonomia, cosa che – ripetiamo – è loro negata”

A fronte delle emergenze documentali allegate alla richiesta del fido, la Banca ha opposto un diniego dovuto a mancanza di requisiti non meglio chiarita nei suoi specifici contorni e quindi per il legale dell’imprenditore “in modo generico e pretestuoso”.

Il giudice Francesco Lauricella ha stabilito che ricorrendo entrambi i presupposti del fumus e del periculum perchè il provvedimento potesse venire adottato anche inaudita altera parte, ha emesso in data odierna ordinanza di accoglimento con la quale ha ordinato alla Banca convenuta di pagare immediatamente la somma di €. 25.000,00 richiesta, fissando anche, nel contempo, l’udienza per la comparizione delle parti al fine di confermare, modificare o revocare l’ordinanza stessa.

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