Bambini disabili. L’assistenza igienico-sanitaria affidata al personale ausiliario delle scuole. Genitori in rivolta.

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Grande clamore stanno suscitando le lamentele dei genitori dei bambini disabili i quali, alla vigilia dell’apertura dell’anno scolastico, non sanno se i loro figli potranno avere, come negli anni passati, l’assistenza igienico – sanitaria di cui necessitano. Ciò in quanto il Comune, a tale scopo, si avvarrà dell’opera non più della sola Cooperativa “Progetto Vita”, come avviene da più di vent’anni a questa parte, bensì – come si vocifera – di quattro cooperative appositamente accreditate. Ai genitori verrebbero consegnati dei voucher lavoro da “spendere” con l’assistente preferita,  quale che sia la cooperativa di appartenenza. E, nelle more che questo nuovo meccanismo venga messo a punto – ecco il probabile motivo del ritardo –  a svolgere il lavoro di assistenti verrebbe incaricato il personale ATA ( Amministrativo,Tecnico e Ausiliario) delle scuole e cioè, per intenderci, i bidelli. Cosa che non sembra molto gradita in quanto si tratta di personale non formato allo scopo. Ma questo non è ancora chiaro né sicuro.

Quello che è sicuro che i genitori hanno saputo di questa novità per bocca delle maestre e non direttamente  – come sarebbe stato più corretto – dall’Amministrazione. Lo stesso assessore alla solidarietà sociale, Carlo Campione,  rispondendo a un genitore che gli chiedeva se il proprio figlio avrebbe trovato a scuola l’assistente, sembra abbia risposto di “non potere assicurare nulla”.

Allora abbiamo voluto incontrare, in rappresentanza di tutte le altre mamme, Irene Monaco mamma di Alessio, un bambino di undici anni affetto da tetraparesi spastica con microcefalia, per cercare di saperne di più.

Intervista a Irene Monaco mamma di Alessio

“Per Alessio, mercoledì dovrebbe essere il primo giorno di scuola alle elementari di Santa Petronilla – ci dice con amarezza e con vivo disappunto Irene Monaco – ma della novità di quest’anno non c’è stata,da parte del Comune,  nessuna comunicazione né verbale né scritta alle famiglie. Quello che sappiamo lo abbiamo appreso dalle assistenti e dalle maestre. Non si può dire a un bambino disabile di restare a casa perché c’è un problema amministrativo o burocratico. La scuola comincia ogni anno a settembre e mi domando perché non ci abbiano pensato prima. Io, mercoledì – continua Irene Monaco – porterò a scuola Alessio al quale ogni 20 minuti bisogna cambiare la bavetta, cosa che non compete alla maestra. No so, quindi, se la maestra, per questa incombenza,  andrà a chiamare il bidello.  Ogni due ore bisogna cambiargli il pannolino perche non ha il controllo sfinterico. Oltretutto ha una lussazione all’anca per la quale, data la giovane età, non può essere operato e quindi deve essere preso con una certa delicatezza, cosa che la sua assistente già sapeva fare benissimo. Deve pur fare merenda e non essendo in grado di prendere le cose in mano ha bisogno di qualcuno che lo imbocchi”.

Basta, vogliamo fermarci qui. Abbiamo voluto raccontarvi le amarezze di una mamma che non sa cosa fare e non sa cosa farà il suo bambino. E lo abbiamo fatto, scendendo volutamente nel dettaglio non per mettere il dito nella ferita, ma per dare il giusto peso alla gravissima vicenda e perché tutti noi  possiamo renderci conto dell’ansia che tutto questo provoca. Ma vorremmo che a rendersene conto fossero anche i nostri Amministratori che avrebbero fatto bene a stabilire meglio le priorità e riunirsi per  risolvere questo problema gravissimo che non è il problema del singolo ma è un problema sociale, probabilmente sottovalutato.

I bambini disabili, al pari di tutti gli altri bambini, oltre ad avere il sacrosanto diritto di frequentare le scuole, hanno anche il sacrosanto diritto di essere aiutati da chi è in grado di farlo e non da chi è obbligato a farlo.

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