Aumentano i casi ma non i ricoveri. Si lavora per circoscrivere i focolai, Caltagirone: “Se rispettiamo le regole è più facile”

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La spiegazione dell’aumento dei casi di contagio da coronavirus “è legata probabilmente a comportamenti da parte di alcuni soggetti che non rispettando appieno le prescrizioni previste si sono incontrati, hanno pranzato insieme e lì c’è stato un focolaio”. Il direttore generale dell’azienda sanitaria provinciale di Caltanissetta, Alessandro Caltagirone, fa il punto sull’emergenza coronavirus all’indomani di un sensibile aumento dei contagi.

I casi in provincia di Caltanissetta sono 14; se si considerano i pazienti della provincia di Agrigento ricoverati al Sant’Elia si arriva a 17. “L’incremento dei ricoveri è minimo perchè si tratta perlopiù di persone già ricoverate ovvero casi sospetti poi confermati. L’aumento del numero dei casi positivi invece c’è stato, siamo passati da 4/6 a 9 e poi a 16 (numero aggiornato a 17 dalla Regione siciliana dopo l’intervista realizzata stamane, ndr.). Abbiamo cinque pazienti in isolamento domiciliare perchè le condizioni di salute non necessitano di ricovero e altri che pur essendo ricoverati sono in condizioni stabili. Ad eccezione di tre che sono in Terapia intensiva, ma anche questi pazienti sono comunque stabili”, spiega Caltagirone.

Individuati i cluster di Caltanissetta e San Cataldo in questa fase diventa importante risalire a tutta la catena di contatti avuti dai soggetti risultati positivi negli ultimi 14 giorni. Anche per questo motivo è aumentato il numero dei tamponi, molti dei quali eseguiti a domicilio in modo da escludere casi di positività e circoscrivere la mappa dei contagi tra i contatti dei pazienti positivi.

“E’ un’attività che svolgiamo con tutte le difficoltà del caso perchè è come un’indagine investigativa. Non sempre tutti raccontano tutto, magari c’è chi non ricorda quali sono i contatti avuti con altre persone in 14 giorni. Ricostruire gli ultimi 14 giorni della propria vita non è detto sia possibile soprattutto se si tratta di persone che si sono mosse e non sono state a casa. Quindi abbiamo qualche difficoltà ma le interviste con le persone sono talmente continue che alla fine riusciamo a ricostruire la catena dei contatti. E’ certo che se le misure di contenimento vengono adottate da tutti diventa molto più facile ricostruire i contatti ed evitare un aumento dei contagi. Contiamo sull’intelligenza e il rispetto delle regole da parte di tutti”.

Dall’inizio dell’emergenza l’Asp2 ha messo in campo una serie di azioni mirate per contenere l’epidemia di Covid-19 ottimizzando l’impiego delle risorse umane e delle strutture sanitarie in termini di posti letto, reparti e diagnostica. Su tutte l’istituzione del Pronto soccorso infettivologico, un vero e proprio reparto per pazienti Covid nella palazzina B dov’è possibile effettuare ricoveri in isolamento, tac torace e triage per i casi sospetti. Il pronto soccorso per pazienti Covid può scongiurare quanto accaduto in alcuni ospedali del Nord dove la promiscuità tra pazienti potrebbe aver accentuato la dinamica del contagio.

“Questa è stata una misura che ha contenuto i contagi perchè i percorsi sono indipendenti e quindi anche gli esami radiologici vengono fatti nella stessa palazzina e non è necessario fare trasferimenti da e per il plesso principale – spiega Caltagirone –. E’ una misura che sicuramente contiene i contagi e al contempo limita l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale che a questo punto vengono concentrati maggiormente nella palazzina B considerando che nella restante parte dell’ospedale non vi sono pazienti affetti da Covid”.

Infine una buona notizia già anticipata ieri sera. La dottoressa del reparto di medicina di Sciacca ricoverata al Sant’Elia va verso la guarigione. “E’ una notizia che ho voluto anticipare ieri dopo aver sentito il direttore del reparto di Malattie Infettive, Mazzola. Le condizioni di salute della paziente erano in miglioramento e meritevoli di una dimissione. Bisogna eseguire un primo tampone e poi un secondo in modo che entrambi diano la negatività. E’ anche previsto che un paziente che sta bene possa essere trasferito a casa anche se fosse ancora positivo, pur con tutte le misure restrittive del caso. Ma in questo momento preferiamo non farlo. Se dovesse esserci un’impennata di ricoveri per non fare scoppiare l’ospedale potremmo adottare queste misure. In questo momento teniamo il paziente 24 o 48 ore e dopo due tamponi lo dimettiamo”.

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