Audizione di Martelli in antimafia: “Tinebra si rivolse ai servizi segreti? Non risulta, sarebbe stato contra legem”

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L’ex Procuratore di Caltanissetta, Gianni Tinebra, che coordinò l’inchiesta subito dopo la strage di via D’Amelio, “si sarebbe dovuto rivolgere alla Dia, che già c’era e non ai Servizi, come a Bruno Contrada. Non risulta un coinvolgimento dei Servizi, sarebbe stato contra legem’. A dirlo in audizione alla Commissione regionale antimafia dell’Ars è l’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli. Sollecitato dal Presidente Claudio Fava che gli chiede se gli risulta che dopo la strage l’allora Procuratore Tinebra si sarebbe rivolto a Contrada ha detto che non gli risulta. Fi lo stesso Contrada, in aula al processo sul depistaggio, di recente, a dire: Era stato il procuratore capo di Caltanissetta a chiedere aiuto ai Servizi segreti”. Il giorno dopo la strage di via D’Amelio, l’allora procuratore capo di Caltanissetta, Gianni Tinebra, chiamò l’allora capo dei servizi segreti Bruno Contrada per chiedergli di ”dare una mano alle indagini sul botto” che uccise Paolo Borsellino e cinque uomini della scorta. “Ho avuto una conversazione con il procuratore di Caltanissetta Tinebra il 20 luglio 1992 – aveva detto Contrada – lui mi chiese di contribuire alle indagini, ma tra le varie cose che gli prospettai e le varie obiezioni che avevo fatto alla sua richiesta di collaborare alle indagini, la cosa principale era che non ero più nella polizia giudiziaria. Avevo anche obiettato che non avrei intrapreso nessuna attività sul piano informativo, perché quello era il mio compito, se non d’intesa con gli organi di polizia giudiziaria interessati, sia della Polizia che dei Carabinieri”. A fare da tramite tra il procuratore e il numero tre dei servizi sarebbe stato l’allora capo della polizia Vincenzo Parisi. (Ter/Adnkronos)

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