Nell’intervista di questa settimana, risponde alle nostre domande la presidente della cooperativa “Controluce”, Marta Cortese.

Sorta nel Febbraio del 2010, la cooperativa “Controluce” ha lo scopo di fornire servizi specializzati al cittadino e alla società nell’ambito della salute mentale. Come declinate le vostre finalità associative?

mariacorteseLa Cooperativa Sociale Controluce nasce dall’idea di tre psicologhe-psicoterapeute (Giammusso Claudia, Campanella Alessandra ed io) di offrire servizi alle persone ed alle famiglie nell’ambito della salute mentale, in particolare per la riabilitazione delle persone con problemi psichici.
Tra gli utenti più adulti la scommessa è quella di lottare contro la cronicizzazione della malattia cui spesso vanno incontro.
La logica della disabilità fa sì che le persone affette da problemi psichici si concepiscano spesso come bisognose e non in grado di riacquisire e potenziare abilità personali e sociali che possano restituire una giusta contrattualità sociale. In questo modo perdono anche la possibilità di lottare per riappropriarsi del proprio benessere e del proprio territorio.
Tra i più giovani, dove le problematiche psichiche sono ancora non cristallizzate, l’obiettivo è lavorare sulle risorse ed evitare che il malessere possa inficiare tutte quelle abilità sociali che sono invece una grande possibilità per l’integrazione.
Per questo motivo tutte le nostre attività sono inserite nel tessuto sociale e stimolano l’autonomia delle persone con un supporto che non è mai un “sostituirsi”, ma un continuo stimolo che aiuta il passaggio dallo stigma, spesso riperpetrato anche dai servizi territoriali, al fiorire di nuove potenzialità.
Lavorare in equipe con il Centro di Salute Mentale, i comuni di riferimento dei nostri utenti e le famiglie è la nostra forza perché ci permette di porre al centro “la persona”, e sorreggerla attraverso un lavoro che formi e rinforzi una rete attorno al singolo individuo, sostenendo le fragilità ed esaltando le potenzialità.

Nel nostro territorio, la vostra cooperativa opera per fornire assistenza concreta nell’ambito della salute mentale. Potresti presentare le vostre attività più significative?

controluceTra le nostre attività più significative ci sono certamente i gruppi appartamento e il pastificio InSemola.
Il nostro lavoro con i gruppi appartamento va avanti ormai da molti anni sul territorio di San Cataldo, ma ospita persone da diverse parti della provincia.
I gruppi appartamento sono strutture residenziali riabilitative in cui un gruppo ristretto di persone con problemi psichici (massimo 5), convivono sperimentando la quotidianità di una normale abitazione ma con il supporto di un’equipe che accompagna lo svolgimento delle attività e definisce, in accordo con gli utenti, azioni funzionali al percorso di autonomia e di reinserimento sociale. Gli utenti vivono la maggior parte della giornata soli, con gli altri inquilini. Ogni utente, insieme all’equipe, ai familiari, al comune di riferimento e al dipartimento di Salute Mentale (nostri insostituibili alleati) stila un progetto con gli obiettivi che vuole raggiungere a breve, medio e lungo termine fino all’eventuale reinserimento in società in una propria casa.
In questo modo il gruppo appartamento stimola sia i progetti individuali sia la vita in gruppo ed è fondamentale per noi accompagnare gli utenti verso un integrazione sociale e lavorativa. Proprio dalla necessità/ difficoltà nel trovare un inserimento lavorativo per i nostri utenti nasce l’idea di creare un’attività che possa aiutare chi è in difficoltà a trovare un inserimento lavorativo.
Da questa idea nasce il pastificio etico InSemola (a San Cataldo in piazza Crispi,5), nell’ambito del progetto sociale “Mani in pasta”, grazie al Bando Socio Sanitario 2015 di “Fondazione con il Sud” vinto dalla nostra Cooperativa nel 2017.
Il progetto ha dei partner importanti: i comuni del distretto socio sanitario n.11, il Modulo Dipartimentale di Salute Mentale (ASP di Caltanissetta), il Movimento Volontariato Italiano (Federazione provinciale di Caltanissetta), l’Associazione di Promozione Sociale Trecentosessantagradi e Slow Food (Condotta di Enna); ed ha come finalità l’inclusione al lavoro.
Il progetto ha come beneficiari giovani con disabilità psichica, in carico al Modulo Dipartimentale Salute Mentale e residenti nei comuni del D11, che sono inseriti all’interno del laboratorio artigianale di pasta fresca InSemola, per uno stage formativo.
L’obiettivo del progetto è la formazione e sperimentazione dei ruoli all’interno del laboratorio artigianale di produzione della pasta fresca (produzione artigianale, rapporto con i fornitori, pulizia del laboratorio, interfaccia con il pubblico nel punto vendita) e il successivo orientamento delle scelte lavorative (ambiti e mansioni) da compiere dopo la conclusione dell’esperienza presso il laboratorio artigianale verso un progressivo inserimento nel tessuto socio-economico del territorio.
Parallelamente la cooperativa si pone l’obiettivo di lanciare sul mercato un marchio etico, a supporto dei prodotti realizzati nel laboratorio artigianale, da diffondere nel territorio di riferimento dell’intervento attraverso la rete del terzo settore.
Il pastificio è aperto da poco più di un mese e speriamo possa diventare una realtà stabile nel territorio che permetta di fare buone esperienze a tante persone che vivono per tanti motivi un disagio sociale. E, come diciamo spesso, chi mangia la nostra pasta fa bene due volte, ma soprattutto è veramente buonissima! Invito tutti a provarla e a visitare le nostre pagine facebook ( InSemola e Mani in pasta).

Nei prossimi anni, quali caratteristiche assumerà l’impegno della cooperativa Controluce?

Nei prossimi anni, oltre a proseguire ed implementare le attività già svolte, l’obiettivo sarà quello di creare altri progetti che lavoreranno in particolare sulla prevenzione delle problematiche inerenti la malattia mentale. Sappiamo dalla letteratura, ma anche dalla nostra esperienza, che le problematiche sociali, troppo spesso correlate a tali patologie, sono affrontabili ed assolutamente risolvibili se si creano delle reti di sostegno che evitano l’emarginazione e la cronicità che la società stessa concorre a creare. Per questo il nostro lavoro sarà incentrato sul coinvolgimento del territorio e dei cittadini e su una diffusione del lavoro da noi svolto, al fine di favorire una maggiore consapevolezza nella coscienza comune riguardo le problematiche mentali e come possano essere affrontate. Speriamo che, attraverso attività mirate ad incentivare la consapevolezza del disagio Mentale, il territorio e i cittadini comprendano l’importanza della rete per il coinvolgimento anche delle persone più disagiate e possano così sposare attività di riabilitazione e sostegno clinico, ma anche possano sentire il dovere che tutti abbiamo di supportare determinate attività per il bene comune. L’obiettivo è quindi intersecare l’aspetto più clinico con il fatto che proprio la collettività aiuta a risolvere il problema o a non farlo sorgere.

– Dal vostro peculiare osservatorio, si può notare come Caltanissetta sia una città ricca tanto di risorse positive operanti in vari settori quanto di emergenze più o meno conosciute dalla comunità. Secondo te, la politica locale su quali temi dovrebbe concentrare maggiormente la sua attenzione?
Mi riallaccio a quello che dicevo prima, anche in questo caso, la politica locale dovrebbe soffermarsi su quanto sia importante la consapevolezza delle problematiche sociali e come queste possano essere prevenute.
Molto spesso in politica l’impegno delle amministrazioni è quello di risolvere problemi già esistenti, rispondere ai bisogni, offrire il supporto se viene segnalato un disagio e anche questo spesso non è possibile. La sfida maggiore, in cui solo attraverso l’aiuto dei comuni e del dipartimento di salute mentale, possiamo vincere è quella di poter evitare che il problema sorga e non soltanto risolverlo quando si manifesta. È necessario fare in modo che iniziative di inserimento lavorativo o formazione professionale (come quelle di InSemola), che potrebbero sembrare per le politiche locali un costo che non si è tenuti a sostenere e non rispondono ai bisogni già esistenti o segnalati dalla sanità, diventino invece normale lavoro preventivo. Anche da un punto di vista economico, questi soldi spesi in attività preventive, sono sicuramente meno rispetto a quelli che si spenderebbero e si spendono successivamente perché le persone si aggravano ed entrano nel circuito della salute mentale. Le pubbliche amministrazioni e la politica locale dovrebbero capire che supportare tutta questa tipologia di attività serve sia come prevenzione del disagio sia come risparmio di costi che si sarebbe costretti ad affrontare quando si aggrava il problema sanitario. Una borsa lavoro oggi di 400 euro mensili può evitare costi che superano i 2000 mensili domani (perché sono veramente queste le cifre di cui si parla) e crea una persona competente, inserita in un contesto sociale e lavorativo.

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