A rispondere alle domande nell’intervista di questa settimana è il vicecoordinatore nazionale dei Giovani delle ACLI Giovanni Bunoni. Le ACLI sono presenti su tutto il territorio nazionale con un’opera volta al sostegno dei lavoratori, dei poveri, della formazione umana e professionale.  

Le Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani hanno una lunga e importante storia. Nate negli anni Quaranta del Novecento, hanno servito la Chiesa e il Paese in varie stagioni ricche di cambiamenti e di emergenze da affrontare. Giunti all’inizio del XXI secolo, le ACLI – e i loro gruppi giovanili – come declinano le loro finalità associative?

Riprendo quanto da te detto all’inizio dell’intervista dove affermi che l’opera delle Acli e dei Giovani delle Acli è rivolta al sostegno dei lavoratori, dei poveri, alla formazione umana e professionale. Trovo quanto detto sicuramente ancora attuale. Le uniche differenze rispetto al passato si possono individuare in una diversa lettura del contesto sociale, politico ed economico e nella diversità delle metodologie d’intervento, capacità fondamentali per la gestione di un’associazione ma che assumono un valore ancoramaggiore nel governo di un Paese complicato come l’Italia. I Giovani delle Acli, ad esempio, nascono come movimento di giovani lavoratori, contesto che è notevolmente cambiato rispetto al passato, dal momento che sempre meno sono i giovani sotto i 25 o sotto i 30 anni ad avere un impiego stabile e sempre meno sono i giovani disposti a mettersi in gioco donando il loro tempo e le loro energie a sostegno di una causa comune. Ed ecco che una capace lettura del contesto e una diversificazione delle metodologie di intervento diventano un requisito fondamentale per attivare i giusti processi. In ultima analisi diventa quanto mai necessario rendersi protagonisti nell’attivare processi di risoluzione di ciò che oggi è definito “il disagio giovanile”. Un disagio che ha come causa sicuramente il difficile accesso al mondo del lavoro ma che rischia di avere per effetto qualcosa di ancora più terribile ed è così che concetti come, “famiglia, impegno politico, impegno sociale” si vanno sempre più allontanando dalle priorità della moltitudine di giovani che giornalmente, come giovani delle Acli, ci troviamo ad ascoltare e ad assistere.

Da parecchi anni siete attivi sul territorio nisseno tramite progetti volti alla promozione sociale, culturale, economica e politica della comunità. Potresti presentare le vostre attività più significative?

Beh potrei continuare il discorso cominciato nella domanda precedente ma questa volta ci soffermiamo maggiormente sulle metodologie. A Caltanissetta, come Acli, abbiamo da poco concluso un bellissimo progetto di inclusione al mondo del lavoro con il percorso “Alla corte dei monsù” finanziato dalla Presidenza del consiglio dei ministri – dipartimento della gioventù e del servizio civile del precedente governo. Il progetto ha specializzato alcuni giovani nisseni nelle discipline che gravitano attorno alla ristorazione. Questa opportunità ha dato un’occasione a molti ragazzi non solo di specializzarsi con dei professionisti ma anche di trovare impiego lavorativo nei loro settori specifici. Infatti,hanno tutti raggiungo l’obiettivo. Come giovani delle Acli siamo invece impegnati, a livello nazionale, a fornire a molti ragazzi strumenti utili per l’utilizzo dei fondi messi a disposizione dai programmi europei. Abbiamo da poco concluso un interessanteprogetto finanziato dall’agenzia nazionale giovani dal titolo “Stranieri in terra aliena – giovani e la comunità”. Questo progetto si è concentrato sulle tecniche di co-progettazione finalizzate alla cooperazione per la strutturazione di bandi erasmus+ i quali consentono a molti giovani di spostarsi per esperienze lavorative in tutta Europa. Contestualmente con i Giovani delle Acli nisseni,in collaborazione con altre associazioni come l’Alcide De Gasperi e piùCittà, siamo impegnati a discutere con molti ragazzi con l’intento di informarli e stimolare in loro il dialogo, un pensiero ed un agire politico.

Nei prossimi anni, quali caratteristiche assumerà l’impegno dei Giovani delle ACLI nissene?

A tal proposito mi piace rispondere a domande del genere con una frase iconica di Madre Teresa di Calcutta, la quale recita: “Ieri è trascorso. Domani deve ancora venire. Noi abbiamo che oggi.Affermare questo, infatti, vuol dire per me cercare di rimanere quanto più attinenti agli scenari attuali. Il futuro si presenta a noi come una grande incognita, la sfida che dovremo accogliere sarà, quindi, sempre quella di rimanere sul pezzo e, se è possibile, fare in modo che l’opera del presente possa essere di ispirazione per il futuro così da non interrogarsi su cosa diventare ma decidere oggi ciò che il futuro dovrà essere.

Dal peculiare osservatorio delle ACLI si può notare come Caltanissetta sia una città ricca tanto di risorse positive operanti in vari settori quanto di emergenze più o meno conosciute dalla comunità. Secondo te, la politica locale su quali temi dovrebbe concentrare maggiormente la sua attenzione?

Potrei sicuramente dire molto sull’argomento e non intendo farlo poiché rischierei di tenere fuori temi importanti per cui mi limiterò ad esprimermi su quanto da me quotidianamente affrontato nell’attività associativa. Sicuramente uno degli interventi che ritengo fondamentali per diversi fattori è quello rivolto alla formazione giovanile; università e formazione professionale. Questioni, ad esempio, che dovranno ritornare ad essere argomenti predominanti dell’agenda politica nissena. Non devo essere io a spiegare quanto una città di periferia come quella di Caltanissetta possa beneficiare culturalmente ed economicamente non solo dalla presenza di un forte polo universitario ma anche dall’indotto da questo generato. Basti guardare ad esperienze di città molto vicine alla nostra come ad esempio Enna, simile per tessuto sociale e demografico, ed a quanto sia cresciuta negli ultimi anni grazie alla presenza di un valido polo universitario. Tale presenzaha portato alla città ennese un afflusso considerevole di giovani che mangiano, dormono, si divertono e vivono la loro socialità. Ciò è un grandissimo beneficio in termini culturali e, soprattutto, economici. Ritengo quindi, che questo, insieme a molti altri, debba essere un punto al centro di qualsiasi programma elettorale presente e futuro.

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