Assolto dall’accusa di non aver provveduto al mantenimento. A denunciarlo la figlia, poi ritirò la querela

1430

Per una volta un processo nato in ambito familiare, a seguito della denuncia di una ragazza nei confronti del padre per non averle corrisposto l’assegno di mantenimento, finisce con un lieto fine.

Non tanto per l’assoluzione dell’uomo, che il giudice ha valutato innocente, ma perchè la stessa figlia, oggi 23enne, si è presentata all’ultima udienza, quella della discussione finale, a testimonianza di una marcia indietro, probabilmente dettata dall’affetto per il padre.

Il giudice monocratico Valentina Amenta ha quindi assolto C.R. Classe ’64, originario di Napoli, per anni residente a Caltanissetta e adesso trasferitosi al nord dopo la separazione, difeso dall’avvocato Giuseppe Speranza del foro nisseno.

A denunciarlo era stata la figlia. Per sette mesi a cavallo tra il 2013 e il 2014, l’uomo non le aveva corrisposto l’assegno mensile.

Il reato, la violazione dell’assistenza familiare prevista dall’articolo 570 del codice penale, per alcune fattispecie è perseguibile a querela di parte. Ed infatti in un primo momento era stata proprio la figlia a denunciare il padre, facendo scattare le indagini e la successiva citazione a giudizio da parte del Pubblico ministero Maria Carolina De Pasquale. In un secondo momento la giovane ha ritirato la querela, ma la causa penale è andata avanti. L’altra violazione contestata era infatti riferita ad un articolo di legge che stabilisce le sanzioni a chi si sottrae all’obbligo di corresponsione dell’assegno dovuto, in questo caso stabilito da una sentenza di separazione del giugno 2006, successiva di pochi mesi all’approvazione del nuovo articolo 12 sexies della legge n.898, entrato in vigore a marzo dello stesso anno.

In buona sostanza una parte delle contestazioni erano perseguibili d’ufficio, nonstante la parte lesa avesse rimesso la querela, e il processo è dunque continuato. Alle battute finali l’avvocato Speranza, difensore dell’imputato, ha sottolineato la riconciliazione tra padre e figlia e l’esistenza di una giurisprudenza, seppur minoritaria, che avrebbe reso improcedibile d’ufficio il procedimento penale. Anche il Pm ha chiesto il non luogo a procedere, pur sottolineando dal canto suo l’esistenza dei presupposti per la procedibilità d’ufficio. Quindi la sentenza di assoluzione. La presenza della figlia in udienza era la chiara testimonianza, sebbene extraprocessuale, di un riavvicinamento tra i due, oltreché di un comportamento dell’uomo che si era già conformato alle disposizioni del giudice.

Commenta su Facebook