Asili nido comunali. Cittadinanzattiva. Da noi tariffe più alte nel 'tempo ridotto'

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Asili_NidoCittadinanzattiva si è interrogata sullo stato dell’arte del servizio asili nido comunali in Sicilia, valutando il numero dei posti, le liste d’attesa e, ovviamente, i costi. Sul fronte delle tariffe emerge che a Caltanissetta (capoluogo) vi è la tariffa più alta della Sicilia, in media, per quanto riguarda il servizio a tempo ridotto, ovvero 220 € al mese per bimbo. Un primato che spetta alla città soltanto per il “tempo ridotto” e non per il tempo prolungato. Ma in generale la Sicilia, in media, vanta tra i costi meno elevati in Italia. Il problema, come evidenzia l’indagine di Cittadinanzattiva è che il 36% dei bimbi non accede al servizio, come del resto testimoniano i poco più di 2.800 posti nelle strutture pubbliche che appaiono un po pochi. Ed i motivi sono principalmente due. Il primo economico: per essere esentati dal pagamento della retta o rientrare nelle fasce meno costose bisogna avere un reddito eccessivamente basso. E così ad essere penalizzate sono le famiglie di precari dove marito e moglie lavorano con stipendi non alti, non garantiti, eppure rientrano in fasce di reddito che fanno scattare una retta di poco inferiore rispetto alle famiglie ricche. Gli unici garantiti sono i poveri assoluti o le famiglie a basso tenore e monoreddito. Il secondo motivo è che a parità di prezzo le famiglie scelgono gli asili privati che garantiscono classi meno affollate.

213 euro al mese. Tanto costa mediamente in Sicilia mandare il proprio figlio all’asilo nido comunale, per una spesa che rimane comunque ben al di sotto della media nazionale (pari a 302€) e capace di collocare la Sicilia al quarto posto tra le regioni meno care, dopo Calabria (114€), Puglia (210€) e Campania (212€).

Caro rette: dura la vita per le giovani coppie, fra difficoltà nel far accedere i propri figli ad asili comunali, alti costi e disparità economiche anche all’interno della stessa regione: dove è presente il servizio a tempo pieno, si registra una differenza di 102€ tra il capoluogo di provincia più caro, Siracusa (350€), e il meno caro, Palermo (248€). Analogamente, dove è presente il servizio a tempo ridotto, si registra una differenza di 130€ tra il capoluogo siciliano più caro, Caltanissetta (220€), e il meno caro, Agrigento (90€).

Dati cittadinanzattiva asili nido

Rispetto al 2010/11, nel 2011/12 le tariffe sono rimaste invariate in tutti i capoluoghi siciliani ad eccezione di Ragusa (+3,8%), mentre un forte decremento si è registrato ad Agrigento (-25%).

On line su www.cittadinanzattiva.it l’indagine completa.

L’analisi, svolta dall’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva ha considerato una famiglia tipo di tre persone (genitori e figlio 0-3 anni) con reddito lordo annuo di 44.200€ e relativo Isee di 19.900€. I dati sulle rette sono elaborati a partire da fonti ufficiali (anni scolastici 2010/11 e 2011/12) delle Amministrazioni comunali interessate all’indagine (tutti i capoluoghi di provincia). Oggetto della ricerca sono state le rette applicate al servizio di asilo nido comunale per la frequenza a tempo pieno (in media, 9 ore al giorno) e, dove non presente, a tempo ridotto (in media, 6 ore al giorno), per cinque giorni a settimana.

Asili comunali posti in sicilia

Liste di attesa. In Sicilia, secondo la banca dati del Ministero dell’Interno sulla fiscalità locale aggiornata al 2010, ci sono 164 asili nido comunali per 6.896 posti disponibili. Il maggior numero di asili è presente in provincia di Palermo (42, con 1.585 posti), mentre le province di Enna e Caltanissetta ne registrano il numero minore (solo 7 ciascuno). In Sicilia ben il 36% dei richiedenti rimane in lista di attesa, record negativo dopo Calabria (39%) e Campania (37%), a fronte di una media nazionale del 23,5%.

Il commento di Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva: “Dall’indagine effettuata è evidente che ancora oggi manca nel nostro Paese un sistema di servizi per l’infanzia equamente diffuso ed accessibile su tutto il territorio e adeguate agevolazioni fiscali a sostegno dei nuclei familiari con bambini piccoli. Le misure a favore di tali servizi rappresentano un investimento intergenerazionale che produce effetti nel lungo periodo e quindi di scarso “appeal” per una classe politica poco lungimirante e concentrata sul consenso immediato. D’altro canto la riduzione delle risorse a disposizione degli enti locali e la rigidità del patto di stabilità non aiutano a far ripartire gli investimenti in tal senso anzi contribuiscono a tagliare sempre di più le risorse destinate alla spesa sociale. Di questo passo difficilmente riusciremo a colmare il gap nei confronti dell’Europa e centrare la copertura del servizio del 33% già prevista per il 2010″.

Copertura potenziale del servizio. Facendo un confronto tra i posti disponibili e la potenziale utenza (numero di bambini in età 0-3 anni) in Sicilia la copertura potenziale del servizio è del 3,5% (un dato peggiore lo si trova sono in Molise, Puglia, Campania e Calabria), a fronte di una media in Italia del 6,5%.

 

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