Asi Agrigento. "I licenziamenti operati dal commissario Cicero sono legittimi".

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Commissario_Straordinario_CiceroAntonino Casesa e Salvatore Callari sono i due dirigenti dell’ex Asi di Agrigento che il commissario straordinario Alfonso Cicero, fino a inizio settembre alla guida delle Asi di Caltanissetta, Enna e Agrigento, aveva licenziato “per giusta causa”, dopo un periodo di sospensione disciplinare, in quanto avrebbero con ripetute omissioni e atti amministrativi, contribuito alla permanenza nelle zone industriali dell’Asi di imprese in odor di mafia. In altre parole, secondo quanto denunciato da Cicero anche alla Corte dei conti per l’ipotesi di danno erariale, l’ex dirigente generale Casesa e il direttore tecnico Callari, non avrebbero operato con la dovuta solerzia nei confronti di aziende destinatarie di informative antimafia, peraltro in quadro di presunti sprechi e delibere di spesa totalmente illegittime e a volte anche personali.

Casesa e Callari dirigenti licenziatiI due dirigenti si sono rivolti quindi al Tribunale del Lavoro di Agrigento per ottenere la sospensione del provvedimento del Commissario cicero, ottenendo invece una sentenza favorevole all’operato di quest’ultimo. “I licenziamenti sono legittimi”, dunque, e il giudice del lavoro non ha ritenuto sussistenti i motivi della sospensiva avanzati in via giudiziale dagli avvocati di Casesa e Callari.

Uno scorcio dell'Asi di Ravanusa (AG) abbandonataIn particolare c’è il difetto di legittimazione passiva a costituirsi in giudizio dell’Asi di Agrigento, ormai in liquidazione e sostituita dall’Irsap regionale, alla quale, invece, i dirigenti si erano rivolti per il reintegro. Inoltre, e soprattutto, al momento non vi sarebbe il requisito del “periculum in mora”, in quanto il tenore di vita delle rispettive famiglie consente comunque il mantenimento.

Respinto il ricorso dei dirigenti licenziati da parte del Tribunale del Lavoro, le denunce del Commissario Cicero proseguono anche sul binario del danno erariale, contestato a Casesa e Callari innanzi la Procura della Corte dei Conti. Solo da una prima stima il danno causato dalla condotta dei dirigenti su vari fronti, ammonterebbe a 1 milione di euro.

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