Appalti pilotati all'Asi. Ecco perché è un "Colpo di grazia". Retroscena e interviste

5601

Gli appalti dell’Asi di contrada Calderaro, ma anche alcuni del Comune, della Provincia e della Soprintendenza ai beni culturali, al centro dell’operazione antiamfia “Colpo di Grazia”. “Sono passati quattro anni e si registra ancora la scarsa collaborazione delle vittime e degli imprenditori”. Con queste parole il procuratore capo della Dda, Sergio Lari e il suo aggiunto, Nico Gozzo, hanno sintetizzato l’aspetto meno brillante, loro malgrado, dell’operazione antimafia Colpo di grazia. Ovvero la mancata collaborazione degli imprenditori nisseni.

“Colpo di grazia – spiega il Procuratore Sergio Lari a Radio CL1 – è un termine che indica che si è chiuso il cerchio sul nucleo duro di Cosa Nostra nissena che ha controllato il sistema degli appalti dell’Asi e degli enti pubblici a Caltanissetta. Da questo punto di vista è un’operazione importantissima”.

“Certamente – prosegue Lari – buona parte di questi appalti sono stati gestiti dall’Asi e si è dimostrato che nella fine anni novanta e primi anni duemila, Cosa nostra controllava appalti Asi con imposizione del pizzo del 2% e con imposizione dei sub appalti e forniture. Si è dimostrato anche il controllo della metanizzazione del Vallone, con il ruolo fondamentale di Giovanni Privitera con il controllo diretto di Bernardo Provenzano. Quindi un ruolo di uomini importanti di Cosa nostra, come Maranto, Giufrrè e gli altri, in tutto sette arrestati con l’integrale accoglimento della richiesta cautelare accolta dal GIP”.

Capitolo imprenditori. Procuratore Lari, avete detto in conferenza stampa che si è ripetuto il monito dell’allora questore Marino quattro anni fa in occasione dell’operazione “Incipit”, quando gli imprenditori tenevano la bocca cucita. Cosa intendete?

“Dobbiamo registrare con amarezza che solo alcuni imprenditori hanno collaborato, dopo essere iscritti nel registro degli indagati per false informazioni al PM e solo dopo hanno ammesso di essere vittime di estorsione. Solo dopo che hanno deciso di collaborare a seguito delle contestazioni dell’ufficio, l’accusa è caduta. Non si è registrata la collaborazione come in altre occasioni. Evidentemente la caratura criminale di quelli su cui erano chiamati a fare dichiarazioni, ha avuto il suo peso”.

conferenza colpo di grazia - Giustolisi, Gozzo, Lari, NicastroA condurre l’inchiesta il capo della Squadra Mobile, Marzia Giustolisi che parla di “operazione importante su Caltanissetta, la cui famiglia mafiosa aveva contatti a Serradifalco e usava Di Francesco, impiegato Asi e compare del boss Arnone, per pilotare gli appalti dal 99 al 2004 in provincia di Caltanissetta, soprattutto quando Pietro Riggio viene indicato per riscuotere il Pizzo della famiglia”.

“Nella loro organizzazione – prosegue la Giustolisi – l’imprenditore che si doveva aggiudicare l’appalto era già individuato a priori fin dalla pubblicazione, in una rotazione che Cosa Nostra garantiva alle ditte amiche. In questa ricerca della Squadra Mobile all’Asi, alla Soprintendenza e al Comune, abbiamo riscontrato non solo l’aggiudicazione pilotata ma anche che le fatture, che erano sovradimensionate rispetto alle ordinazioni precedenti e veniva individuato un piano in cui il ribasso veniva studiato a tavolino e la ditta che doveva aggiudicarsi lasciava in bianco la parte riservata al ribasso da indicare. Così se venivano presentate dieci offerte, si faceva la media e la ditta a cui si doveva aggiudicare veniva segnata con un ribasso di un millesimo di punto inferiore, risultando così vincente e tale annotazione veniva fatta a penna da Di Francesco che per tal via pilotava il procedimento amministrativo”, conclude il capo della Squadra Mobile di Caltanissetta.

Tra gli arrestati Antonino Bracco, nisseno classe ’48, Armando Giuseppe D’Arma, gelese classe ’54, Salvatore Dario Di Francesco, ex dipendente Asi di Serradifalco e uomo jolly nell’assegnazione degli appalti tramite ribassi prestabiliti. L’imprenditore di Polizzi generosa, Antonio Maranto e poi il presunto capo famiglia di Caltanissetta, Angelo Palermo, classe ‘ 57, Giovanni Privitera classe ’56 di Vallelunga Pratameno e infine Giuseppe Rabbita 44 anni di Caltanissetta.

Sono otto gli appalti al centro dell’inchiesta, tra cui il mega appalto per la metanizzazione nel Vallone, di cui si interessò il boss Giuffrè e con lui Bernardo Provenzano. Un progetto che vedeva Giuseppe Piddu Madonia quale deus ex machina. La metanizzazione interessava a Giuffrè affinché Privitera gestisse l’estorsione. Le estorsioni sulle quali sono emerse chiare le responsabilità degli arrestati riguardano otto appalti inerenti i lavori per la realizzazione del depuratore all’ASI di Caltanissetta, il completamento della viabilità della zona ovest e della zona nord di contrada Calderaro, la realizzazione del museo archeologico di Santo Spirito, la realizzazione della chiesa di San Luca, la manutenzione straordinaria della strada provinciale n. 64 “di Serrafichera”- Stazione di Vallelunga, il rifacimento della via Paladini e il rifacimento dell’impianto fognario di Santa Barbara.

“Quasi tutti gli imprenditori lambiti dalle vicende estorsive hanno scelto un atteggiamento di chiusura, totale o parziale, in merito alle vicende riferite dai collaboratori di giustizia, che sono state, nella loro sostanza, negate o enormemente edulcorate nel loro reale svolgimento”, scrive la Direzione distrettuale antimafia del capoluogo.

Commenta su Facebook