Antimafia. Il Presidente Cardinale si affida alle parole di Don Ciotti. “Smascherare ambiguità, truffe e ipocrisie”

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Il presidente della corte d’Appello di Caltanissetta, Salvatore Cardinale, nella cerimonia di inaugurazione dell’Anno giudiziario, sceglie le parole di Don Ciotti, presidente di Libera, per dedicare un passaggio della sua relazione all’inchiesta della Procura di Caltanissetta, pur senza citarlo, sul presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante e sulla presidente della Sezione misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo Silvana Saguto.

IMG_2666“Non possono passare sotto silenzio le recenti polemiche che hanno diviso il mondo produttivo, anche in questo Distretto, e che hanno riguardato imprenditori in passato distintisi per il loro palesato impegno contro la mafia ma oggi accusati di averlo strumentalizzato per conseguire interessi propri”, ha detto Cardinale nell’aula “Saetta-Livatino” del Palazzo di giustizia di Caltanissetta, davanti alla magistratura nissena ed alle autorità civili.

“Al riguardo, va certamente condiviso il pensiero di chi, di fronte alla crisi che sta colpendo il fronte antimafia ricorda”, afferma Cardinale, che <<la lotta alla mafia non è fatta di proclami, ma di un’etica incarnata nelle piccole cose, nell’essere cittadini nel senso profondo del termine, attenti al bene comune e alle responsabilità che una democrazia richiede>> e suggerisce di <<fare pulizia laddove occorra, smascherare le ambiguità, le truffe e le ipocrisie>>.

Sono le stesse parole con cui Don Ciotti, fondatore di Libera, in un’intervista a Repubblica, alcune settimane dopo la diffusione delle prime notizie dell’inchiesta, aveva commentato i casi di Roberto Helg e Antonello Montante. Anche Libera, nelle ultime settimane è stata sollecitata da interventi critici sulla gestione dei beni confiscati. Accuse, provenienti dall’interno di Libera e dall’esterno, respinte seccamente da Don Ciotti.

Alla cerimonia per l’anno giudiziario era presente il vicepresidente del CSM, Giovanni Legnini. A lui si è rivolto il Procuratore Generale Sergio Lari sottolineando come l’organo di autogoverno della magistratura abbia saputo agire in fretta e fare pulizia alla luce delle inchieste sulla presidente della sezione misure di prevenzione Silvana Saguto. Un intervento che, stando agli strumenti disciplinari, il Csm difficilmente avrebbe potuto portare a termine in tempo così breve, arrivando alla sospensione del magistrato. “Si è messa in campo l’autorevolezza del Csm, più che gli strumenti disciplinari a disposizione”. Un riferimento velato al Presidente del Csm, ovvero il Capo dello Stato, Mattarella.

“E’ decisiva l’autorevolezza del magistrato – conferma Legnini ai microfoni di Radio CL1 – per la credibilità della giustizia e l’onorabilità dei magistrati. Attività opache e atteggiamenti illeciti di pochissimi non possono ledere autorevolezza dei moltissimi che fanno il loro dovere”, ha detto il vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura, Legnini.

Anche perchè il caso Saguto “tocca un tema delicatissimo, l’utilizzo degli strumenti della lotta alla mafia”.

“L’ho detto con chiarezza – conferma Legnini – siamo intervenuti in modo tempestivo e determinato, anche grazie al lavoro della Procura di Caltanissetta ed agli elementi forniti. Dopodiché ho sottolineato i limiti del CSM che almeno in questa circostanza non ci hanno impedito di ottenere il risultato sperato, come detto dal PG Lari che ringrazio”.

In tema di riordino dei Distretti giudiziari, Legnini ha confermato che “ad oggi non vi è nessun disegno di soppressione ma è indispensabile tenere presente i carichi di lavoro, il tasso di criminalità, le caratteristiche territoriali, socio-economiche e criminali del territorio”. E nel territorio nisseno, come emerso dalle statistiche sciorinate dal PG Lari e dal Presidente Cardinale, c’è una presenza mafiosa più che proporzionale alla popolazione. Quattro mandamenti, diverse famiglie affiliate alla Stidda, il gruppo Alferi.

Antimafia che barcolla?

“Il fronte antimafia non può barcollare e deve essere ancora più incisivo di quanto è stato oggi”, si limita a dire il vicepresidente del CSM.

Legnini, prima delle interviste, ha parlato in aula magna. Un discorso che è partito dalla complessità della realtà sociale e della la storia della mafia a Caltanissetta “che si riflettono sulle funzioni del sistema giudiziario”.

“Un distretto competente in un territorio difficile in cui più forti si avvertono le conseguenze della drammatica piaga della disoccupazione giovanile in effetti diretti sull’espansionele attività criminali”. Un concetto che con altre parole aveva già espresso il presidente della Corte, Salvatore Cardinale.

“Le Mafie non sembrano arretrare nonostante i risultati eccellenti nell’azione di contrasto”.

Nell’anno nero dell’antimafia, Legnini ha ammesso che bisogna “ristabilire il prestigio della magistratura di fronte agli illeciti. Incompatibilità e giudizi disciplinari vanno esitati con celerità e rigore. Obiettivo è prevenire il rischio che autonomia e indipendenza siano minate da comportamenti opachi, seppur riguardanti un numero limitatissimo di magistrati”.

E sulla stessa scia il PG Lari ha ricordato le statistiche che solo pochi anni fa vedevano la Magistratura quale istituzione che raccoglieva la fiducia di quasi il 70% dei cittadini, percentuale oggi scesa al 50%.

Sulla paventata soppressione della Corte d’Appello, il vicepresidente del Csm, Giovanin Legnini, ha ricordato che ad oggi non c’è un disegno di legge e che quando ci sarà una proposta, non potrà che tenere conto dei pareri del Ministero a propria volta basati sulle relazioni dei consigli giudiziari e più in generale dei territori. Lo ha fatto richiamando le parole di Francesco Nitti, pronunciate nel 1900, prima di diventare capo del Governo, nel saggio “Nord e Sud” a proposito delle difficoltà di avere giustizia al sud. “Due cose bisogna tenere presenti quando si parla di ridurre le Preture, la quantità di lavoro medio per ciascuno e l’estensione del territorio. In materia di reati l’Italia ha statistiche dolorose ma al sud si registrano in proporzione altissima. La magistratura rappresenta non solo necessità ma anche mezzo di difesa. Mi sembrano parole sagge e lungimiranti”, ha concluso Legnini.

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