Antenna Rai, parola ai residenti: “Noi vasi di coccio tra vasi di ferro, le prove di sicurezza urgenti ancora non ci sono”

Nota stampa del Comitato Residenti collina Sant’Anna.

“Noi, i terrorizzati residenti della collina Sant’Anna, ostaggi dell’Antenna… Abbiamo atteso qualche giorno per evitare di incorrere in falli di reazione, provocati dai ripetuti interventi, talvolta incontrollati nei toni e non sempre accurati, degli esponenti a vario titolo coinvolti nella oramai annosa questione riguardante l’Antenna RAI di Caltanissetta. Ammettiamo senza difficoltà di essere parte in causa, o, per essere più precisi, vasi di coccio tra vasi di ferro, in questa vicenda che, se fosse vissuta da altri, certamente ci coinvolgerebbe con minore intensità e sofferenza; e, ugualmente, ci dichiariamo terrorizzati alla sola idea che un manufatto in ferro, edificato nel 1951 e da più parti sostenuto non più stabile, possa incrinarsi e cadere sulle nostre teste, case, vetture; e pensiamo che la nostra paura sia comprensibile ai più, specie alla luce di eventi atmosferici sempre più cruenti e dannosi che acuiscono la percezione del pericolo.

Ciò, tuttavia, non ci ottenebra al punto da non farci capire che l’Antenna appartiene in qualche modo alla città, che è un punto fermo del nostro panorama al quale siamo anche affezionati e che, se fosse possibile, varrebbe la pena tentare di mantenere e valorizzare. Come più volte sottolineato, però, il punto è capire se ciò si possa fare senza incrinare il nostro inalienabile diritto a risiedere nelle nostre abitazioni in condizioni di sicurezza e senza uscire da casa.

Nelle dichiarazioni degli ultimi giorni viene nuovamente risollevata, dai fautori del vincolo oramai decaduto, l’insinuazione di interessi speculativi e privatistici nella vicenda antenna; considerazione che certamente non riguarda noi e che risulta offensiva per chi ha costruito in base a licenze regolarmente rilasciate in base agli strumenti edilizi tempo per tempo vigenti; peraltro chi sostiene che per l’area di sedime dell’antenna sarebbe venuto meno, a seguito della sentenza di annullamento, anche il vincolo di inedificabilità assoluta evidentemente non ha ben letto né la decisione né gli atti, facilmente reperibili all’Albo pretorio, da cui deriva il regime urbanistico di tale area, non impugnato dalla Rai e divenuto definitivo ( delibera n.17 del consiglio comunale del 10 aprile 2017 che ha modificato, in sovrapposizione, il Decreto dirigenziale dell’assessorato regionale del Territorio e Ambiente n.570 del 19.7.2005 – approvazione PRG – ). Quindi le lamentazioni sull’ennesimo scempio edilizio sembrano destituite di fondamento e solo funzionali a confondere la pubblica opinione con argomentazioni capziose e non pertinenti.

Quindi, esaurito il tema, inesistente e risibile, degli abusi che sarebbero stati commessi in fase di edificazione delle ville e villette circostanti l’ antenna e della supposta speculazione edilizia che sarebbe alle porte, ipotesi peraltro sconfessata anche dalla stessa dichiarata volontà della Rai di donare l’area al comune (comune che peraltro non intende accettare tale liberalità densa di oneri economici e responsabilità) torniamo al vero nocciolo del problema: cosa fare dell’antenna, posto che adesso il vincolo di bene identitario e paesaggistico è venuto meno? Quanto è stabile, durevole e innocuo il manufatto?

Assistiamo nuovamente ad alzate di scudi e a caroselli di idee e progetti, tutti incentrati sulla grande attrattività dell’antenna in termini soprattutto turistici; la sua valorizzazione rappresenterebbe una chiave di volta per il futuro e lo sviluppo di questa città; si tratta, purtroppo, di uno spettacolo già visto in termini di inanità degli sforzi.

Come abbiamo già detto in passato conservare, salvaguardare e promuovere un bene ritenuto identitario richiede concertazione, progettualità, condivisione, fattività e non saltuarie dichiarazioni d’intenti. Ma non è stato fin qui attivato alcun percorso efficace, l’unico da tentare, teso a concretizzare effettivamente una realizzazione degna di questo nome e, dunque, trovare fondi europei (PON), regionali (POR) locali (tassa di scopo) per acquisire il bene e progettarne la rigenerazione, consentirne una fruizione pubblica, farne motore di rilancio con gestione sapiente.E, soprattutto, ci pare che, ancora una volta, vengano del tutto trascurate le ragioni della sicurezza dei residenti e, più in generale, dei cittadini che frequentano l’area interessata dall’antenna. Sintomatica, a questo proposito, appare la circostanza che le prove di sicurezza disposte fin dal dicembre 2020 dall’Amministrazione Comunale e dalla Soprintendenza Regionale, dichiarate urgenti e miranti a verificare se le risultanze Rai fossero veritiere, non sono state ancora ultimate. Dovrebbe essere lapalissiano, ma evidentemente non lo è, che qualsiasi progetto di valorizzazione dell’antenna e anche il suo stesso nuovo vincolo che ci si è affrettati a sollecitare dovrebbe passare dal prioritario appuramento delle sue condizioni di stabilità e tenuta nel tempo, messe in serio dubbio dalle ripetute indagini Rai, fin qui le uniche compiute; da eventuali lavori di consolidamento e messa in sicurezza; in definitiva da un complesso e articolato progetto di recupero del quale, tuttavia, non si intravedono neanche i prodromi e che, valutati e sperimentati i tempi delle burocrazie e della giustizia, rischiano di trasformarsi in ulteriori trappole, soprattutto per noi residenti che rimarremmo prigionieri per sempre di queste diatribe.

Quindi, pur condividendo astrattamente la volontà di tutela del bene, restiamo convinti che la questione sicurezza preceda qualsiasi altra; ciò anche perché le nostre case sono dimore e, come tali, non fungibili; e noi e le nostre famiglie non siamo soprammobili facilmente trasferibili in un qualsiasi altrove e per tempi non preventivabili. Vorremmo che fosse definitivamente scongiurata anche la sola idea di un nuovo sgombero, perché l’esperienza del sentirsi di punto in bianco sfrattati (peraltro in pieno lock down) è stata devastante come chiunque abbia un minimo di sensibilità può ben comprendere; perché nessuno deve dimenticare che dentro le abitazioni ci sono le nostre vite, spesso travagliate anche da difficoltà, disabilità e disagi di varia natura sui quali non intendiamo soffermarci ma che tutti dovrebbero ben tenere a mente quando si parla, con indelicatezza, di residenti terrorizzati e di atteggiamento caramelloso del sindaco, reo di avere dichiarato l’ovvio. Venuto meno il vincolo sull’antenna chiediamo quindi a tutte le componenti interessate di tenere in considerazione, per qualsiasi iniziativa che si vorrà porre in essere, che esistono altre priorità, ad esempio le nostre, da valutare e tutelare e non da sottovalutare e irridere ritenendole capricci; perché deve essere chiaro che noi non intendiamo mettere in discussione le concrete opzioni di valorizzazione ma non vogliamo in alcun modo sgomberare da casa nostra né vivere con il timore che ciò possa accadere a causa dell’insicurezza dell’antenna la cui stabilità e innocuità pretendiamo che venga accertata con urgenza e oltre ogni ragionevole dubbio.

IL COMITATO DEI RESIDENTI COLLINA S.ANNA

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