Antenna Rai. L’allarme dell’architetto Milazzo. “Senza un progetto rimarrà solo il contenzioso”

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Sull’antenna Rai della collina Sant’Anna e sul parco urbano da realizzare insieme al museo della radio-comunicazione non si può puntare soltanto sul contenzioso con Rai Way per evitare l’abbattimento del traliccio. Serve piuttosto un progetto per reperire i finanziamenti e costruire un percorso sostenibile che sgravi la Rai da ciò che per la società è soltanto un costo e al contempo liberi le potenzialità del bene in favore dei cittadini in chiave culturale e turistica.

E’ questo in sintesi il pensiero dell’architetto Andrea Milazzo, assessore della giunta Campisi che avviò l’iter per la variante al piano regolatore generale, poi approvata dal passato consiglio comunale. Variante a cui è seguita l’apposizione del vincolo etno-antropologico sull’area. Rai Way nel mese di dicembre ha presentato al Comune una Scia per la demolizione dell’antenna alta 286 metri. Motivi di sicurezza, starebbe scritto nella segnalazione. Da un punto di vista amministrativo, del resto, per la società concessionaria di un servizio pubblico (Rai way è controllata da Rai, ndr.) è difficilmente giustificabile un costante impegno di spesa nel tempo per mantenere in vita un impianto di trasmissione come quello di Caltanissetta che da anni non trasmette più nulla.

“Le soluzioni – spiega Milazzo – sono quelle che avevamo proposto a suo tempo. Avevamo individuato una linea d’azione di tutela del bene e un’altra parallela di valorizzazione del manufatto come museo della radiocomunicazione e parco naturalistico. I due interventi dovevano andare di pari passo. Veniva contemplato l’acquisto da parte del Comune con mutuo quinquennale o attraverso altri strumenti finanziari. Faccio riferimento anche ad Agenda urbana che su questo progetto non ha avuto minima attenzione da parte della passata amministrazione. E’ mancata la volontà politica di programmare la seconda tipologia di azioni”. La sensazione dell’ex assessore è che “oggi si stia portando avanti solo la linea del vincolo, della protezione che si scontrano con le prerogative del proprietario del manufatto ed ecco che nasce il contenzioso. Se la politica intende realizzare un parco così com’è stato approvato nella variante, bisogna dotare il progetto di gambe per camminare. Vanno reperite le risorse finanziare, attivati gli atti esecutivi e sgravata la Rai da ciò che per la società è un costo. Così sarebbe una risorsa per la città che le permetterebbe di risalire le classifiche. Perchè parliamo di un parco urbano di 12 ettari e un museo della radiocomunicazione. Viceversa si attiverà solamente uno sterile contenzioso dove terremo un manufatto inutilizzato che ci compiacerà ma poco darà ai cittadini in termini di fruizione e sviluppo turistico”.

Per l’ex assessore del Comune di Caltanissetta lo strumento di Agenda urbana finanziato per 22 milioni di euro può ancora essere ridiscusso su alcune linee d’intervento. “Parliamo di un simbolo da un punto di vista paesaggistico. Immaginiamo il rapporto tra il Castello di Lombardia di Enna e l’Antenna Rai: due elementi di riferimento paesaggistico delle due città che costituiscono l’autorità urbana Caltanissetta-Enna”.

Ci sono anche altri strumenti finanziari come la programmazione europea e il Po-Fesr: “In cinque anni non mancherà all’amministrazione individuare le risorse. Ma per farlo – avverte – serve anzitutto la volontà politica e la programmazione per distanziarsi dalla mera logica del contraddittorio. La vicenda viene vista in termini di antagonismo con la Rai. Ma la Rai può diventare un partner nell’ottica di un progetto sostenibile. Se pensiamo solo alla logica dei divieti non troveremo una soluzione”.

C’è poi un aspetto tecnico da tenere in considerazione. Sull’area dell’antenna Rai c’è un vincolo paesaggistico. Al contempo le norme di salvaguardia relative alla variante approvata in consiglio comunale hanno efficacia due anni. “Trascorsi due anni – conferma Milazzo – il bene sarà liberamente disponibile. Potrà opporsi la Soprintendenza ai beni culturali e in quel caso immagino che Rai Way farà ricorso. Ecco che ci si avvia ad un contenzioso che non farà bene alla soluzione della vicenda. Serve quindi riportare la questione sul piano del dialogo, sgravando Rai Way di un bene che per essa non ha alcun significato da un punto di vista economico”.

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