Antenna Rai, il Comitato scrive a Tar e Regione: “Una scarna missiva non neutralizza il vincolo. RaiWay è obbligata alla conservazione”

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Può una nota di un dirigente generale dell’assessorato ai beni culturali della Regione Siciliana superare un vincolo apposto dallo stesso assessorato con proprio decreto? Per il Comitato Parco Antenna Sant’Anna la risposta è netta: non può. E’ questa una delle conclusioni di un articolato documento in 20 pagine firmato dal socio fondatore del comitato, l’avvocato Renato Mancuso, che ha chiesto tecnicamente l’intervento e la partecipazione nel procedimento amministrativo riguardante l’iter dell’antenna Sant’Anna. Dopo un primo diniego da parte del Comune alla Scia con cui RaiWay chiedeva di abbattere l’antenna (diniego corroborato dal parere della Soprintendenza), il 30 marzo scorso il dirigente generale dell’assessorato ai beni culturali della Regione Siciliana aveva impartito indirizzo alla stessa Soprintendenza di acconsentire ad un abbassamento dell’antenna per motivi di sicurezza.

La controversia è oggetto di un ricorso al Tar che RaiWay aveva già avviato contro il vincolo di tutela posto sul bene. Il 22 aprile il Tar entrerà nel merito e il Comitato a difesa dell’antenna ci tiene a sottolineare al Giudice che la nota dell’assessorato non ha cambiato “il quadro fattuale e amministrativo” definendo “erronea e infondata” la convinzione del Giudice espressa in fase preliminare quando afferma che tale atto (la nota dell’assessorato che acconsentirebbe ad accorciare l’antenna di 156 metri, ndr.) avrebbe comportato “il superamento del diniego precedentemente opposto dalla Soprintendenza alla rimozione parziale e cautelativa del manufatto”.

“Diversamente – spiega Mancuso nell’atto presentato – si giungerebbe ad affermare la possibilità inesistente nel mondo giuridico e amministrativo che una semplice e scarna missiva del Dirigente regionale possa avere valore ed efficacia tale da neutralizzare il formale vincolo di interesse culturale gravante sul bene e rendere nullo ed inefficace il citato D.G.G. n. 1026/2017”.

“Qualunque ipotesi di parziale o totale demolizione dell’antenna deve essere rigorosamente subordinata alla conclamata impossibilità oggettiva di procedere al consolidamento conservativo dell’antenna garantendone la stabilità e la sicurezza. Tale preventiva valutazione- prosegue il documento – è assolutamente imprescindibile e va accompagnata da idonee verifiche tecniche che Raiway aveva ed ha il dovere di effettuare preventivamente e con l’urgenza che il caso richiede. Dalle relazioni tecniche presentate da Raiway non si rileva invece – incredibilmente – alcun preventivo esperimento di tali obbligatorie ed indispensabili verifiche e la Società controllata dalla Rai sembra puntare direttamente ed aprioristicamente nella direzione della demolizione senza aver prima progettato e realizzato gli indispensabili interventi volti a rendere il manufatto stabile e sicuro”.

Il decreto che dichiara l’Antenna Rai bene culturale mantiene inalterata la sua portata normativa e la sua efficacia di tutela e presidio provvido, doveroso e vincolante anche e soprattutto nei confronti del proprietario/possessore Rai Way, “cui quest’ultimo ha l’obbligo giuridico di uniformarsi, volente o nolente, operando senza ulteriori indugi o tentennamenti i necessari interventi di conservazione, consolidamento e miglioramento che si rendano doverosi a norma di legge”.

L’atto formale con cui il Comitato chiede di partecipare al procedimento amministrativo (e ne ha diritto sulla base del codice della Pubblica amministrazione poiché è un soggetto che tutela un interesse diffuso, ndr.) è stato trasmesso anche al Tar Sicilia.

“L’insuperabile dato oggettivo che emerge dagli atti – a differenza di quanto sembra essere stato percepito dal Giudice amministrativo, al quale si rivolge con fiducia e senso di responsabilità per la tutela degli interessi di alto profilo coinvolti nei procedimenti in corso e l’invito al riesame alla luce delle presenti indicazioni e considerazioni – è che quello di cui si tratta è un bene di interesse culturale tutelato in diretta e coerente attuazione dell’art.9 della Carta Costituzionale, per cui la competente Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Caltanissetta non ha espresso, ai sensi del D. Lgs. 42/2004, alcun assenso alla sua demolizione o riduzione, definitiva o temporanea che sia”.

Tra i destinatari del documento ci sono tutti gli attori a vario titolo coinvolti nel procedimento amministrativo. Il dipartimento regionale dei Beni culturali, la Soprintendenza di Caltanissetta, il Tar della Sicilia, l’assessorato ai Beni culturali, il Sindaco di Caltanissetta, l’avvocatura dello Stato e l’avvocatura comunale.

“Raiway – si legge in premessa – sembra aver completamente dimenticato che il suo primo dovere nella gestione di un bene culturale ad essa affidato in quanto soggetto proprietario è quello di assicurarne la custodia e la conservazione”. Nelle 20 pagine si spiega anche il valore dell’Antenna. “L’impianto della stazione RAI con le sue apparecchiature e la sua antenna è oggi considerato una mirabile rara testimonianza di archeologia industriale, unica per le sue dimensioni, caratteristiche e stato di conservazione in tutta l’Europa”.

Il vincolo venne apposto nel 2017 dall’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e identità Siciliana il quale ha acclarato che l’intero impianto di radiotrasmissione RAI “riveste interesse storico, etnoantropologico e tecnico-scientifico particolarmente importante” ai sensi del codice dei beni culturali “in quanto rappresenta uno straordinario esempio del progresso delle radiocomunicazioni con valore di archeologia industriale ed in particolare l’antenna RAI, oltre a detenere il primato della torre strallata più alta d’Italia, è il segno distintivo che caratterizza lo skyline della città di Caltanissetta tale da costituire un’espressione di identità storica e culturale della stessa”. Conseguentemente ha decretato che l’impianto “viene dichiarato di interesse culturale particolarmente importante ai sensi dell’art.10 comma 3 lettera d) del D.Lgs. n. 42 del 22.01.2004 e ss.mm. ii. e rimane sottoposto a tutte le prescrizioni di tutela contenute nello stesso decreto legislativo”.

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