Antenna Rai, i residenti scrivono a Musumeci: “Inaccettabile melina tra Comune, RaiWay e Soprintendenza”

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Lettera dei Comitato dei residenti di contrada Sant’Anna all’indomani del pronunciamento del Tar sulla vicenda dell’antenna Rai. Il coordinamento dei cittadini interessati dalle ordinanze sindacali del 12 marzo e del 16 aprile si rivolge al presidente della Regione Musumeci. La nota è stata trasmessa anche all’assessorato ai Beni culturali, al sindaco Gambino, alla Soprintendenza e tra gli altri al Comitato Parco Antenna Sant’Anna.

Siamo residenti, molti di noi da oltre 50 anni, in abitazioni ubicate, autorizzate con regolare concessione edilizia, nelle immediate vicinanze dell’Antenna Rai che dal 1951 sovrasta la città di Caltanissetta dall’alto della collina Sant’Anna; impianto al quale siamo, come tutti i nisseni, affezionati non fosse altro perché, per noi più che per altri, il vederlo segnala fin da lontano che” stiamo arrivando a casa”.

Dal 12 marzo 2020, tuttavia, la presenza dell’Antenna si è trasformata in un incubo costante poiché, con tempistica invero disastrosa considerando la concomitanza con la tematica COVID, ci è stato ordinato lo sgombero immediato entro 20 gg. dalle nostre case in quanto il traliccio sarebbe non rispondente alla sicurezza statica prevista dalle attuali norme tecniche delle costruzioni (NTC 2008-2018), secondo quanto asseverato da tecnico della Rai, e il Comune ne ha imposto una non meglio puntualizzata manutenzione, da attuarsi in tre mesi; l’ordinanza è stata sospesa, nella parte concernente lo sgombero, fino a quando permarrà l’emergenza sanitaria e i connessi limiti di movimento, ma appena la situazione evolverà nell’auspicato recupero della normalità noi ci troveremo nuovamente, e senza ulteriori termini di preavviso, per strada; anziché gioire per la fine del lock down e gradualmente riprendere i ritmi della nostra vita saremo costretti a trovarci altra dimora, con grave compromissione della nostra già provata salute fisica e mentale e ulteriori danni economici, per un periodo di tempo che, peraltro, ci appare non preventivabile perché da nessuno immaginato nella realtà.

Infatti lo sgombero, ordinato sic et simpliciter senza alcun concreto piano di evacuazione, senza individuazione di tempi certi e di sistemazioni alternative per oltre 200 persone (molti gli anziani, i bambini piccoli e famiglie in stato di disagio economico), è connesso non ad un preciso e ben disciplinato programma di lavori, quale quello proposto dalla RAI, da eseguirsi in un arco temporale definito; ma a vaghi lavori di manutenzione o di miglioramento proposti da Comune, Soprintendenza, Comitati vari, senza che alcun progetto operativo fosse contrapposto a quanto richiesto con ripetute SCIA dalla società proprietaria che intende demolire o temporaneamente accorciare l’Antenna, quanto meno per eliminare l’individuato e ipotetico pericolo.

Sullo sfondo controversie legali che vertono sulla legittimità del vincolo, gruppi di pressione che pretendono (a spese dei residenti) il mantenimento dell’Antenna per il suo supposto valore identitario, lungaggini burocratiche a supporto di una pervicace volontà di non decidere con cognizione di causa e chiarezza di intenti.

Il punto, a nostro avviso, è molto semplice: se una perizia tecnica, fin qui unica benchè di parte, ha stimato l’Antenna a rischio crollo e se tale evento, ritenuto imminente, mette in pericolo non solamente le nostre case ma l’incolumità di tutti, va assecondato senza indugio il programma di smantellamento della RAI o, quanto meno, approvata la soluzione PROVVISORIA dell’abbassamento del traliccio a un’altezza innocua; se invece qualcuno ritiene, con altrettanta valutazione tecnica, che il manufatto sia resistente a ogni tipo di sollecitazione, se ne assuma la responsabilità, procuri la REVOCA dello sgombero dei residenti e prescriva le opere di adeguamento normativo e di manutenzione ordinaria e straordinaria ritenute necessarie anche tenendo conto del vincolo, se dimostrato; ovvero le esegua in sostituzione, in tempi predeterminati e massimamente contenuti.

Chiediamo, in altre parole, che venga concordata una soluzione fattibile e concreta, di immediata esecuzione e percorribile in un arco temporale estremamente contenuto, non essendo ammissibile che noi si venga di fatto “espropriati” della nostra abitazione per un periodo indefinito e teoricamente illimitato.

Ribadiamo che non è accettabile la melina che si consuma tra Giunta, Rai Way e Soprintendenza, che rischia di trascinarsi all’infinito in un carosello di ordinanze/pareri/richieste di sospensiva/accesso agli atti, il tutto per decidere di non decidere ed a scapito della vita dei residenti interessati dall’ipotetico e non predeterminabile sgombero.

Perché i simboli sono importanti, indubbiamente; per quanto dal 2013 – anno di dismissione dell’Antenna – si dibatta ancora sulle funzioni da attribuire a questo bellissimo manufatto sommitale, privo oramai di qualsiasi ruolo, a spese di chi, in quale contesto museale o pseudo tale, e quali flussi di turismo possa richiamare; numerosi convegni, idee e proposte ma nessuna indicazione operativa, immediatamente cantierabile; con quali costi per la collettività e quali ricadute sui residenti prossimi.

Ma crediamo che la vita sia altrettanto, se non più, importante dei simboli e i fautori del museo/parco/mantenimento dell’Antenna e meno che mai la Sovraintendenza, non si sono fatti carico in alcun modo di individuare strade tempestive per risolvere il nodo “residenti vicini”, non accettando, neanche in queste circostanze sanitarie e sociali, la ragionevole ipotesi della riconduzione temporanea dell’altezza in limiti di perimetro compatibili con la sicurezza pubblica.

Ci rivolgiamo pertanto a quanti possono decidere o promuovere atti sostitutivi affinchè senza indugio si adottino misure idonee a cautelare la nostra incolumità ma senza pregiudizio per il nostro diritto all’abitazione e ad una esistenza serena.

Firmato
Il comitato dei residenti Sant’Anna

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