Antenna Rai, 30 giorni per riesaminare la richiesta di riduzione a 130 metri. Il Tar trasmette l’ordinanza alla Procura

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Il Tar di Palermo dà 30 giorni di tempo alla Soprintendenza ai beni culturali di Caltanissetta e quindi all’amministrazione regionale per procedere ad una nuova valutazione della Scia presentata da Rai Way per l’abbattimento parziale e temporaneo dell’antenna Rai della collina Sant’Anna. Contestualmente il collegio presieduto da Calogero Ferlisi (estensore Roberto Valenti) invia copia della stessa ordinanza alla Procura di Caltanissetta e al prefetto.

Le motivazioni con cui il tribunale amministrativo impone il riesame della pratica.

In presenza del vincolo di bene culturale, il proprietario ha l’obbligo di garantire la sicurezza e conservare il bene ma l’amministrazione regionale “non può trincerarsi dietro ad una mera contestazione della mancanza di chiarezza nella SCIA già presentata, sulla natura meramente provvisoria delle soluzione prospettata di riduzione dell’altezza totale del manufatto”. Soprattutto se l’amministrazione non ha provveduto a redigere e trasmettere la relazione tecnica che descriva in modo dettagliato gli interventi conservativi da realizzare come previsto dall’articolo 33 del codice dei beni culturali.

“Infatti – scrive il Tar – è sempre possibile per l’Amministrazione impartire le eventuali prescrizioni al progetto presentato, agire in esecuzione diretta, ed in danno dello stesso proprietario, allorquando quest’ultimo non ottemperi all’obbligo di presentazione del progetto ovvero si rifiuti di modificarlo secondo le prescrizioni impartite o, ancora, nel caso in cui il progetto stesso venga respinto, ferma restando altresì la possibilità per il Soprintendente di adottare in caso di urgenza le immediate misure conservative necessarie”.

In assenza di un riscontro da parte del Genio civile (a cui si era rivolto a inizio giugno il Comune di Caltanissetta su input della Soprintendenza per esprimere il proprio parere, ndr.) “nonostante la delicatezza del caso e i possibili pericoli e disagi per gli abitanti insediati nelle vicinanze del manufatto in argomento”, il Tar ritiene che l’unica via per compensare gli interessi in campo sia quella di riesaminare la pratica relativa all’ultima richiesta avanzata da Rai Way di abbassare l’antenna Rai da 286 a 130 metri. Nella controversia, infatti, è anche entrata la relazione tecnica redatta da un ingegnere per conto del Comitato Parco Antenna. Tale relazione confuta quella presentata all’inizio da Rai Way per dimostrare l’imminente pericolo di crollo. Per tale motivo il Comune di Caltanissetta si era rivolto al Genio Civile per esprimere un parere.

Il Tar di Palermo ha ravvisato gli estremi per inviare l’ordinanza emessa il 2 luglio al Prefetto di Caltanissetta e alla Procura della Repubblica. “Considerato che – si legge nell’ordinanza – oltre ai profili di responsabilità penale ricadenti sul proprietario del bene, già evidenziati nella precedente ordinanza cautelare sopra citata, non appaiono meno rilevanti i profili di potenziale responsabilità penale che possono discendere dal mancato esercizio dei poteri sostitutivi che incombono sull’Amministrazione regionale”.

Il Tar accoglie quindi la richiesta cautelare di Rai Way soltanto per il terzo ricorso per motivi aggiunti relativo al diniego della Soprintendenza alla Scia che prevedeva la demolizione parziale e provvisoria dell’antenna di contrada Sant’Anna. Constesualmente rinvia la decisione nel merito al prossimo febbraio del 2021.

“L’amministrazione regionale è libera di valutare il ricorso ad ogni istituto giuridico necessario ed idoneo per coinvolgere contestualmente quei soggetti o Amministrazioni pubbliche ritenute idonee (anche) ad accertare sia lo stato attuale del bene monumentale – scrivono i giudici nelle conclusioni –, sia la percorribilità di ogni soluzione per la sua messa in sicurezza, se del caso anche con interventi sostitutivi in danno del proprietario; la scelta, eventualmente anche pattiziamente concordata tra le parti, di divenire proprietaria del bene stesso, come prospettato anche in sede di discussione dal difensore di parte ricorrente alla odierna Camera di Consiglio”.

Foto di copertina di Fabio Giuseppe Napolitano

 

 

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