Anno giudiziario, Vagliasindi: “L’isolamento è un rischio da scongiurare”

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“La storia giudiziaria di Caltanissetta narra di processi su tante morti eroiche di servitori dello Stato legate da un comune filo rosso. Morti confermative del tentativo della mafia di accreditarsi come contropotere dello Stato capace di eliminare tutti gli ostacoli che si frappongono ad un’espansione mirata all’infiltrazione negli apparati istituzionali, oggi, anche attraverso il torbido connubio corruzione e criminalità organizzata”. Lo ha detto il presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta Maria Grazia Vagliasindi durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario che il magistrato ha aperto per il terzo anno dal suo insediamento.

“È una lunga scia di sangue quella che ha impegnato la giurisdizione nissena – ha aggiunto – ed è qui a Caltanissetta che è stato celebrato il primo processo Chinnici e i processi sulle stragi Falcone e Borsellino. Questa è storia giudiziaria e di tale storia è per competenza processuale intrisa la giurisdizione nissena che, già per tale profilo, è legittimata a pretendere un aumento di organico, un sostegno più efficace sotto il profilo delle risorse amministrative, un’investigazione che si possa avvalere dei più sofisticati strumenti”.

“L’isolamento di magistrati che, quotidianamente, con tenacia e in nome del popolo italiano, ad onta di un organico all’evidenza insufficiente, sono impegnati in questo distretto, è un rischio che lo Stato ha il dovere di scongiurare perché ha un costo troppo alto, quello umano, anche sotto il profilo di una delegittimazione mortificante da parte del personale e dell’utenza”.

In questo scenario l’assenza di azioni eclatanti e omicidi è secondo la presidente Vagliasindi “una spia di un consolidamento allarmante dei poteri mafiosi sempre più temibile per l’infiltrazione delle mafie nel tessuto socioeconomico e all’interno degli apparati istituzionali”.

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