Anno giudiziario 2013. Si apre all'insegna dei tagli.

1005

inaugurazione anno giudiziarioSi è tenuta questa mattina nell’aula magna del Palazzo di giustizia di Caltanissetta, l’inaugurazione dell’anno giudiziario, cerimonia presieduta dal Presidente della Corte d’Appello, Salvatore Cardinale.

Alla cerimonia ha partecipato il presidente della Regione Rosario Crocetta e i deputati regionali Giancarlo Cancelleri, Antonio Venturino e Gianluca Miccichè. In rappresentanza del Ministero della Giustizia è stata inviata una vecchia conoscenza del tribunale di Caltanissetta, ovvero il magistrato Caterina Chinnici, oggi al ministero, che suo malgrado ha dovuto giustificare le scelte operate dal ministro Severino in ordine alla razionalizzazione e riorganizzazione degli uffici con i pesanti tagli agli organici di tribunali e procure di cui si era già discusso nell’assemblea di lunedì scorso.

un momento dell'inaugurazione anno giudiziarioL’analisi del settore giustizia e del contesto sociale in cui opera nelle province del distretto giudiziario nisseno è stata affidata principalmente alla relazione del dott. CArdinale e agli interventi del Procuratore Generale presso la Corte d’Appello, Roberto Scarpinato e al presidente dell’Anm distrettuale Giovanbattista Tona.

Cardinale ha puntato l’accento sulla diminuzione del numero di reati, tra cui gli omicidi, segno che la mafia prosegue la strategia di sommersione.

Scarpinato, invece, ha tracciato una lucida analisi dei percorsi che caratterizzano la comunità criminale a partire dall’instradamento dei minorenni allo spaccio di droga, alla violenza e alle estorsioni.  “Siamo in una terra dove si è fatto molto e si sta cercando di fare ancora di più per ridare credibilità allo Stato – ha detto  Scarpinato – Ma se invece di darci le risorse queste ci vengono ridotte come può il cittadino sentirsi garantito dalla Giustizia? Come si può sperare di creare fiducia e di convincere il cittadino a non cercare sistemi illegali per vedere tutelati i propri diritti?”.

Anno giudiziarioQuesto di seguito, invece, l’intervento integrale del giudice Giovanbattista Tona, presidente distrettuale della Anm nissena all’inaugurazione dell’anno giudiziario.

“Ho il compito dinanzi a voi di esprimere in pochi minuti entusiasmi, disagi, speranze e propositi dei magistrati che aderiscono all’ANM.

E in questo momento i magistrati si sentono frastornati e delusi dalle ultime iniziative del Ministero della Giustizia.

Negli anni scorsi abbiamo sottolineato le gravi carenze di organico e abbiamo richiesto scelte adeguate al CSM e all’autorità politica, perché i nostri uffici fossero dotati delle necessarie risorse umane e materiali per funzionare meglio.

Frattanto abbiamo lavorato sodo. Anche quando ci trovavamo ad essere meno della metà di quanti avremmo dovuto essere, abbiamo garantito la trattazione dei processi, abbiamo abbattuto l’arretrato, abbiamo curato i numerosi processi di criminalità organizzata che tanti risultati positivi hanno portato al nostro territorio, mostrando la determinazione degli uomini dello Stato, esposti spesso a gravi rischi personali.

Il nostro impegno è stato premiato: dal prestigio acquisito dai nostri uffici, dalla stima delle altre autorità, dall’apprezzamento della società civile che non ha mai fatto mancare la solidarietà ai magistrati più a rischio, persino dai conteggi statistici e dalle elaborazioni matematiche che misurano l’efficienza dei presidi dell’amministrazione della giustizia.

Come accade nelle belle storie che raccontiamo ai nostri figli quando speriamo di convincerli che, nonostante tutto, quando si fa il proprio dovere alla lunga se ne ha sempre un vantaggio, progressivamente negli ultimi tempi avevamo visto arrivare nuovi magistrati per coprire gli organici, avevamo visto attenuare le preclusioni normative che impedivano ai magistrati più giovani di svolgere funzioni monocratiche, avevamo addirittura potuto contare sull’aiuto dei magistrati dei Tribunali per smaltire l’arretrato della Corte di Appello.

Abbiamo visto frattanto portare avanti l’opera di revisione delle circoscrizioni giudiziarie con la soppressione di alcuni Tribunali, di sezioni distaccate, di tanti uffici del giudice di pace, che doveva preludere ad un’ottimizzazione delle risorse a disposizione dell’amministrazione della giustizia.

Nel nostro distretto ci è stato imposto di rinunciare ad un presidio importante e storico, quale è il Tribunale di Nicosia.

Ma a fronte di tutto ciò, d’un tratto sembra che quel percorso di normalizzazione del lavoro nei nostri uffici debba essere bruscamente interrotto.

E’ oramai noto a tutti che il Ministero della Giustizia ha ritenuto che la soppressione di Tribunali e sezioni distaccate, disposto con la legge-delega n. 148/2011, lo autorizzasse a rivedere tutta intera la pianta organica a livello nazionale e a rideterminare il numero dei magistrati assegnati a ciascun ufficio di primo grado; ciò nonostante la legge delega sembrava prevedere che il personale degli uffici accorpati fosse assegnato a quello accorpante e che solo successivamente si sarebbero dovuti operare degli aggiustamenti con provvedimenti sulle piante organiche.

E così il 31 dicembre scorso una lunga relazione tecnica si è mossa dal Ministero della Giustizia verso gli uffici del CSM, prospettando allarmanti tagli alle piante organiche di tanti uffici giudiziari di primo grado.

Questa proposta, che pure si è mossa, confondendosi tra i fumi e gli stordimenti dei festeggiamenti di fine anno, è stata confezionata con un ampio apparato di calcoli e di elaborazioni matematiche che vorrebbero renderne coerente l’intero impianto.

Ma “quando le regole della matematica si riferiscono alla realtà non sono certe”, diceva Albert Einstein, “e quando sono certe non si riferiscono alla realtà”.

E così, per via di questa matematica, abbiamo scoperto una realtà che noi nemmeno immaginavamo.

Risulta – anche se noi non ce ne eravamo accorti – che la Procura di Caltanissetta, quella che sta facendo le indagini sulle stragi del 1992 e sui connessi depistaggi e frattanto contrasta con i pericolosi clan mafiosi del nostro territorio e con i loro collegamenti con la criminalità, anche economica, di mezza Italia, è in soprannumero di 2 unità.

Il Tribunale di Caltanissetta dovrebbe addirittura essere ridotto da 33 magistrati a 27.

Il Tribunale di Enna che avrebbe dovuto rafforzarsi anche con l’arrivo dei giudici del sopprimendo Tribunale di Nicosia, si ritroverà una pianta organica di 13 magistrati, perché altri 6 vengono “altrimenti destinati”; e la Procura di Enna (ve la ricordate, quella che era considerata il simbolo delle sedi disagiate) viene ridotta di due unità, forse per evitare che l’accorpamento con la Procura di Nicosia possa fare disabituare il tenacissimo Procuratore Ferrotti al super-lavoro da affrontare con pochi sostituiti.

Ma la statistica, quell’unica scienza che, come diceva un fine umorista, permette a esperti diversi, usando gli stessi numeri, di trarne diverse conclusioni, ci ha persino regalato la notizia che a Gela gli uffici giudiziari sono troppo opulenti; bisogna sopprimere un posto di sostituto e tre posti di giudice.

Gela è la città di Gaetano Giordano, un grande eroe normale, il rivenditore di profumi che non voleva foraggiare le cosche mafiose; è la città dove con pazienza e con quotidiano impegno si lavora per riaffermare la legalità, dove si sono moltiplicate le denunce dei commercianti estorti, dove la realtà economica complessa produce contenzioso civile e richiede attenzione da parte degli organi inquirenti.

Gli uffici giudiziari di Gela sono quelli che presto si dovranno occupare anche di Niscemi, una comunità la cui domanda di giustizia è stata calcolata con le stesse tabelline utilizzate per paesi come Santa Margherita d’Adige o Villa Estense. E così i conti a chi possono tornare?

A noi questi conti non tornano. A noi non convincono affatto queste statistiche che non misurano gli impegni e i rischi dei processi di criminalità organizzata, che non conteggiano i procedimenti di prevenzione che servono ad aggredire i patrimoni della criminalità organizzata, che non tengono conto dei giudizi sulla libertà personale che si svolgono dinanzi al tribunale del riesame, che non sanno pesare la qualità dei processi e infilano in uno stesso sacco buio il processo per strage e quello per guida in stato di ebbrezza, che non sanno leggere la domanda di giustizia di territori di frontiera come i nostri, che si dimenticano della collocazione fuori ruolo di decine e decine di magistrati in ministeri diversi da quello della Giustizia e in attività per le quali l’impiego di magistrati sembra spesso superfluo; che non ricordano nemmeno quante incompatibilità prevede la legge tra i giudici che si occupano dei processi nelle varie fasi e che impongono in un procedimento con imputato detenuto l’intervento di almeno 8 magistrati per raggiungere una sentenza di primo grado.

Se i magistrati diventano numeri, è perché sono diventati numeri i processi, è perché anche il cittadino che chiede giustizia è diventato un numero.

Dolorosa conclusione questa, che ci piacerebbe vedere smentita.

E ci adopereremo perché venga smentita.

Formuleremo le nostre valutazioni tecniche nelle sedi competenti, faremo dire alle tabelline statistiche quello che non si è voluto capire e ancor più cercheremo di rappresentare la realtà dei nostri uffici che non si può descrivere solo con questi opachi conteggi.

Ma abbiamo oramai una certa esperienza e sappiamo che la forza degli argomenti cede spesso il passo ad altre forze, che altrettanto spesso sono ben più forti di noi.

Ed è per questo che in questa battaglia speriamo nel contributo di tutti e speriamo di sentire la voce di coloro che riterranno di condividere le nostre preoccupazioni.

Ed è per questo in particolare che la Giunta distrettuale nissena mi ha dato lo specifico compito di lanciare un accorato appello al Presidente della Regione Rosario Crocetta, che oggi ci ha onorato della Sua presenza.

Secondo questa proposta, il distretto giudiziario della Sua città perderà 20 magistrati in organico  e la Sicilia complessivamente ne perderà circa 70.

Noi ci auguriamo, Presidente Crocetta, che una persona come Lei, con la Sua storia personale, con i Suoi propositi e i Suoi obiettivi, sia dell’avviso che un taglio così la nostra terra non se lo può permettere.

Noi siamo certi che il primo Presidente della Regione Siciliana, entrato a Palazzo d’Orleans con la scorta per le minacce mafiose di cui è destinatario, non potrà farsi scippare 70 avamposti di legalità né dalla ragion politica nè dalle discettazioni statistiche”.

Commenta su Facebook