Anche la giurisdizione sferzata dall’emergenza covid: “La corte d’Appello ha assicurato un’efficacia tangibile”

“In quest’anno la Corte d’Appello ha assicurato un’efficacia che è tangibile. Il presupposto è stato sempre quello del confronto con tutti i magistrati e il personale amministrativo. Quest’anno il bilancio e’ molto complesso e difficile perche’ la giurisdizione e’ stata sferzata anch’essa dall’emergenza epidemiologica. Ci siamo trovati di fronte ad un’emergenza che non ha precedenti nel dopoguerra. Ma il 2021 deve essere l’anno della ripartenza”. Lo ha detto la presidente della corte d’Appello di Caltanissetta Maria Grazia Vagliasindi in apertura della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. Presenti i rappresentanti del Csm e del ministero della Giustizia, Antonino Di Matteo e Dino Petralia e il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci.

“Continua per il settore penale a imperversare Cosa Nostra in tutto il distretto, l’organizzazione principale con evidenti capacità d’espansione anche in altre Regioni. Il dato percepito è che la mafia si è globalizzata. Ne sono prova anche i procedimenti celebrati come quello su Rinzivillo con collegamenti con la criminalità palermitana, catanese, calabrese e addirittura turca e russa. Il mafioso si nasconde e cambia volto con una maschera. Si riconferma la tendenza a lucrare un patrimonio di relazioni sociali con apparati della pubblica amministrazione. Capillare è l’attività di reimpiego dal narcotraffico e dall’attività estorsiva”. La presidente della corte ha ricordato che nel distretto sono attive diverse consorterie mafiose. A Gela operano anche le famiglie di Niscemi e Mazzarino con la coesistenza della temibile Stidda e due fazioni di Cosa Nostra parallele (Rinzivillo ed Emmanuello) e il gruppo Alferi. Riciclaggio, evasione e corruzione sono i canali privilegiati. Ma – ha avvertito Vagliasindi – “nel nostro distretto la giurisdizione penale si muove, non si arresta, lavora senza sosta. Rispettosa delle garanzie della dialettica processuale attraverso il giusto processo”.

Nella relazione ha quindi sottolineato il lavoro svolto a Caltanissetta, sede dei processi di terzo livello riguardanti i magistrati del distretto di Palermo a norma dell’articolo 11 della Costituzione e il deposito della sentenza del processo Borsellino quater avvenuto il 30 dicembre, in piena pandemia.

“L’uccisione del giudice Paolo Borsellino si inserisce nell’ambito di una piu’ articolata strategia stragista unitaria, determinata da Cosa nostra per vendetta e cautela preventiva”. E’ stato uno dei passaggi contenuti nella relazione. “Cosa nostra voleva destabilizzare ed esercitare una pressione sulla compagine politica e governativa che aveva fino a quel momento attuato una drastica politica di contrasto all’espansione del crimine organizzato mafioso”. Nel corso del processo sono stati ricostruiti gli ultimi mesi di vita di Borsellino, nel periodo successivo alla strage di Capaci. Dalla testimonianza dei congiunti del magistrato, della moglie Agnese e dei suoi colleghi di lavoro, e’ emersa “la preoccupazione e l’angoscia del magistrato, addolorato per la perdita di un valoroso amico e collega e soprattutto preoccupato di non riuscire ‘a fare in tempo. Il disegno stragista ha preso avvio dall’uccisione di Salvo Lima (12 Marzo 1992) per poi proseguire con la strage di Capaci (23 maggio 1992), di via D’Amelio (19 Luglio 1992) e con le successive stragi del 1993, perpetrate in altre regioni d’Italia con un attacco senza precedenti contro le Istituzioni diretto a lo Stato e a provocare un diffuso stato di terrore”. Dal Borsellino quater e’ anche emersa “la regola della competenza della Commissione provinciale a deliberare sugli omicidi eccellenti perpetrati da Cosa nostra”.

“L’efficenza è importante ma servono risposte perché il costo è troppo alto, quello della solitudine. Con la sentenza è stata confermata la condanna per calunnia a Pulci e Andriotta, ma la mafia sorveglia e punisce con un tempismo scientifico impressionate”.

La presidente Vagliasindi ha quindi esortato affinché “sia garantita un’investigazione brillante e tempestiva perché l’affidabilità di tutte le indagini è il tassello fondamentale per la ricerca della verità oggettiva senza la quale il giudice viene meno alla sua identità”.

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