Anche italiani ospitati nella casa di via Mussomeli

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Anche italiani,  nisseni, sembra che frequentassero e sarebbero stati ospitati, in vari momenti, nella casa di via Mussomeli nel rione Saccara, in cui abitavano alcuni degli arrestati nel blitz dei Carabinieri che ha portato in carcere sei migranti nigeriani e un gambiano per violenza sessuale, sequestro di persona e a vario titolo altri reati gravissimi, ai danni di una ventenne universitaria di San Cataldo che li ha denunciati ai Carabinieri della Tenenza di San Cataldo.

Come emerge da fonti diverse e convergenti, anche qualche persona italiana frequentava il posto in cui abitavano gli indagati, extracomunitari da anni residenti in città.

Quella casa non di rado era “rumorosa”, richiamando più volte l’intervento della Polizia per disturbo della quiete pubblica. Ma a quanto si apprende,  a parte la musica ad alto volume, le forze dell’ordine non avrebbero in passato rilevato infrazioni gravi o reati.

Questo sembrerebbe escludere un caso di marginalità sociale o ghettizzazione quale causa della violenza. Da capire, in sede di indagini, in quale contesto sia avvenuto il contatto tra la vittima ed i suoi presunti aguzzini la notte tra il 21 e il 22 novembre scorsi, quando la giovane universitaria ha denunciato di essersi trovata, dopo aver perso i sensi, da una festa in campagna con amici, alla casa di via Mussomeli in centro storico, ovvero com’è finita in quella casa e se qualcuno dei fermati fosse presente a quella festa. Festa che gli investigatori hanno accertato esserci stata ed alla quale alcuni testimoni avrebbero confermato la presenza della giovane.

Particolari, questi e altri, che saranno approfonditi dai militari del Nucleo operativo radiomobile e della tenenza di San Cataldo, coordinati dalla Procura della Repubblica, dopo la convalida dei fermi, avvenuta ad opera del Gip per una serie di elementi e indizi ritenuti dal Giudice concordanti a carico dei sette fermati, rimasti in carcere con responsabilità diverse tra loro.

Elementi su cui le indagini proseguono. Gli investigatori stanno ascoltando decine di persone tra amici, conoscenti e presenti e acquisito i tabulati telefonici di diverse persone. Per uno degli indagati, il legale ha chiesto un colloquio con interprete. I fermati sono quasi tutti da tempo residenti in Italia e alcuni di loro conosciuti in città, ma una vicenda così complessa richiede di abbattere le barriere linguistiche, per acquisire agli atti la versione dell’indagato.

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