All’ospedale Sant’Elia nuovo corso sugli accessi vascolari: “Così salvaguardiamo il patrimonio venoso dei pazienti”

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Risparmiare il patrimonio venoso dei pazienti e garantire salute e qualità della vita. Con questo scopo si è svolto all’ospedale Sant’Elia il corso teorico-pratico sull’impianto e la gestione degli accessi venosi con metodo Ecg e navigazione. Il corso, rivolto a medici e infermieri, è stato tenuto dalla responsabile del Vascular Team del reparto di Rianimazione dell’ospedale Sant’Elia Rita D’Ippolito (nella foto). Dopo le prime ore dedicate alla teoria, i corsisti hanno messo in pratica quanto appreso durante il corso, in sala operatoria e all’interno del reparto di Rianimazione diretto da Giancarlo Foresta. Si tratta di uno dei 5 corsi che si svolgeranno durante l’anno, visto che l’ospedale Sant’Elia è stato riconosciuto come centro di formazione di livello nazionale. “Si tratta di un corso teorico-pratico poiché i discenti, massimo dieci per ogni corso – ha spiegato Rita D’Ippolito – vengono anche in sala operatoria proprio a verificare le nostre tecniche di impianto. Ogni due mesi ci sarà un corso perché siamo stati riconosciuti a livello nazionale dalla Società Scientifica di Anestesia e Rianimazione come centro di riferimento per la formazione sugli accessi vascolari: dai port ai picc, dai midline ai Groshong”. Tanti fino ad oggi gli accessi vascolari impiantati a giovani donne con tumore. “I benefici per queste donne sono tantissimi – ha sottolineato la dottoressa D’Ippolito – innanzitutto perché essendo giovani tengono all’estetica, quindi anziché port toracici che prevedono delle cicatrici, impiantiamo dei PICC-port nel braccio invisibili dall’esterno. Inoltre il paziente grazie all’accesso venoso non verrà più punto ripetutamente e quindi questo consentirà anche una serenità del trattamento terapeutico, quindi affronteranno meglio anche la chemioterapia. A moltissimi impiantiamo dei PICC power che sono ad alto flusso quindi consentono di effettuare controlli Tac con mezzo di contrasto, senza problemi. Quindi diamo al paziente un accesso che garantisce anche la qualità di vita. Il paziente che arriva dall’esterno, quindi non ricoverato, può essere inviato dal medico di famiglia con una prescrizione e noi apriamo un day service qui in ospedale. Abbiamo anche pazienti interni, ricoverati, che necessitano non solo di chemioterapia ma anche di nutrizione, idratazione, pazienti chirurgici, post operazioni al colon, e quindi che non possono nutrirsi regolarmente. I pazienti vengono anche dalla Medicina Interna. Ad esempio non tutte le terapie antibiotiche possono essere somministrate per via venosa periferica ma va preso un accesso venoso sicuro, che noi definiamo centrale, grazie al quale possiamo somministrare qualsiasi tipo di farmaco. Siamo in grado insomma di dare risposte a tutti i reparti e questo ne va sicuramente della salute del paziente la cui qualità della vita è nettamente migliorata”.

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