Al via l’udienza preliminare sul caso Saguto. Lo Stato chiede sette milioni al magistrato

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Per la prima volta, come ha detto qualche autorevole commentatore, è l’antimafia ad andare sotto processo. E’ iniziata giovedì mattina al Tribunale di Caltanissetta l’udienza preliminare del procedimento a carico del giudice Silvana Saguto, ex presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo e di altre 17 persone, tra avvocati, amministratori giudiziari e altri colleghi magistrati. 77 i capi d’imputazione che vanno dalla corruzione, truffa e falso. L’avvocato Gaetano Cappellano Seminara (nella foto in copertina insieme a Saguto) ha chiesto il giudizio immediato, senza la celebrazione dell’udienza preliminare.

A condurre l’udienza preliminare il giudice Marcello Testaquadra, mentre l’accusa è rappresentata dal procuratore capo Amedeo Bertone, dai sostituti Cristina Lucchini, Maurizio Bonaccorso e Claudia Pasciuti. Sono 18 gli imputati, nessuno presente. Alcuni imprenditori a cui vennero sequestrati i beni chiedono adesso di costituirsi parte civile contro la magistrata, accusata dalla procura di Caltanissetta di aver gestito in modo spregiudicato i patrimoni sottratti alla mafia e ai suoi prestanome. Le prime richieste di costituzione di parte civile sono quelle dell’Avvocatura dello Stato, per conto della presidenza del Consiglio, dei ministeri della Giustizia, degli Interni , dell’Economia, dell’Agenzia dei beni confiscati. “Danno patrimoniale e di immagine”, dicono gli avvocati. “Fu messa in atto un’attività delinquenziale e predatoria sui beni sequestrati”. Il ministero della Giustizia chiede alla Saguto un risarcimento di sette milioni di euro

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