Al Sant’Elia di Caltanissetta primo intervento di toracoscopia su una giovane paziente

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Prima toracoscopia eseguita all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta grazie ad una convenzione che ha visto il primario di Chirurgia Toracica dell’ospedale Civico di Palermo, Giuseppe Di Miceli, operare insieme a una equipe di chirurghi nisseni composta dal primario di Chirurgia Generale, Giovanni Ciaccio, e i medici Giovanni Di Lorenzo e Marco Airò Farulla insieme agli anestesisti Rita D’Ippolito, Giovanni Bova e Salvatore Ferrigno. L’intervento di chirurgia toracoscopicavideo-assistita (VATS) è stato eseguito su una trentenne della provincia nissena che, a seguito di una caduta da cavallo, aveva riportato un trauma vertebrale e toracico che aveva comportato la presenza di sangue nel cavo pleurico.

“Dopo un primo intervento di emergenza attraverso un drenaggio pleurico – ha spiegato il chirurgo Giovanni Di Lorenzo – è stata eseguita la toracoscopia per risolvere il sanguinamento e ripulire il cavo pleurico, permettendo così al polmone di tornare a respirare normalmente. Questo è stato possibile grazie alla convenzione che la nostra azienda ha stipulato con il dottore Di Miceli, e grazie al nostro primario Giovanni Ciaccio aperto sempre a tutte le novità, abbiamo eseguito questo intervento chirurgico di sbrigliamento di queste sinechie, di queste aderenze, che si erano formate, ripulendo il cavo pleurico e permettendo al polmone di respirare in maniera corretta. La ragazza adesso si trova in terapia subintensiva ma le condizioni sono in netto miglioramento e contiamo a giorni di dimetterla. La difficoltà di questo intervento è il fatto che per lavorare nella cavità toracica ci vuole grande esperienza, ci vuole un buon training, sia il nostro direttore Ciaccio che il sottoscritto siamo specialisti in Chirurgia Toracica ma lavoriamo in un’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale. Ribadisco questa convenzione ci consente di avere tutte le carte in regola per poter lavorare su un torace, cosa che abbiamo fatto su questa ragazza in urgenza, ma naturalmente sarebbe stato poi necessario trasferirla presso un’unità operativa di Chirurgia Toracica e invece lo abbiamo potuto fare qui a Caltanissetta per la prima volta, non solo grazie alla collaborazione dell’unità operativa di Anestesia e Rianimazione, ma di tutti gli infermieri che si sono spesi con molta professionalità e serietà per la gestione della paziente. La ragazza potrà avere una ripresa in 7 giorni, nell’arco di 4 giorni a seguito di un controllo tac toglieremo il tubo di drenaggio e la dimetteremo. Poi dovrà semplicemente eseguire una terapia riabilitativa respiratoria che potrà fare autonomamente a casa sua. Ci auguriamo – conclude il dottore Di Lorenzo – che sia il primo di una serie di interventi, naturalmente la chirurgia toracica è fondamentale in un centro come il nostro. Le professionalità e le competenze ci sono quindi aspettiamo soltanto l’ufficialità, il via, da parte della direzione”.

Intervento impegnativo anche per i rianimatori come sottolineato dal primario di Anestesia e Rianimazione Giancarlo Foresta che ha sottolineato “l’intervento di chirurgia toracica per noi anestesisti rappresenta un punto di arrivo. A differenza della cardiochirurgia dove l’attività dell’anestesista è solo di induzione all’anestesia e poi si passa alla Cec (Circolazione Extra Corporea), in questo caso l’anestesista è impegnato in prima persona per tutta la durata dell’intervento”. E tra gli anestesisti impegnati in prima persona vi era anche la dottoressa Rita D’Ippolito. “Le difficoltà di questo intervento – spiega la dottoressa D’Ippolito – consistono innanzitutto nel tipo di intubazione perché viene utilizzato un tubo più voluminoso rispetto a quello utilizzato normalmente, il cosiddetto tubo di Robertshaw, a doppio lume. Dopo di che si fa un controllo con il broncoscopio per verificare il posizionamento corretto del tubo al fine di escludere il polmone che deve essere operato. Anche la ventilazione è più impegnativa del solito perché si tratta di una ventilazione monopolmonare che deve garantire la stessa ossigenazione”. Nella foto da sinistra i medici Giovanni Di Lorenzo, Rita D’Ippolito e Marco Airò Farulla

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