Al CIE di Caltanissetta l’indiano sospettato del tentato sequestro di una bambina a Scoglitti

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Ram Lubhaya, il cittadino indiano di 43 anni che la Procura di Ragusa sospetta aver tentato di rapire una bambina sul lungomare di Scoglitti e per il quale a breve chiederà il giudizio immediato, oggi sarà trasferito al Cie di Caltanissetta e poi sarà rimpatriato in India. Già lo scorso 17 agosto aveva ricevuto un provvedimento di espulsione e ieri la Procura ha dato il nulla osta. Ma le polemiche sulla vicenda giudiziaria, soprattutto sulla mancata conferma del fermo, non si placano.

La madre aveva denunciato il rapimento, la scorsa settimana nell’immediatezza dei fatti, ma per la procura questo reato non si è consumato e quindi non è stato possibile arrestare l’indiano: “Il tentativo di rapimento per noi comunque c’è stato — dicono i pm — perché Ram ha tenuto in braccio la bambina per 45 secondi allontanandosi dai genitori”. Ram nell’interrogatorio ha negato qualsiasi tentativo di sequestro: “Stavamo solo giocando e scherzando, non volevo farle del male e non sono un mostro”, ha detto alla pm Giulia Bisello.

Dopo l’annuncio di un’ispezione ministeriale da parte del Guardasigilli Andrea Orlando, “per verificare l’operato dei Pm”, scende in campo l’ANM in solidarietà della Procura di Ragusa.

L’Associazione Nazionale Magistrati stigmatizza gli “attacchi mediatici” diretti al pm di Ragusa Giulia Bisello. “Si tratta di attacchi inaccettabili – osserva il sindacato delle toghe – frutto di un approccio superficiale agli accadimenti determinato dalla non conoscenza degli atti e dei presupposti di legge che hanno portato alle scelte della collega e che hanno come unica conseguenza quella di non consentire ai magistrati della procura di Ragusa di svolgere il proprio compito nel giusto clima di serenità”.

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