Ai domiciliari imprenditorie nisseno, fatture per operazioni inesistenti su forniture elettromedicali

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I finanzieri del Comando Provinciale di Caltanissetta, a conclusione di una complessa indagine scaturita a seguito di una verifica fiscale condotta nei confronti di una società nissena operante nel settore delle forniture di apparecchiature elettromedicali, prevalentemente a strutture sanitarie pubbliche, hanno portato alla luce un’evasione fiscale – a carattere transnazionale – realizzata mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti finalizzata ad abbattere la base imponibile e ridurre l’imposizione erariale.
L’attività investigativa svolta dagli specialisti del Nucleo di Polizia Economica Finanziaria di Caltanissetta, sviluppata valorizzando lo scambio di informazioni con organi collaterali esteri (Olanda, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca), ha disvelato il meccanismo fraudolento posto in essere dall’imprenditore nisseno, appurando che la società da lui amministrata, per più anni a partire dal 2015, ha stipulato fittizi contratti di noleggio e manutenzione delle attrezzature elettromedicali intestandoli, apparentemente, a diverse società comunitarie al solo fine di contabilizzare elevati costi, per oltre 3 milioni di euro, mediante l’annotazione delle relative fatture per operazioni inesistenti emesse dalle società estere, così da abbattere la base imponibile e di conseguenza pagare meno imposte allo Stato. Gli accertamenti hanno permesso di appurare, altresì, come le società estere siano state il veicolo per drenare denaro, frutto degli illeciti risparmi d’imposta, dalla società nissena verso conti esteri, per essere successivamente restituito all’amministratore arrestato.
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta, ha determinato l’emissione da parte del Tribunale di Caltanissetta – Sezione G.I.P., di un’ordinanza che ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti dell’amministratore della società nissena, Z.A. (47 anni), indagato per frode fiscale, nonché il sequestro preventivo dei beni, ai sensi degli artt. 321 c.p.p. e 12-bis del D.Lgs. n. 74/2000, nei confronti dello stesso imprenditore indagato e della società al centro delle indagini, fino a concorrenza dell’imposta evasa quantificata in circa 288 mila euro.
“L’attività di servizio in rassegna – si legge nella nota – testimonia la costante azione della Guardia di Finanza nel contrasto all’evasione fiscale e, in particolare, alle frodi in materia di imposta sul valore aggiunto e imposte sui redditi, così da impedire la sottrazione di risorse finanziarie al bilancio dello Stato, in special modo in un periodo di grave difficoltà sociale come quella attuale, e a favorire le condizioni necessarie per tutelare la collettività in genere e lo spirito di leale concorrenza per gli imprenditori rispettosi delle regole di mercato, ingiustamente danneggiati dalla maggiore competitività degli autori di simili condotte illecite”.

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