Agromafia. Sequestrati azienda e gregge a un soggetto ritenuto vicino agli Emmanuello

349

Venerdì scorso i poliziotti della divisione polizia anticrimine della Questura di Caltanissetta, collaborati dal Commissariato di Gela e dal Reparto prevenzione crimine Sicilia occidentale, hanno dato esecuzione a un decreto di misura di prevenzione patrimoniale a carico di Trubia Maurizio, inteso Enzo, allevatore di ovini e caprini a Gela, con sequestro di beni immobili e mobili. In particolare, su proposta del questore la sezione misure di prevenzione del Tribunale ha disposto il sequestro dell’impresa individuale destinata all’allevamento di ovini e caprini intestata alla moglie, S.M. cittadina romena; dell’intero complesso aziendale, macchine agricole comprese e altri beni mobili registrati nonché il sequestro di terreni rurali per una superficie totale complessiva di oltre 6 ettari, 5 fabbricati. Sotto sequestro anche quattro rapporti finanziari. Il valore complessivo dei beni sequestrati ammonta a circa 500mila euro.

Grazie alla collaborazione dei veterinari dell’ASP di Caltanissetta e al personale del Corpo forestale regionale sono stati individuati anche 550 ovini e caprini nella disponibilità del Trubia, conseguentemente censiti e sottoposti a controllo veterinario. Le indagini hanno preso le mosse dalla pericolosità sociale di Trubia Maurizio, personaggio di spessore nell’ambito della criminalità gelese sin dai primi anni novanta. Trubia Maurizio si è messo in evidenza per la commissione di innumerevoli gravi delitti e per le sue frequentazioni di noti appartenenti a Cosa nostra gelese, arrivando ad assumere al suo interno un ruolo di prestigio, fino a emergere (come riscontrato anche sulla base di rivelazioni di diversi collaboratori di giustizia), quale “reggente” della famiglia mafiosa gelese degli Emmanuello, già dalla morte dell’omonimo boss Daniele, avvenuta nel dicembre del 2007.

Il legame tra la famiglia di Trubia Maurizio e la cosca Emmanuello è molto profondo: suoi parenti stretti, quali il fratello Trubia Massimiliano e il cugino Trubia Francesco, sono stati uccisi in un agguato mafioso nel ‘91, così come il cognato Trubia Massimo, esponente del predetto clan, assassinato nel 2006 a Gela. Numerosi i reati di cui Trubia Maurizio si è reso responsabile, dalla ricettazione al danneggiamento e minacce, detenzione e porto illegale di armi, violenza privata e lesioni personali, invasione di terreni o edifici e introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui e pascolo abusivo. Recentemente è stato condannato per aver condotto di continuo greggi di capre e pecore, da lui stesso gestiti, all’interno di terreni già seminati di suoi confinanti, finendo per imporre in modo vessatorio la propria presenza e costringere i vicini ad abbandonare le proprie terre. La misura di prevenzione patrimoniale oggi eseguita, col sequestro e allontanamento materiale del gregge dal suo sito e significativamente collocate in un terreno confiscato e quindi sottratto alla mafia, ha inteso frenare la pericolosità sociale di Trubia Maurizio anche sul versante del contrasto alle agromafie.

Commenta su Facebook