Agli Ordini professionali la decisione sui beni dei Boss mafiosi

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Un avvocato, un ingegnere e un commercialista decideranno le sorti di una serie di beni confiscati alla mafia a Caltanissetta, tra i quali un vero e proprio feudo, oltre 130 ettari di terreno in contrada Trabona appartenuti al boss Bernardo Provenzano tramite il suo prestanome e curatore degli affari finanziari, Giuseppe Palazzolo, arrestato quando era latitante nel 2001 proprio a San Cataldo.
E’ la soluzione che l’amministrazione comunale ha deciso di intraprendere per assegnare una serie di beni confiscati alla Mafia e trasferiti al Patrimonio del Comune, tra i quali vi sono anche alcuni terreni e fabbricati in contrada Iannittello-Pignataro di proprietà, un tempo, del boss sancataldese Cataldo Terminio o a suoi prestanome.
La delibera di giunta (assente il sindaco Giovanni Ruvolo) approvata all’unanimità a fine gennaio e pubblicata ieri, decide la costituzione di una “commissione” che dovrà vagliare le istanze di associazioni, cooperative e soggetti del terzo settore che hanno risposto al bando pubblicato a luglio per “manifestazioni di interesse”  per gestire a finalità sociali i beni da ricevere in comodato d’uso gratuito dal Comune.
A farne parte, previa disponibilità degli stessi interessati, il presidente dell’ordine degli avvocati, Giuseppe Iacona, il presidente dell’ordine degli ingegneri, Fabio Corvo e quello dei commercialisti, Massimo Dilena.
Giuseppe PalazzoloI beni sono principalmente terreni agricoli con annessi alcuni immobili strumentali. Così come indicato nel decreto di consegna al Comune, da parte dell’Agenzia nazionale, i beni confiscati alla mafia vanno utilizzati per iniziative sociali.
I beni in questione appartenevano anche al gotha di Cosa Nostra, tra cui il prestanome di Provenzano, Giuseppe Palazzolo, ex bancario di Cinisi, professatosi coltivatore diretto.
Un terreno agricolo sito nel comune di Caltanissetta in contrada Arenella, di circa 5 ettari, confiscato a Cataldo Terminio e un altro terreno agricolo in contrada Arenella.
Questi due beni erano stati già oggetto di un’analoga ricerca per manifestazioni d’interessa nel 2013.
Un terreno agricolo nel Comune di Caltanissetta contrada Iannigreco/Pignataro e un altro terreno agricolo sempre in contrada Iannigreco Pignataro su cui insiste un fabbricato rurale.
E poi c’è il Villino in contrada Iannigreco-Pignataro, su lotto di terreno di pertinenza, anch’esso un tempo di proprietà di Cataldo Terminio.
Quindi i due fabbricati nel Comune di Caltanissetta in contrada Trabona rispettivamente di mq. 147 e mq. 219, un appezzamento di terreno con annessi fabbricati a Caltanissetta in contrada Trabona e un appezzamento di terreno con annessi fabbricati, sempre in c.da Trabona che rappresentano diversi lotti messi a gara, un tempo parti di un’unica azienda agricola, imponente, ritenuta di proprietà di Bernardo Provenzano.
La direttiva del sindaco precedente, Michele Campisi, in tema di beni confiscati, aveva stabilito che il procedimento fosse interamente assunto dai dirigenti e dal segretario generale dell’ente, ognuno per le proprie competenze. E che prima dell’assegnazione si facesse una ricognizione precisa dei luoghi e del loro stato, per evitare futuri contenziosi.
L’amministrazione Ruvolo ha deciso di affidare la decisione ad una commissione esterna da cui è esclusa la società civile. Una scelta legittima che dovrebbe partire da un presupposto. La commissione esterna costituita dagli ordini professionali deve vagliare un procedimento già concluso, completo in tutte le sue parti e vagliare la legittimità e opportunità di decisioni e proposte già formulate dall’organo dirigenziale. La Commissione, infatti, non può sostituirsi a responsabilità e competenze dei dirigenti. La scelta finale, per legge, è infatti in capo al Sindaco.

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