Affissioni pubblicitarie, esposto in Procura della IV Commissione. In una lettera ombre di reati

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La proposta di delibera che modifica la tariffa comunale per le pubbliche affissioni, leggasi cartellonistica pubblicitaria, un affare da sempre ghiotto, prima di approdare al consiglio comunale di giovedì pomeriggio era già finita in un altro tavolo, quello del Procuratore della Repubblica.

Carlo Campione Polo CivicoE’ tempo di esposti a Palazzo del Carmine. A presentarlo è stata la IV commissione bilancio che da un anno e mezzo, da quanto si è insediata, ha preso in mano il dossier della cartellonistica, il cui bando per affidare gli spazi alle concessionarie pubblicitarie era andato deserto, poi era stato impugnato al TAR che ne ha decretato la correttezza, così come il CGA.

Ma nel frattempo ci si è resi conto che 580 euro a metro quadrato per avere in concessione i cartelloni pubblicitari erano fuori dal mondo (Torino ne fa pagare 180 euro) e quindi si è messo mano alla tariffa, portando all’approvazione del consiglio comunale di giovedì 24 settembre la tariffa di 147 euro a metro quadrato. Il consiglio è stato poi rinviato di 24 ore, ma nel frattempo la discussione è stata molto accesa.

L’esposto in Procura nasce da una nota dell’ex dirigente dell’ufficio tecnico, Armando Amico che, sollecitato dal sindaco Giovanni Ruvolo sul tema, rispose che dietro l’ammutinamento delle imprese del settore, che in massa non parteciparono al bando di gara, potevano nascondersi accordi di cartello o peggio. Anche perchè dopo la seconda gara a vuoto, il nuovo regolamento approvato ad Aprile 2014 dal precedente consiglio comunale, sempre su proposta degli uffici, prevedeva in terza battuta la licitazione privata.

Tutto venne bloccato e non si esperì mai il terzo tentativo, quello della trattativa privata o procedura negoziata che dir si voglia.

La nota dell’architetto Amico è circolata tra i banchi del consiglio comunale, dopo specifica richiesta del consigliere Salvatore Licata, che nulla sapeva della sua esistenza. La nota di Amico, infatti, era stata consegnata al sindaco a luglio 2014 ma è arrivata sul tavolo della commissione competente a settembre 2015, quando la commissione bilancio  da oltre un anno lavorava al dossier. Ecco perchè i consiglieri della quarta commissione, avendo letto il contenuto della nota del dirigente tecnico del Comune di Caltanissetta si sono convinti a consegnarla alla magistratura per le opportune verifiche.

Intanto si è scoperto che negli ultimi anni “non è mai entrato nulla nelle casse del Comune”, dalla cartellonistica pubblicitaria, come ha detto in aula l’assessore Boris Pastorello.

“In commissione – ha spiegato il consigliere di Caltanissetta Protagonista, Petrantoni – è arrivata una nota dell’architetto Amico del luglio 2014, richiesta dal sindaco Ruvolo perchè la vicenda della cartellonistica era particolarmente spinosa, con gare deserte e ricorsi. In questa nota l’ex dirigente dell’ufficio tecnico dava il suo parere, parlando di operazioni di cartello e di turbativa d’asta. Ricevendo questa nota abbiamo convocato il sindaco, e poi abbiamo deciso di fare un esposto in Procura. Questo tipo di documento ha una certa importanza e dà una responsabilità, pensiamo, all’amministrazione ma anche alla commissione, quindi era giusto denunciare il fatto”.

L’esposto in Procura è firmato dal presidente, Carlo Campione ma è un atto di tutta la commissione, esitato dopo la ricezione della nota inerente l’appalto di pubblica affissione. La nota è giunta in commissione a settembre e si chiede di accertare alla Procura se vi siano estremi di reato.

“Ci siamo chiesti – ha attaccato Valeria Alaimo – perchè il sindaco avendo ricevuto la nota lo scorso anno, non abbia proceduto, visto quanto dichiarato, non abbia ritenuto opportuno inviare di propria volontà e spontaneamente questa lettera alla Procura della Repubblica. Un sindaco, quando riceve una nota così, ha l’obbligo di trasmettere gli atti in Procura, a mezzo ragione se nella propria maggioranza ha fior fior di avvocati. A mio avviso è stata una scelta sbagliata. Siamo stati costretti a dire (nell’esposto, ndr.) che il sindaco l’aveva in mano da un anno”.

In aula la replica del sindaco Giovanni Ruvolo. “Come è stato evidenziato in commissione, ho subito attenzionato la problematica che non riguardava la mia amministrazione. Non avendo ravvisato notizie chiare di reato ma semplici ipotesi, avevo subito attivato la commissione perchè iniziasse un lavoro in questo senso. Un lavoro che regolarizza e regolamenta in maniera più attuale questa disciplina, e alla luce di quello, proprio per non influenzare l’attività della commissione, ho preferito che la commissione portasse avanti il lavoro e io ho condiviso pienamente l’attività della commissione. Non ci sono elementi che ho coperto o nascosto, perchè tutto si è svolto nella più totale trasparenza. Se avessi ravvisato notizie di reato certe mi sarei prodigato per comunicarlo agli organi competenti”, afferma il Sindaco.

Ma la Alaimo ha incalzato il sindaco: “se lei fa una domanda al dirigente e il dirigente le risponde, perchè la lettera non l’ha data subito alla commissione e non dopo un anno?”.

Il dibattito si è poi incentrato sulla quantificazione della tariffa, con diversi interrogativi posti dai consiglieri comunali alla funzionaria che rappresentava gli uffici, l’architetto Giusi Lacagnina.

“E’ assurdo che da 580 euro passiamo a 145 euro”, ha detto il consigliere di Ncd Failla.

“Ho alcune perplessità – ha detto Salvatore Licata – perchè gli uffici parlano di un ritocco della tariffa, quando invece andando ai numeri, c’è una differenza tra il passato e la proposta di oggi c’è una differenza abnorme. Da 580 euro a 146 euro a metro quadrato. Vorrei capire se stiamo sbagliando adesso o prima?”.

“Oggi mi trovo di fronte a una proposta di delibera che stravolge e mette in discussione il mio voto e quello di trenta consiglieri precedenti”, ha esordito il consigliere Antonio Favata, che era stato delegato a rappresentare il consiglio comunale nel giudizio al Tar e poi al Cga proprio sui ricorsi alla delibera sulle affissioni. “Mi si dica politicamente e con coscienza, quale dovrebbe essere il mio voto oggi? Rinnegare ciò che mi avete fatto votare prima? Ve lo scordate”.

“Se un Giudice mi ha detto che la proposta era corretta – afferma Favata – mi si spieghi perchè oggi questa proposta ritorna in consiglio comunale. Con un’aggravante. La delibera infatti prevedeva che se nessuno si presentava per due volte di seguito era obbligatoria la licitazione privata. C’è un altro difetto da parte dell’ufficio tecnico o da parte dell’assessore. Nel momento in cui queste trattative private non sono state avviate, mi permetta di pensare che qualcosa non ha funzionato. Non possiamo fare atti di ruffianaggine con le ditte, quando io sono stato esposto”.

Sibillino, invece il consigliere CArlo Campione, presidente della quarta commissione.

“Non ci siamo interessati più di tanto della tariffa. Quando l’ufficio ha comunicato, con un’ordinanza alle ditte che molta cartellonistica era abusiva e quindi intimato di levarla, questa ordinanza è stata impugnata al TAR e si è bloccato tutto per un altro anno. Ricordiamoci che c’è un’organizzazione ramificata. Ora che va in perenzione, perchè non si sono più occupati del caso, ci stiamo sbrigando per la tariffa. A giugno il comune è stato condannato dal TAR per i mancati introiti che le ditte non hanno avuto perchè non abbiamo applicato il regolamento. Parliamo di un’organizzazione ben precisa”.

Va detto che la tariffa di 580 euro a metro quadrato era assolutamente fuori mercato. Un prezzo così alto, peraltro, cozza ancor di più con la previsione di una licitazione privata in terza battuta nel caso in cui  le prime due gare fossero andate deserte. E’ molto probabile, infatti, come poi effettivamente avvenuto, che a quel prezzo la gara vada deserta.

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