Adnan Siddique aveva denunciato i suoi assassini, sullo sfondo una storia di caporalato. Il Gip intanto convalida i primi due fermi

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Caporali nelle campagne dell’hinterland nisseno e agrigentino che portano a lavorare connazionali e immigrati per un compenso che a volte non viene saldato del tutto. E’ questo il contesto in cui potrebbe essere maturato l’omicidio di Adnan Siddique, il giovane 32enne pakistano ucciso mercoledì notte al culmine di una sequenza di minacce che sarebbero andate avanti per alcuni mesi. Il contesto si è detto, non il movente.

Adnan, infatti, non era un bracciante. Di lavoro faceva il sarto e il suo appuntamento con la morte potrebbe averlo prenotato inconsapevolmente quando ha deciso di aiutare una persona in difficoltà.

La ricostruzione – non ufficiale – è ancora frammentaria ma pare che la vittima qualche mese fa avesse accompagnato un signore a sporgere denuncia; quest’ultimo non era stato pagato per il lavoro prestato e alla richiesta di chiarimenti sarebbe stato aggredito. Parlando piuttosto bene l’italiano Adnan si era offerto di accompagnarlo, questa la sua colpa. E’ ancora presto per tirare conclusioni e tali circostanze sono al vaglio degli inquirenti. Ciò che al momento viene confermato da fonti investigative è che i soggetti fermati gravitavano a vario titolo nel mondo del caporalato nelle campagne.

Da quel momento Adnan Siddique è stato bersagliato e minacciato ma ha puntualmente denunciato: quattro volte in un periodo che va più o meno da dicembre 2019 a fine febbraio 2020. Forse il lockdown per la pandemia ha rinviato l’incontro fatale fino ad arrivare alla notte di mercoledì 3 giugno con l’ennesima aggressione, questa volta l’ultima, quella mortale. Il movente di tanta violenza potrebbe essere quindi legato all’indisponibilità del 32enne di Lahore a ritirare le denunce presentate.

Il Gip del Tribunale di Caltanissetta ha intanto convalidato i fermi operati dai carabinieri nella notte di mercoledì disponendo per Muhammad Shoaib, 27 anni e Alì Shujaat di 32, la custodia cautelare in carcere. Per il favoreggiatore Muhammad Medi che li aveva ospitati nel suo appartamento a pochi metri dal luogo del delitto, il giudice ha convalidato l’arresto disponendo l’obbligo di firma. Resta in sospeso la posizione degli altri due fermati Muhammed Bilal di 21 anni e Imrad Muhammad Chema di 40, su cui il giudice deciderà a breve. Secondo gli inquirenti tutti e quattro sono entrati nell’appartamento e tutti e quattro sono usciti dopo il delitto. I carabinieri hanno risolto il delitto in 19 ore, adesso le indagini coordinate dal sostituto procuratore Massimo Trifirò stanno provando a far luce sul movente ed il contesto in cui è avvenuto.

Oggi è stata eseguita l’autopsia che ha stabilito che sono stati cinque i fendenti inferti con un coltello lungo 30 centimetri. Uno al costato, quello fatale. Non appena la salma sarà rilasciata, i connazionali del 32enne assassinato faranno in modo di riportarla in patria. Destinazione Lahore, metropoli di 11 milioni di abitanti della regione geografica del Punjab pakistano, dove ad attenderla ci saranno la madre e il fratello. Il prossimo fine settimana è prevista una manifestazione pacifica promossa dalla comunità pakistana per condannare la violenza in ricordo di Adnan Siddique.

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