"Acque pulite", undici autolavaggi sequestrati. Immettevano inquinanti senza autorizzazioni

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Undici autolavaggi sequestrati a Caltanissetta. Sigilli che sono scattati oggi contestualmente all’emissione di 11 avvisi di garanzia per reati ambientali nei confronti dei titolari accusati di aver scaricato acque inquinate nella rete fognaria.
Il Gip di Caltanissetta ha emesso un provvedimento di sequestro preventivo di alcuni impianti che insieme all’atto di indagine è stato notificato ai gestori da parte degli investigatori del Nucleo Ambiente e Sanità della Procura, affiancati dai carabinieri del Nucleo operativo di Caltanissetta e della sezione di polizia giudiziaria del Corpo Forestale. L’indagine “Acque pulite” è nata nel giugno del 2014, dopo il rilevamento di valori altamente inquinanti e tracce di metalli pesanti nelle acque dei torrenti del capoluogo attenzionati per altri motivi dagli investigatori. Così s’è cercato di scoprire l’origine di questo inquinamento.

Secondo l’indagine, la maggior parte degli autolavaggi sequestrati non era in possesso delle autorizzazioni per lo scarico dei reflui industriali, come emerso dagli accertamenti svolti presso l’ufficio tecnico del Comune, alla provincia e negli archivi di Caltaqua. Mentre altri titolari di auto lavaggio – durante le operazioni di pulizia delle auto dei clienti – avrebbero scaricato nel sistema fognario acque sporche contenenti agenti chimici inquinanti come i tensioattivi, superando così i limiti previsti dalle tabelle del decreto ministeriale 152 sulla depurazione. In altri casi, l’utilizzo dei detergenti e il lavaggio di alcune parti meccaniche delle auto avrebbe provocato la fuoriuscita di metalli pesanti che confluivano nelle fogne. Da mesi il pool investigativo che contrasta i reati ambientali ha effettuato – su input della Procura – diverse ispezioni negli autolavaggi finiti nel mirino, affidando agli esperti del servizio Igiene pubblica dell’Asp i prelievi di campioni d’acqua poi esaminati nei laboratori dell’Arpa che hanno riscontrato valori fuorilegge e in contrasto con la normativa ambientale.
L’inchiesta giudiziaria ovviamente ha avuto ripercussioni sulle attività commerciali che la Procura prima e il Gip dopo hanno ritenuto “fuorilegge” e che potranno riaprire dopo aver adeguato gli impianti ai dettami della normativa. Ma in ambienti investigativi confermano che l’inchiesta potrebbe allargarsi e toccare altre stazioni di lavaggio non soltanto del capoluogo.
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