Accordo Crocetta Padoan ha fatto perdere 3 miliardi alla Sicilia. L’accusa del Mpa

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“450 milioni di euro non restituiti dallo Stato per gli anni precedenti e una perdita ‘a regime’ di circa un miliardo di euro annui dal 2014. E’ questo il risultato nefasto dell’accordo sottoscritto dal Governatore Crocetta con il Governo nazionale, con cui il presidente della Regione si è impegnato a rinunciare agli effetti positivi delle sentenze che la Corte Costituzionale ha emesso o emetterà sui ricorsi presentati dalla Regione contro norme nazionali”. A fare i conti è il gruppo del Mpa all’Ars in conferenza stampa, a Palazzo dei Normanni.

“Nel corso degli anni – sostiene il capogruppo del Mpa, Giovanni Di Mauro – sono stati presentati diversi ricorsi dalla Regione per presunte violazioni dello Statuto regionale da parte dello Stato. Di questi ricorsi sono tre quelli già arrivati al giudizio della Corte, che con tre sentenze del 2015, ha riconosciuto la violazione dello Statuto e quindi il diritto della Regione a somme ben più alte di quelle oggi riconosciute dallo Stato”. In particolare, la sentenza 65 “ha annullato un aumento deciso unilateralmente nel 2012 dallo Stato della quota di contribuzione della Sicilia alla finanza pubblica”.

In sostanza questa prima sentenza riconosce alla Sicilia il diritto ad aver restituiti 350 milioni di euro per il passato e una riduzione della quota pagata dalla Sicilia pari a 235 milioni annui. La seconda sentenza ha invece riconosciuto alla Sicilia il diritto al maggiore gettito derivante dalla regionalizzazione della tassa di concessione automobilistica. In questo caso l’importo perso dalla Sicilia è compreso fra 70 e 100 milioni a regime. “Ma la sentenza più clamorosa è senza dubbio quella di dicembre con cui la Corte ha accolto un altro ricorso della Regione relativo alla legge di stabilità del 2014, riconoscendo alla Sicilia il diritto al maggiore gettito derivante dalla lotta all’evasione fiscale”, sottolinea il Mpa. In questo caso, solo per il triennio 2014-2016 e sulla base dei dati del Dpef nazionale, l’importo perso dalla Sicilia è di circa 1,8 miliardi, con una stima certamente per difetto. “Mentre da venti giorni si discute a Roma se ‘concedere’ alla Sicilia una somma di 900 milioni per far quadrare i conti del bilancio regionale – afferma il deputato Toti Lombardo – si scopre che in realtà lo Stato soltanto nell’ultimo anno ha trattenuto indebitamente molto di più e che, per effetto delle sentenze della Suprema Corte dovrebbe restituire alla Sicilia cifra stratosfericamente più alte”. “Ancora più grave, e prova della sudditanza con cui Crocetta si rapporta al governo nazionale – prosegue il deputato – è il fatto che in virtù di quelle sentenze non soltanto la Regione ha diritto alla restituzione di ingenti somme, ma proprio perché quelle sentenze hanno cancellato le norme impugnate, sia lo Stato che la Regione dovrebbero prenderne semplicemente atto, adeguando i propri conti. Né il Governo Renzi né quello Crocetta lo stanno facendo, dimostrando disprezzo per sia per i diritti dei siciliani che per le regole basilari del rapporto fra Istituzioni”.

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