Accesso agli atti negato dall’Ato Cl1. La Giunta comunale: “Motivazioni infondate, ricorreremo al Tar”

545

“Il diniego all’accesso agli atti formulato dall’Ato Ambiente CL1 in risposta alla richiesta avanzata dal Comune di Caltanissetta, appare supportato da motivazioni giuridiche anacronistiche e comunque infondate”. Lo afferma la Giunta municipale di Caltanissetta, a seguito del parere trasmesso dal Segretario generale del Comune, Rossana Manno, al sindaco Giovanni Ruvolo.

L’aspetto privatistico dell’Ato Ambiente CL1, società di capitali interamente a partecipazione pubblica, recede quando il soggetto privato esercita funzioni e servizi di pubblico interesse e soprattutto quando la stessa società è in totale “controllo” pubblico. In relazione all’accesso agli atti l’Ato CL1 in liquidazione “è da considerarsi una pubblica amministrazione”.

Il Decreto legislativo n.175 del 2016, all’articolo 22 definisce i caratteri della “Trasparenza” a cui sono tenute “le società a controllo pubblico” che – si legge – “assicurano il massimo livello di trasparenza sull’uso delle proprie risorse e sui risultati ottenuti, secondo le previsioni del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33”, ovvero consentendo un accesso agli atti diffuso anche da parte dei singoli cittadini.

“Devo dire che ci ha molto sorpreso il diniego all’accesso agli atti opposto dal liquidatore dell’Ato – afferma il sindaco, Giovanni Ruvolo – Credo che il Comune abbia il dovere morale e giuridico di operare tutti i controlli nelle sue partecipate. Il Comune è socio di maggioranza dell’Ato e intende effettuare tutti i controlli possibili nel rispetto dell’autonomia degli organi della società, in una logica di collaborazione. Dev’essere chiaro che l’amministrazione comunale non può accettare tale diniego e se l’Ato non darà corso alla richiesta siamo pronti ad un immediato ricorso al Tar. Gli atti richiesti sono documenti contabili che nulla hanno a che vedere con i verbali d’assemblea e di riconciliazione crediti-debiti di cui ha parlato il liquidatore”

La necessità della “due diligence” all’Ato Ambiente CL1 in liquidazione.

L’unico bilancio approvato, su cui al momento si può fare riferimento e da cui potrebbe sorgere una posizione debitoria del Comune nei confronti dell’Ato, è quello del 2012, dal quale emerge un credito del Comune di circa 1 milione di euro, asseverato dal Collegio dei revisori della stessa società nel 2016.

A fronte di questo credito vi è un debito dell’Ato di 13 milioni di euro nei confronti dei fornitori, speculare ad un pari importo di ruoli Tarsu non riscossi. In regime di Tarsu, a differenza di quanto accade con la Tari che è una tariffa, le quote della tassa rifiuti non riscosse e divenute inesigibili verrebbero coperte dai Comuni. “Ad oggi nessuna dichiarazione di inesigibilità è stata resa. Nel bilancio dell’Ente sono comunque previste prudenzialmente le risorse a copertura di tale eventualità”, ha assicurato il dirigente della direzione Finanze, Claudio Bennardo.

“Numeri alla mano dimostriamo che il Comune non intende cancellare eventuali posizioni debitorie rispetto a situazioni non ancora certificate – afferma il sindaco Ruvolo – ma anche un solo centesimo di denaro pubblico dev’essere speso nella totale chiarezza. Quindi rilancio la richiesta di collaborazione all’Ato affinché il Comune di Caltanissetta possa completare nel più breve tempo la due diligence con i documenti richiesti, per poter comunicare al Consiglio comunale la situazione definitiva e quali eventuali posizioni debitorie andranno affrontate e gestite per chiudere definitivamente l’Ato ambiente CL1, in liquidazione dal lontano 2011”.

Il Comune a partire dal 2013 ha riscosso alcuni ruoli Tarsu riferiti ad annualità precedenti per conto dell’Ato, riversando 512 mila euro nelle casse della società d’ambito in liquidazione. Non è dato sapere quanto l’Ato abbia introitato dagli agenti di riscossione a suo tempo incaricati per i ruoli Tarsu. Di fronte a situazioni d’incertezza è stato deciso di approfondire la natura e l’esatto ammontare del debito Ato con la “due diligence” i cui risultati saranno presentati e discussi in Consiglio comunale.

“A coloro che sottolineano che la due diligence sia stata deliberata soltanto adesso, rispondiamo che la direttiva dell’Assessore al Bilancio per avviare i controlli contabili, è datata marzo 2017, quindi prima dell’approvazione del bilancio di previsione 2017”, afferma ancora il sindaco.

La ricognizione del debito dell’Ato, effettuata in sede di approvazione della delibera n.34 per l’accesso al fondo regionale di rotazione, non costituisce riconoscimento di un debito da parte del Comune. Lo ha spiegato l’avvocato Antonio Campione, che ha seguito l’Ente in un procedimento di dichiarazione di terzo pignorato. “La legge 10 del 2011 ha previsto la possibilità per i Comuni di accedere al fondo di rotazione, partecipando al piano di rientro dei debiti dell’Ato – afferma Campione -. I passaggi previsti dalla norma, però, non si sono realizzati. Il primo era la disponibilità del Comune al piano di rientro, che andava asseverato da parte dell’Ato, quindi l’approvazione del piano, di concerto tra gli assessorati regionali Energia ed Economia, che però non c’è stato. Anche l’Ordinanza del giudice per l’esecuzione riconosce l’esistenza di una condizione. Significa che la stessa ordinanza richiama la condizione che la delibera prevedeva per essere efficace, ovvero l’accesso al fondo di rotazione. La Delibera n.34 del 2014 senza l’avverarsi di quella condizione perde efficacia”.

“Fin quando questo sindaco e questa alleanza saranno in carica – conclude Ruvolo – l’Amministrazione opererà esclusivamente a tutela dell’interesse collettivo e su tale aspetto sono certo di poter collaborare con la parte responsabile del consiglio comunale a cui faccio appello”.

Commenta su Facebook