A San Cataldo apre i battenti il pastificio artigianale etico InSemola

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Il pastificio artigianale etico “InSemola” ha aperto i battenti. “La vera scommessa comincia oggi: l’apertura di un vero esercizio commerciale come InSemola chiude il cerchio della riabilitazione.”, ha spiegato la psicologa Marta Cortese referente del progetto “Mani in Pasta”, finalizzato all’inserimento lavorativo delle persone affette da disabilità psichica, promosso dalla Cooperativa Controluce e sostenuto dalla Fondazione CON IL SUD. “Il nostro compito ora consiste nel far funzionare tutto bene, sostenere i nostri utenti che si affacciano al mondo del lavoro e fare un’ottima pasta”, ha detto Cortesein occasione del taglio del nastro inaugurale che si è tenuto stamattina. “Alla comunità chiediamo di provare la nostra pasta e partecipare a un consumo etico e di qualità”, ha aggiunto. Il pastificio etico, che ha sede a San Cataldoin piazza Crispi 5, sarà una palestra per gli utenti del progetto che potranno cimentarsi nella realizzazione della pasta fresca e al contempo sviluppare le proprie capacità di relazione, un punto di riferimento per la comunità che crede nel consumo critico.

Una meta raggiunta grazie al lavoro sinergico con i partner del progetto “Mani in Pasta”: il Distretto Socio Sanitario 11, il Modulo Dipartimentale di Salute Mentale dell’ASP di Caltanissetta, il Mo.V.I., Slow Food – Condotta di Enna, Trecentosessantagradi A.P.S. “L’obiettivo che oggi abbiamo raggiunto, rappresenta ciò per cui molti psichiatri hanno lottato tutta la vita: la liberazione dei nostri pazienticon gravi patologie psichiatriche mediante l’adeguato supporto lungo il percorso riabilitativo da parte dei servizi psichiatrici, in sinergia con gli altri partner esistenti nel territorio, e qui oggi presenti, la stabilizzazione della patologia, la presa in carico precoce, nonché il non ricorso alla istituzionalizzazione”, ha spiegato Ritalba Mazzè, direttrice del MDSM. “Tutto questo ha reso possibile valorizzare le parti sane dei pazienti, la loro storicizzazione, l’inclusione lavorativa: perché senza inclusione lavorativa non esiste riabilitazione”, ha argomentato la dottoressa. “Questa è l’essenza del pensiero Basagliano quando parlava di deistituzionalizzazione e cioè restituire il paziente in un contesto sociale con gli stessi diritti e doveri di tutti gli esseri umani”, ha argomentato Mazzè. L’obiettivo ambizioso è stato raggiunto grazie a un sinergico lavoro di squadra con le istituzioni come ha sottolineatoSalvatore Sberna, assessore alla politiche sociali del Comune di San Cataldo. “Quando si stringono rapporti sinergici tra attori sociali, istituzionali e amministrazione comunale si riesce sempre a ottenere risultati positivi”. “Con il progetto Mani in Pasta, sposato con entusiasmo dal sindaco Gianpiero Modaffari e dall’amministrazione comunale, siamo riusciti a dare una possibilità di reinserimento nel tessuto sociale a soggetti svantaggiati”, ha detto l’assessore.E sull’importanza del fare rete si è soffermata anche Giuliana Narbone, presidente dell’associazione Trecentosessantagradi che ha curato i corsi di formazione all’autoimprenditorialità destinati agli utenti.“Siamo felici di avere inserito un tassello nel mosaico del progetto attraverso i nostri corsi di formazione imprenditoriale che sono stati più di una nozione economica su come fare impresa, ma soprattutto un percorso che ha aiutato gli utenti a scoprirsi come risorsa per il proprio gruppo di riferimento, a stimolare il desiderio d’indipendenza e a capire verso cosa dirigere lo spirito d’iniziativa”, ha detto Narbone. Luigi Annino, fiduciario Slow Food Enna della sezione di Caltanissetta, è dello stesso avviso. “Come Slow Food Siamo oltremodo contenti e soddisfatti di avere potuto collaborare fattivamente alla realizzazione di un progetto che riteniamo unico nel panorama isolano”, ha detto Annino. Un’esperienza da fare conoscere, una buona pratica da condividere. “Il Mo.Vi avrà una funzione di pubblicizzare il più possibile l’impegno dei ragazzi che stanno fruendo della possibilità di essere attivi. Vogliamo promuovere le attività del progetto per dare un esempio ad altri ragazzi disabili e offrire loro la possibilità di inserimento nel mondo del lavoro”, ha detto Filippo Maritato, presidente del Mo.Vi. “Inoltre, ci preoccuperemo di pubblicizzare il prodotto finito per incentivare al consumo etico”, ha aggiunto Maritato rinnovando l’invito alla comunità di acquistare la pasta prodotta dagli utenti del progetto.

 

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