A processo per truffa, Scalia si dimette da capogruppo PD

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Il Partito Democratico prende atto delle dimissioni da capogruppo in consiglio comunale dell’ingegnere Angelo Scalia. Così in una nota, inviata ad alcuni giornali, il segretario cittadino Ivo Cigna “esprime fiducia nel lavoro della magistratura nella convinzione che l’ing. Scalia saprà chiarire compiutamente la propria posizione”.
Scalia, infatti, dovrà rispondere in giudizio per il reato di truffa mentre la moglie di ricettazione così come richiesto dal Pubblico Ministero Luigi Leghissa che ne ha disposto il giudizio davanti il giudice monocratico Emanuele Bencivinni.
L’ing. Angelo Scalia dovrà rispondere dell’accusa di truffa davanti al giudice monocratico Claudio Emanuele Bencivinni assieme al fratello Pietro, alla moglie Rita Pasqualino Cravotta e l’ex presidente della coop. “Todesca” Gianluca Maria Vitalizio. Secondo l’accusa formulata dal Pm Luigi Leghissa si sarebbe aggiudicato i lavori per la costruzione di una cooperativa di dieci alloggi, ma avrebbe impiegato fondi e materiali destinati a tali uso per costruire la propria villa bifamiliare in via Padre Scuderi.
Accuse che dovranno reggere al vaglio di un giudice dopo una fase investigativa di cui si era a conoscenza da tempo.
La nomina di Scalia a capogruppo creò una frattura in seno al Partito Democratico ad oggi mai del tutto sanata. Adesso si riapre la corsa.

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