Nell’intervista di questa settimana, risponde alle nostre domande il direttivo del Centro di Aiuto alla Vita (CAV) di Caltanissetta. 

Sorto da diversi anni, il Centro di Aiuto alla Vita di Caltanissetta si propone di promuovere e di difendere il diritto alla vita e la dignità di ogni uomo, dal concepimento alla morte naturale, favorendo una cultura dell’accoglienza nei confronti dei più deboli. Come declinate le vostre finalità associative?

Il CAV nasce a Caltanissetta intorno al 1980 ad opera di Milena Siciliano Perdicaro e di Carolina Giambra Assennato per rispondere appunto alla sfida dell’assalto, sempre più organizzato quanto subdolo, nei confronti – in modo particolare – della vita umana nascente. Nasce come opera di sensibilizzazione per ricordare ad un mondo che sembrava dimenticarsene che “abortire è uccidere” anche se una legge ingiusta, la 194, dal 1978 permette, finanzia e organizza la soppressione del bimbo nel seno materno. Ma all’opera culturale si è subito affiancata quella di sostegno alle madri oggettivamente in difficoltà, con supporto umano e psicologico, economico e materiale.

Nel nostro territorio, il vostro gruppo opera per fornire assistenza concreta al fine di accogliere e difendere la vita in tutte le sue espressioni e fasi. Potreste presentare le vostre attività più significative?

Intanto accoglienza e ascolto di chi sembra vivere la difficoltà di una gravidanza; sostegno morale anche con l’ausilio di personale specializzato volontario; sostegno economico con i progetti “Gemma”, quando possibile, dal terzo mese di gravidanza fino al primo anno di vita del bambino. Sostegno alle neomamme per favorire l’allattamento al seno. Collaboriamo con altre realtà cittadine come parrocchie, “mamme in rete” per favorire la presa in carico di famiglie in difficoltà fornendo corredini e sostegno sino ad un anno di vita del bambino o di ragazze madri che intendono partorire in anonimato. E ancora, corsi a singoli e gruppi affinché le donne imparino a conoscere bene se stesse e quindi procedano ad una procreazione responsabile attraverso la regolazione naturale della fertilità. 

Nei prossimi anni, quali caratteristiche assumerà l’impegno del Centro di Aiuto alla Vita di Caltanissetta? 

Il CAV non vuol essere un puro elargitore di beni materiali che per altro non ricevendo finanziamenti pubblici sono limitatissimi. I proventi del sostegno materiale che offriamo vengono principalmente dalla diffusione delle piantine, una volta l’anno davanti quasi tutte le chiese, la prima domenica di febbraio in occasione della Giornata per la Vita. Intendiamo sempre più promuovere una cultura e una mentalità a favore dell’accoglienza alla vita dal suo concepimento, nel seno materno, fino alla morte naturale! Allora solo un’opera di formazione e informazione chiara, là dove ci si permette di intervenire, come nei corsi di preparazione al matrimonio, nelle scuole ect, è il campo di lavoro dei nostri volontari. 

Vogliamo richiamare l’attenzione sulle radici comuni della contraccezione e dell’aborto “come frutti di una medesima pianta” nella lettera enciclica Evangelium vitae  Papa Giovanni Paolo II sottolinea come la connessione “contraccezione – aborto” non sia solo a livello culturale, ma anche tecnico: […] la stretta connessione che, a livello di mentalità, intercorre tra la pratica della contraccezione e quella dell’aborto emerge sempre di più e lo dimostra in modo allarmante anche la messa a punto di preparati chimici, di dispositivi intrauterini  che, distribuiti con la stessa facilità dei contraccettivi, agiscono in realtà come abortivi nei primissimi stadi di sviluppo della vita del nuovo essere umano” . Le donne, le coppie, gli adolescenti hanno il diritto a essere educati: sì, perché anche in questo caso l’educazione è l’unica forma di prevenzione. E per prevenire la diffusione della “contraccezione d’emergenza” è necessario aiutare la donna — e anche l’uomo — a percepire il valore di ogni nuova vita chiamata all’esistenza, a riscoprire il vero significato e valore della sessualità, a comprendere il significato della paternità e della maternità responsabili. Solo questa è la strada. Non si può, infatti, combattere l’aborto con la contraccezione. Questo perché chi ricerca la prevenzione della gravidanza indesiderata con la contraccezione di barriera o ormonale, ricorrerà, in caso di fallimento, all’aborto. Noi vogliamo annunciare a gran voce e anche con la forza delle immagini, lo abbiamo fatto con i camion-vela durante il 2018 e davanti agli ospedali – anche a Caltanissetta pregando e mostrando “chi viene soppresso — come ricordava Papa Giovanni Paolo II nella Evangelium vitae — è un essere umano che si affaccia alla vita, ossia quanto di più innocente in assoluto si possa immaginare: mai potrebbe essere considerato un aggressore, meno che mai un ingiusto aggressore! È debole, inerme, al punto di essere privo anche di quella minima forma di difesa che è costituita dalla forza implorante dei gemiti e del pianto del neonato. È totalmente affidato alla protezione e alle cure di colei che lo porta in grembo”. Pensare di eliminare questa vita è, allora, un altro atto violento. Per la donna potrà essere oltremodo difficile accettare questo bambino che sta crescendo nel suo grembo, figlio anche di chi non ha avuto per lei nessuna pietà: è necessario aiutarla, sostenerla, prendersi cura di lei e del suo bambino. Ha bisogno di sostegno, d’affetto, non di una scatola di pillole! Quando il bambino nascerà, la donna potrà decidere se tenerlo o se fare in modo che altri possano averne cura. Con una grande certezza, però: quella di non aver contribuito a quella follia di distruzione e di morte che in un attimo ha inteso cancellare la sua dignità di donna, il suo mondo, le sue aspirazioni, le sue speranze. A questo proposito una delle nostre volontarie sta portando avanti una iniziativa che darà la possibilità a chi ha perso un bambino volontariamente o involontariamente di portare un fiore o una preghiera presso un “monumento per i Bambini non nati” che sarà posizionato presso il cimitero di San Cataldo. 

Dal peculiare osservatorio del CAV, si può notare come Caltanissetta sia una città ricca tanto di risorse positive operanti in vari settori quanto di emergenze più o meno conosciute dalla comunità. Secondo voi, la politica locale su quali temi dovrebbe concentrare maggiormente la sua attenzione?

La politica locale deve prestare attenzione verso realtà come il CAV non per “scaricare” ad esse qualcuno da aiutare, ma per valorizzare risorse nascoste e deluse dalle chiacchiere. Deve avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Senza timore deve aiutare le madri in difficoltà e le famiglie numerose come fatto trasversalmente ed esemplarmente dal comune di Verona nelle settimane scorse. Deve avere il coraggio di andare controcorrente. Ed oggi difendere il diritto alla vita del nascituro, informare i giovani mostrando immagini, documenti e filmati di come avviene un aborto, del grande trauma per il feto e per la madre, che anche a distanza di anni spesso non ha risolto questo dramma con la sua coscienza. Oggi si parla di calo delle nascite, di problemi di fertilità per le nuove generazioni, allora i punti su cui le politiche locali si devono interrogare sono molteplici e una collaborazioni con le realtà del terzo settore presenti nel territorio è auspicabile.

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