A Delia il dialettologo Vincenzo Nicolò Di Caro presenta la sua “Indagine sullo stato di salute del lessico del dialetto deliano”

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È stato un “Caffè letterario” di altissimo profilo culturale e scientifico quello che si è svolto ieri nel palazzo municipale di Delia, dove Vincenzo Nicolò Di Caro, dialettologo, sintatticista e glottodidatta dell’Università Ca’ Foscari Venezia, ha presentato, in un’aula stracolma di persone, i risultati preliminari della sua “Indagine sullo stato di salute del lessico del dialetto deliano”.

Di Caro è una figura emergente a livello internazionale per le sue ricerche sui dialetti siciliani e sulla didattica delle lingue, che ha presentato in numerosi convegni oltre che in Italia anche a Londra, Cambridge, New York, Vienna, Bucarest e Praga.

Lo studioso, di origine deliana, può vantare oltre alla laurea Magistrale in Scienze del Linguaggio e a un Master in Didattica e Promozione della Lingua e Cultura italiane a Stranieri anche un Dottorato di ricerca in Lingue, Culture e Società Moderne e Scienze del Linguaggio presso l’Università Ca’ Foscari Venezia, dove è cultore della materia e attualmente svolge attività di tutorato online di Linguistica Generale per il corso di Laurea Magistrale in Scienze del Linguaggio.

Ieri il ricercatore di Ca’ Foscari ha posto l’accento sul pochissimo spazio dedicato ai dialetti siciliani nel nostro sistema scolastico.

«A scuola, a qualsiasi livello – ha detto – è in atto un processo d’inibizione e di denigrazione del dialetto siciliano, che inizia già nel periodo della prima scolarizzazione. E questo perché – ha aggiunto – si pensa erroneamente che i dialetti siano una versione corrotta della lingua italiana e quindi in quanto tali da stigmatizzare. Il nostro dialetto è così destinato a subire un’inesorabile e progressiva italianizzazione che priverebbe di fatto i nostri giovani della capacità di gestire due sistemi linguistici diversi, ancorché affini».

Per Di Caro «il rapporto tra una lingua nazionale e uno qualsiasi dei suoi dialetti è già sbilanciato a favore della lingua, poiché questa è l’unico strumento di trasmissione del sapere scientifico e quindi tecnologico».

Tuttavia – spiega – «essere bilingui ci porta a essere cognitivamente più abili, come dimostrano molti studi scientifici di psicolinguistica e di neurolinguistica.»

«E’ allora – si chiede – perchè dobbiamo continuare a scoraggiare, limitare o addirittura proibire l’uso del dialetto, favorendo il monolinguismo, quando in realtà il bilinguismo si traduce in diversi vantaggi cognitivi?

I soggetti bilingui – aggiunge – hanno una maggiore capacità di apprendere altre lingue, una maggiore capacità di problem solving e di multitasking, e anche la capacità di passare più facilmente da un’attività a un’altra. I bambini bilingui, addirittura, hanno una maggiore capacità di concentrazione in un ambiente rumoroso.

Alcune ricerche scientifiche dimostrano che “il bilinguismo influisce pure sulla demenza con più efficacia di qualunque farmaco disponibile attualmente” e che “l’Alzheimer e la demenza vascolare insorgono in media cinque anni dopo in un soggetto bilingue. Da parte loro i ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e dell’Università Vita-Salute San Raffaele “hanno identificato le basi neurologiche grazie a cui il cervello delle persone bilingui è in grado di compensare i danni causati della malattia di Alzheimer”. (1)

Sono questi dei motivi allarmanti che da soli basterebbero – ha infine spiegato Di Caro – come sia giunto il momento di <<invertire la rotta attuale per cominciare a pensare al nostro dialetto, costantemente minacciato dal potere ‘livellante’ dell’italiano, come a una risorsa invece che a qualcosa di cui vergognarsi».

All’incontro erano presenti il sindaco Gianfilippo Bancheri, che ha portato i saluti istituzionali, la sindaca di Sommatino Elisa Carbone, l’assessora alla Cultura Piera Alaimo, il vice sindaco Calogero Lo Porto, l’assessore all’Agricoltura Antonio Gallo, e la responsabile della biblioteca comunale Giusi Leone che è intervenuta al dibattito.

I commenti musicali, proposti dal cantautore Helios, accompagnato per l’occasione da Davide Leone alle percussioni, hanno riguardato una selezione di brani in diversi dialetti siciliani.

 

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