A Caltanissetta i rincari più alti d’Italia per l’acquisto di generi alimentari

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Caltanissetta con l’aumento del 4,2 percento è la città d’Italia che fa segnare il maggior rincaro del prezzo del cibo. È quanto emerge da uno studio di Uncem, Unione nazionale consumatori, che ha stilato la classifica completa delle città con i maggiori rincari o ribassi, sulla base dell’inflazione media rilevata dall’Istat. Le città con più rincari: Caltanissetta per il cibo (+4,2%), Cosenza per visite mediche (+5,1%), Messina per assistenza sociale (+4,6%), Palermo per tariffe amministrative (+18,6%). I ribassi maggiori: Venezia per alberghi (-10,4%), Livorno per assistenza sociale (-5,4%), Genova per acqua e rifiuti (-12%).

“L’Italia non è tutta uguale. La deflazione più alta in alcune città d’arte, ad esempio, dipende certo dal crollo dei turisti – commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori -. I rialzi più rilevanti, invece, sono spesso dipesi dai diversi effetti che il lockdown e la ridotta mobilità dei consumatori ha prodotto in quel territorio per via della minore concorrenza. Laddove le famiglie avevano scarse possibilità di scelta – continua – i prezzi sono saliti in modo più marcato. Quando invece, pur non potendo uscire dalla città, avevano a disposizione alternative, potendo scegliere tra più forme distributive, ipermercati, supermercati, discount, negozi di vicinato, mercati, i rincari sono stati più contenuti e le speculazioni non sono state possibili”.

A fronte di un Paese in deflazione, -0,2%, alcune città registrano aumenti considerevoli su alcuni gruppi di prodotti, con notevoli disparità territoriali. Il capoluogo che nel 2020 ha il maggiore rialzo per quanto riguarda i prodotti alimentari è Caltanissetta con un’inflazione pari a +4,2%, al secondo posto Trieste, Grosseto e Trapani (tutte a +3,1%), poi Perugia con +2,9%. Dall’altra parte della classifica Parma, unica città in deflazione, -0,1%, poi Siena con +0,1% e al terzo posto Macerata, +0,3%. La media italiana è +1,5%, pari ad un incremento della spesa alimentare, senza bevande, di 77 euro per una famiglia tipo. Tra le grandi metropoli si segnala Genova, in 7° posizione con +2,6% e, sull’altro fronte, Milano, 4° tra le migliori con +0,5%, un terzo del dato italiano.

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