A Caltanissetta gli studenti manifestano per il #fridayforfuture. Italia Nostra: “Ecco le emergenze della nostra provincia”

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Oggi, venerdì 27 settembre 2019, abbiamo vissuto una giornata bellissima, piena di luce e di colore. Di passione e di condivisione. Una giornata all’insegna dell’impegno. Una giornata importante con gli alunni e gli studenti delle scuole nissene, con i docenti, le insegnanti, con le organizzazioni sindacali, con le associazioni culturali e ambientaliste, con i rappresentanti delle pubbliche istituzioni (il Sindaco, il Prefetto). Qui, a Caltanissetta, in occasione della Terza giornata mondiale dedicata al cambiamento climatico dal movimento di Greta Thunberg – #fridayforfuture. Qui, come in tante altre città del mondo a noi contemporaneo. I profeti sono imprevedibili (e persino assai irritanti, per taluni) e sono capaci di cogliere ed esprimere con straordinaria efficacia un bisogno, un’istanza collettiva. Di certo la piccola, grande Greta ha saputo “sedurre” il sistema globale dei mass media. Però, quando penso a Greta Thunberg non riesco a considerarla una “ambientalista”. Questo termine è assolutamente fuorviante: lascia intendere che l’ambiente, l’ecologia possano essere temi, questioni che riguardano una parte dei cittadini. Non è affatto così: l’ambiente, l’ecologia riguardano tutti. L’ecologia non è una corrente di pensiero, ma la consapevolezza e la responsabilità delle nostre scelte, delle nostre azioni. Ecco: la piccola grande Greta ha fatto luce su questo equivoco, con nettezza, senza ambiguità e compromessi, conducendoci fuori dal piccolo cortile nel quale pensiamo di abitare, vivere. Facendoci vedere il pericolo, il baratro che abbiamo spalancato davanti a noi. C’è chi intende questa
luce come un fastidioso rimprovero: essa è, invece, un’esortazione a scegliere, a cambiare rotta prima che sia troppo tardi. Un’esortazione, un invito ad abitare, consapevolmente, amorevolmente, il Pianeta Terra. La nostra provincia, la provincia di Caltanissetta, ha diverse emergenze ambientali: prima fra tutte l’incombente processo di “desertificazione”, che riguarda l’intero territorio. Come sappiamo, i boschi siciliani, a partire dal VII secolo avanti Cristo, prima con i Greci, successivamente con i Romani, soprattutto nella parte centro-meridionale, sono stati espiantati per poter realizzare vaste coltivazioni di grano. Oggi, l’abbandono delle campagne, le monoculture, le serre, incontrollati processi di urbanizzazione, il cambiamento
climatico in atto aggravano inesorabilmente questo processo. Nella zona sud della provincia non posso non evidenziare la difficile bonifica e la riconversione del polo petrolchimico di Gela: un mega impianto industriale, sorto nei primi anni Sessanta, che ha devastato un territorio bellissimo a vocazione agricola e con grandi potenzialità turistiche. Oggi, il processo di bonifica e di riconversione in chiave “green” del territorio gelese procedono molto lentamente, troppo lentamente, tra ambiguità e contraddizioni. Una questione rilevantissima che, a parere di chi scrive, non gode della dovuta attenzione da parte
delle forze politiche e delle istituzioni. Nella zona nord della provincia, inoltre, riscontriamo un numero allarmante di malattie
tumorali. Non pochi attribuiscono tale fenomeno alle scorie radioattive che sarebbero state stoccate – scriteriatamente, illegalmente – nelle ex miniere di zolfo e di sale e nelle cave abbandonate. Abbiamo presentato diversi esposti alle Procure della Repubblica competenti ma ad oggi non siamo riusciti a conoscere la realtà dei fatti, lo stato delle cose. Proprio in questi giorni un gruppo di giovani del Vallone sta eseguendo dei rilevamenti tecnici (con rilevatori Geiger) per verificare i livelli di radioattività nei pressi di tali miniere e cave. Nell’intero territorio provinciale, comunque, assai rilevante è la presenza
dell’amianto. E non dimentichiamo l’inquinamento elettromagnetico. Il cibo poco sano. Gli stili di vita impropri. Di certo il tema della bonifica dell’area centrale della Sicilia deve essere posto in evidenza nell’agenda di governo, analogamente ai SIN (Siti di Interesse Nazionale) dei petrolchimici siciliani. Al di là delle speranze che provengono dall’attuale governo nazionale, da noi debole, debolissima è la politica. Assai mediocre la capacità di controllo del territorio. Scarsa la capacità di programmare e
progettare, di gestire la complessità. Di offrire risposte efficaci ed efficienti al territorio. La nostra classe politica, la nostra classe dirigente appaiono inadeguate. Spesso ambigue, paramafiose. Se non addirittura colluse con la mafia. Ecco: la nostra terra, pur avendo risorse umane e ambientali straordinarie non riesce ad uscire dalla “crisi”. “Ecologia” deriva dal greco òikos e significa “casa”, “dimora”, ma anche da logos, “parola”, “discorso”. Ma significa anche “rapporto”, “relazione”. Dunque, la parola ecologia si mostra in prospettiva e rivela una visione che va ben oltre i limiti del nostro cortile domestico: la gestione corretta, sostenibile, delle risorse e delle relazioni nell’ambito dei propri spazi, dell’ambiente. Quegli spazi che coincidono con l’intero pianeta Terra: casa, dimora di tutti gli esseri umani. Una visione, questa, che non può che essere complessiva, plurale
e inclusiva.

Leandro Janni – Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia

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