8 marzo funesto. Donna muore di stenti alla Provvidenza. Non era in carico ai servizi sociali.

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Stazzone la casa dell' aggreditoNonostante tutti gli strumenti messi in campo per conoscere, prima ancora che intervenire, le situazioni di maggiore disagio, familiare, sociale, economico, igienico sanitario, accade che ci siano persone che vivono uno stato di tale disagio e abbandono da farle rimanere invisibili alle istituzioni e finanche alla comunità a cui appartengono. E’ questo, in sintesi, il pensiero che abbiamo raccolto durante una conversazione con l’assessore alla solidarietà sociale, Giuseppe Firrone, in relazione alla morte di una donna di 40 anni, F.M. le sue iniziali, deceduta dopo un breve ricovero in ospedale dove era arrivata ormai in fin di vita per via degli stenti.

In pratica la quarantenne è morta di fame e di freddo e più in generale di stenti, ovvero un mix di cause che i medici del sant’Elia hanno accertato. Prima del ricovero, venerdì al nosocomio nisseno, la donna era rimasta per giorni dentro un monolocale angusto del rione Provvidenza, con due gatti e un cane.

E’ stato proprio il cane, abbaiando, ad attirare l’attenzione dei vicini che infine hanno chiamato i soccorsi.

F.M., però, non era una vagabonda, ma una mamma e una figlia allo stesso tempo. In altre parole ha una famiglia. Storie di disagio e solitudine, di abbandono voluto o subito, forse accompagnato da una sofferenza anche dell’anima.

L’assessore Giuseppe Firrone ha attivato la squadra di operatrici socio assistenziali del comune per verificare chi prenderà in carico della famiglia i funerali e la sepoltura della donna che altrimenti sarà curata dal comune. L’assessorato ha istituito un’anagrafe dei bisognosi del capoluogo, un progetto fortemente voluto dalla nuova gestione dell’assessore Firrone. Sono ben 1.800 gli iscritti per un totale di oltre 400 famiglie e come dimostra il caso della morte di una donna nel giorno della festa delle donne, questi numeri, nonostante siano immensi per una piccola città, non rappresentano neanche la totalità del disagio che spesso si nasconde, ha paura di mergere, di essere giudicato, o semplicemente ha smesso di sperare.

Ad ogni modo F. M. non faceva parte dell’anagrafe e negli ultimi due anni non aveva mai richiesto un sussidio ai servizi sociali. Il suo nome compare in una richiesta, accordata dal comune, che risale a molti anni addietro. Da allora la donna è rimasta nell’ombra. Con una figlia che abita lontano e una madre in città che abita in un’altra casa.

Neanche gli assistenti sociali del comune, che hanno in carico alcune zone in cui è stato suddiviso il centro storico per meglio monitorare i casi di disagio, avevano ricevuto segnalazioni riguardo questo caso di estremo disagio e neanche i vicini avevano segnalato qualcosa alle operatrici.

Insomma F.M. è vissuta, negli ultimi anni, così come è morta, da invisibile.

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