Aziende italiane… ma con uno sguardo all’estero! I vini siciliani conquistano gli esperti

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L’Italia ha un patrimonio culturale e artistico che potrebbe tranquillamente vivere di vita propria, purtroppo le pessime amministrazioni che si sono succedute nel corso degli anni hanno portato la nostra terra a non essere curata e valorizzata come avrebbe meritato, soprattutto il Sud Italia. La pressione fiscale italiana è a livelli davvero altissimi ed è molto difficile portare avanti un’attività, qualunque essa sia, operando solo nel nostro Paese. Esistono delle realtà che riescono ad imporsi sul mercato e a conquistare il successo, ma sono poche e la maggior parte di loro ha trovato il modo di affacciarsi anche al mercato estero.

Da pochi giorni si è concluso il Collisioni Festival, (Fonte immagine: © Regione Sicilia) un evento agro rock che si è svolto a Barolo, in provincia di Cuneo, tra le montagne piemontesi, un appuntamento tutto italiano per quando riguarda organizzazione e aziende, ma che è anche un’ottima vetrina dato che ogni anno partecipano anche sommelier, giornalisti e buyer del settore food e wine provenienti da ogni parte del mondo come Stati Uniti, Canada, Sud Africa, Svizzera, Cina, Francia, Italia ed Emirati Arabi, tutte persone interessate a conoscere l’eccellenza italiana del settore vini.

A conquistare i palati degli esperti del settore, provenienti da vari paesi del mondo, sono stati in particolare i vini siciliani e quelli lucani, un riscatto per quel Sud troppo spesso isolato e dimenticato che deve faticare il doppio per reggere alla concorrenza. Il Consorzio di tutela vini Doc Sicilia ha proposto agli esperti una degustazione tecnica a base di Grillo e Nero D’Avola, di otto etichette diverse, 4 vini bianchi e 4 rossi. Grande successo anche per i vini prodotti in Basilicata, le etichette proposte dall’Enoteca regionale lucana sono state 25 provenienti da altrettante aziende che operano sul territorio e cercano di portare avanti l’eccellenza.

Può sembrare paradossale ma molte aziende vinicole si muovono meglio all’Estero che sul proprio territorio, il fatturato derivante da accordi con buyer d’oltre oceano fa la differenza e permette ai produttori di continuare a lavorare, portando avanti il proprio prodotto. Se le aziende strettamente legate al territorio devono trovare dei compressi, ce ne sono tante altre che, libere da vincoli territoriali, preferiscono fare le valigie e partire per altri paesi, posti in cui il mercato è più attivo e lungimirante e in cui la pressione fiscale è un po’ meno rigida. Un esempio ci arriva dalla startup italiana FaceIt che pur essendo stata progettata da tre ragazzi italiani opera in Inghilterra e ha già ricevuto dei finanziamenti importanti per ampliare il proprio prodotto. Facelt si occupa dello sviluppo e della progettazione di giochi online in modalità multiplayer, in pratica i giocatori possono sfidarsi e competere tra loro per aggiudicarsi dei premi, sia reali che virtuali. Menti brillanti e visionarie 100% Made in Italy ma di cui usufruirà il Regno Unito che ha creduto in loro e gli ha permesso di crescere ed affermarsi.

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