Magistratura, Pignatone scettico sugli uomini soli al comando. Mafia Capitale: “Prime sentenze ci danno ragione”

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Strumenti affilati, quelli a disposizione dei magistrati inquirenti. Strumenti come intercettazioni telefoniche e ambientali e ricostruzione di tabulati telefonici “che squadernano la vita delle persone” e che devono dunque essere utilizzati quando necessari, per reati di una certa importanza, che lo richiedono.

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Cardinale e Pignatone

E’ il pensiero espresso dal Procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, durante l’incontro organizzato dall’Anm di Caltanissetta “Obiettivi possibili delle indagini nel processo e…nella società”, per i “Dialoghi con la magistratura”.

Un incontro con Pignatone e l’ex presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Francesco Forgione, aperto dal presidente dell’Anm, Fernando Asaro e con la partecipazione del Procuratore Generale, Sergio Lari e del presidente della Corte d’Appello, Salvatore Cardinale. Presenti anche diversi studenti che hanno posto domande al magistrato.

Pignatone ha sottolineato l’importanza del lavoro di squadra nelle Procure, mostrandosi scettico nei confronti degli uomini soli al comando. Un eccessivo attivismo dei Procuratori sui media rischia di trasformare impropriamente la funzione giudiziaria in funzione etica o morale. Il Pubblico Ministero, è stato detto parafrasando Giovanni Falcone, dovrebbe attenersi ai mezzi di prova a disposizione e soltanto se questi consentono ragionevolmente di sostenere un Processo, chiedere il rinvio a giudizio. Altrimenti il rischio è che anche il legittimo convincimento di colpevolezza su di un soggetto, non supportato da elementi probatori, produca comunque la “morte civile” dell’indagato, indipendentemente da come poi il processo vada a finire, facendo finire fuori binario la funzione delle indagini.IMG_2705

Prima Lari e poi Pignatone hanno richiamato le parole di Giovanni Falcone e la vicenda che vide il magistrato palermitano nel 1991 davanti al Csm per non aver indagato per mafia Salvo Lima.

Falcone venne accusato da Leoluca Olrando di “tenere nei cassetti” le indagini su Lima. «Per­se­guire qualcuno per un delitto sen­za disporre di elementi irrefutabili a sostegno della sua colpevolezza si­gnifica fare un pessimo servizio», aveva detto invece Falcone.

Lari ha sottolineato come il PM non abbia strumenti di difesa rispetto ai pregiudizi che si formano nella stampa e nell’opinione pubblica, circa le indagini espletate. Se ad esempio nelle indagini per le Stragi di Capaci e via D’Amelio la Procura di Caltanissetta ha ristabilito la verità acclarando il coinvolgimento della famiglia mafiosa di Brancaccio, questo non è stato sufficiente a chi pretendeva una narrazione che coinvolgesse anche i mandanti occulti.

Il PM non ha strumenti di difesa perchè non può certo svelare eventuali ulteriori sviluppi investigativi, né difendere sulla stampa le proprie indagini attualmente al vaglio di una Corte.

Pignatone, nisseno di origine, da procuratore di Roma è stato a capo delle indagini su Mafia Capitale ed oggi rappresenta l’accusa al processo contro Carminati e soci. Una definizione “fortunata”, quella di “Mafia Capitale”, a cui corrisponde un’impostazione investigativa del tutto innovativa, che ha scosso i Palazzi romani e creato divisioni. L’applicazione del reato di “Associazione mafiosa” anche in contesti dove non vi è una strutturazione mafiosa classica, come ad esempio Cosa nostra in Sicilia.

“Noi aspettiamo le sentenze. Quelle che ci sono state in fase cautelare, e i primi verdetti con il rito abbreviato, hanno riconosciuto la fondatezza dell’impostazione accusatoria, vediamo il resto”, ha detto Pignatone.

Per Francesco Forgione, ai tempi della presidenza della commissione parlamentare antimafia dal 2006 al 2008, deputato di Rifondazione comunista, “I giovani hanno una funzione fondamentale”. “Abbiamo bisogno di coscienze libere e di una cultura delle legalità non più urlata e declamata, e che non si faccia guidare da pezzi della magistratura e del mondo dell’informazione”, ha detto Forgione . “Un rapporto tra politica, magistratura e informazione che deve essere di relazioni normali. Dobbiamo dare il sostengo alla magistratura per la sua azione, rivendicando per essa indipendenza e autonomia. Ma la magistratura dev’essere terza, non abbiamo bisogno di giudici Etici, ma una magistratura terza e che sia percepita come tale. Se facciamo questo sarà più forte la magistratura e la politica potrà recuperare autonomia e ritrovare il suo primato. Che significa che la politica deve arrivare prima della magistratura, dividendo la responsabilità politica da quella penale”.

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